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Una pagina di Resistenza spezzina: si fa la guerra, ma per ottenere una pace duratura

A cura di Maria Cristina Mirabello

Nel corso delle ricerche che mi hanno portato alla stesura del libro sul Battaglione garibaldino “Melchiorre Vanni”1, ho trovato numerosi documenti d’epoca che, argomentando, spesso con accenti di bellica fierezza, le ragioni della scelta resistenziale alla base della guerra contro tedeschi e fascisti, mantenevano però lo sguardo fisso sulla pace, una vera e propria bussola di orientamento per il futuro.

Basti pensare all’inno scritto da Giuseppe Fasoli2 in occasione della morte in combattimento (4 marzo 1945, Pieve di Zignago, La Spezia) di Astorre Tanca3, Comandante del Battaglione “Vanni” e Medaglia d’argento al V.M. alla memoria4.

Il testo mi è stato consegnato da Paola e Sandra Mocchi, figlie di Franco Mocchi “Paolo”, Commissario Politico5 del Battaglione, in occasione di un colloquio preparatorio al libro.

Astorre Tanca (Archivio ISRSP)

L’inno, composto al momento della morte di Astorre, fu cantato, come è scritto nella Nota6 che in questo articolo lo correda, quando, in Piazza Verdi, il 25 aprile 1945, i partigiani del Battaglione “Vanni” scesero finalmente alla Spezia. Ciò successe dopo la battaglia, vinta il giorno prima, insieme ad altre formazioni della IV Zona Operativa, a San Benedetto (Riccò del Golfo), contro una residuale ma agguerrita guarnigione tedesca, che non aveva voluto arrendersi7. Poi, probabilmente, la memoria del canto venne meno, fino al 1988, quando Franco Mocchi ne sollecitò la pubblicazione.

La copia, che, insieme alla Nota8, ho avuto grazie a Paola e Sandra Mocchi, fu inoltre sicuramente distribuita nell’ottobre 1996, durante una cerimonia tenuta al Passo del Rastrello, dove si trova, frutto del coordinamento di tre province (La Spezia, Massa Carrara e Parma), un impianto monumentale dedicato alla Resistenza9.

Senza commentare in modo analitico il testo, di evidente eco manzoniano-carducciana, mi limito a segnalare le ultime righe della strofe 6: “giammai più le armi prepari alla guerra, /la Pace risplenda e la libertà”. La strofe 6 è, chiaramente, in una posizione strategica, perché prepara il culmine della finale strofe 7, in cui l’uso delle maiuscole nel caso di “ITALIA SIA UNITA” (penultima riga) e “VOLONTARI DELLA LIBERTÀ” (ultima riga), sintetizza la coloritura della lotta, improntata alla libertà e volta ad un’Italia anche idealmente unita, dopo tanto soffrire e combattere.

D’altra parte, proprio tale finalità è stata recepita, in tutto il suo portato, nei principi fondamentali della Costituzione italiana, nata dalla Resistenza10.


Note

1 “Storia del Battaglione garibaldino ‘Melchiorre Vanni’. IV Zona Operativa”, Edizioni Giacché, La Spezia, 2025.

2 Giuseppe Fasoli (1919-2013), partigiano del Battaglione “Vanni”, laureato in Giurisprudenza, esponente politico del PCI nel Dopoguerra, più volte Deputato al Parlamento, nonché, per un periodo, Presidente ISR-La Spezia. V. anche una sua intervista.

3 Un intero Capitolo del libro sul Battaglione è dedicato ai drammatici fatti del 4 marzo 1945. La figura di Astorre Tanca, che guidò la salita al Monte Gottero dei suoi uomini, nell’ambito del più grande rastrellamento nazifascista in IV Zona Operativa, il 20 gennaio 1945, ricorre in numerosi passi della pubblicazione. Per una sintesi della biografia di Tanca, v. anche.

4 Per le giornate della Liberazione, v. “80° anniversario di una giornata particolare: 25 aprile 1945 alla Spezia”, a cura di Patrizia Gallotti e Maria Cristina Mirabello.

5 La figura di Franco Mocchi (1924-1994), diventato, nel dicembre 1944, giovanissimo, Commissario Politico del Battaglione “Vanni” e rimasto in tale funzione fino alla Liberazione, è ritrovabile in molti passi del libro dedicato alla storia del Battaglione.

6 La data e il luogo della cerimonia (ottobre 1996) sono sicuramente desumibili dai documenti che pubblichiamo. Va segnalato che nella Nota c’è un errore di data riguardo alla discesa dei partigiani alla Spezia. La discesa, infatti, avvenne il 25 aprile 1945 (e non, come si legge nella Nota, il 23 aprile).

7 La battaglia, combattuta da reparti garibaldini, si svolse sotto la guida di Mario Fontana, Comandante della IV Zona Operativa. Il Battaglione “Vanni”, dopo il 4 marzo 1945, era comandato da Eugenio Lenzi “Primula Rossa” (1917-1985), cui, nel libro sul Battaglione, sono dedicati numerosi passi.

8 La Nota, in cui c’è un cenno temporale alla concessione della Medaglia d’oro per attività partigiana alla provincia della Spezia (il Decreto del Presidente della Repubblica è del 12 aprile 1996), è contemporanea alla cerimonia del Rastrello.

9 Non a caso il titolo dell’Inno è “Voci dal Sacrario”, con riferimento al Sacrario che sorge appunto al Passo del Rastrello. Per l’impianto monumentale, v..

10 Art. 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

L’inno a Astorre Tanca

Voci dal Sacrario

Dai borghi, dai campi, dalle arse officine
ci unimmo nel nome d’Italia frementi
e le armi impugnammo nel giorno credenti
che la lotta ci desse la libertà.

E fummo legati ad un’unica sorte,
un’unica fede ci rese fratelli:
al giogo fascista noi fummo ribelli
per amor di giustizia e di Libertà.

Non certo fratello fu chi in casa ci pose
l’antico nemico: sì, quel di Legnano
sì, quel delle Cinque Giornate a Milano:
insieme ci tolsero la libertà.

Dicevano amore, spargevano odio;
gridavano patria, pensavano all’oro:
fu abuso, fu legge sfruttare il lavoro,
al probo operaio negar libertà.

Le case, gli averi: avean tutto distrutto;
i figli migliori gettati in catene.
Ma il popolo insorse, si oppose alle pene,
insorse e riprese la sua libertà.

Tornata è or la legge a difendere il giusto:
comune lavoro rinnova la terra:
giammai più le armi prepari alla guerra,
la Pace risplenda e la libertà!

Fu meglio la morte che il vile servaggio!
Non tregua né patti col truce oppressore
ITALIA SIA UNITA! È il grido d’onore
dei VOLONTARI della LIBERTÀ!

Giuseppe Fasoli
Passo del Rastrello – Sacrario Partigiano
Ottobre 1996
Nota all’inno

Questo inno fu dedicato alla memoria di Astorre Tanca, l’eroico comandante della Brigata “Vanni”, morto eroicamente in combattimento il 3 Marzo 1945 a Pieve di Zignago, quando l’autore, Giuseppe Fasoli, si era recato a Sasseta di Zignago per la sepoltura di Astorre, incaricato di restare sempre vicino alla madre di Lui – Armida – ed alla nipote Ordisia che la accompagnava.

L’inno venne subito insegnato ai partigiani garibaldini nella chiesetta di Imara ed essi poi lo cantarono come INNO DEI VOLONTARI DELLA LIBERTÀ durante la discesa alla Spezia il 23 Aprile 1945 e dopo, nelle manifestazioni che si susseguivano.

Nel 1988 Franco Mocchi, il commissario “Paolo”, proprio della Brigata “Vanni”, ne sollecitò la pubblicazione e ciò fu fatto. Oggi vivono ancora altri partigiani che ricordano bene che l’inno risuonò nei giorni della Liberazione anche in Piazza Verdi.

Nel momento in cui viene conferita la Medaglia d’Oro al V.M. alla Provincia della Spezia si trova opportuno farlo conoscere più ampiamente, con l’animo più sereno.

I tempi sono mutati. Ma i fatti storici non si possono dimenticare. Lo scontro politico oggi in Italia fortunatamente non più resta cruento come nel 1943-45. L’indignazione provata dopo le fucilazioni e le deportazioni del Novembre-Dicembre 1944, dopo i tanti morti nel rastrellamento del Gennaio 1945, le esecuzioni di Vezzano, Chiappa, Follo del Febbraio 1945, è stata giustamente superata.

La pacificazione è da considerare come onoranza ai Caduti. È quindi proprio dai Caduti che si deve ascoltare l’esortazione che gli Italiani si sentano uniti nel volere e costruire una Patria libera e sempre più giusta.

Pieve di Zignago, anni Cinquanta del Novecento (Collezione Zodda)