Tra Torino e La Spezia, dalla guerra alla libertà: il racconto di Caterina Cossale

A cura di Annalisa Coviello

Una “patriota” è stata anche Caterina Cossale, moglie del senatore democristiano Ettore Spora e candidata del PCI alle prime elezioni amministrative che si sono tenute alla Spezia il 24 novembre 1946.

La testimonianza di Caterina, torinese di origine, risulta significativa perché il suo “raggio d’azione” ha oscillato tra La Spezia e il capoluogo piemontese, che era, logicamente, abbastanza “monarchico”, in quanto culla stessa della famiglia Savoia.

“Sì, devo dire che parecchie donne che ho conosciuto erano a favore del re”, ricorda la signora Caterina.

“Tant’è che mi chiedevano se dovevano votare per il re o per la regina”, dice, alludendo al fatto che nella scheda elettorale dell’epoca, peraltro non particolarmente facile, era raffigurato, da un lato, l’emblema di casa Savoia, lo stesso che si trovava sulla bandiera e che, quindi, si tendeva a identificare con l’Italia, e dall’altro una figura di donna stilizzata, più o meno come quella che c’era sulle vecchie cento lire, che rappresentava, invece, la repubblica. “E io dicevo a tutte: votate la regina”, asserisce, ancora soddisfatta della sua piccola “trappola” …

“Mio marito, almeno in un primo tempo, non era particolarmente a favore della repubblica, perché aveva una venerazione soprattutto per il principe Umberto. Peraltro, avendo combattuto principalmente in Africa, non aveva visto e soprattutto subìto le tragedie dell’8 settembre. Ma io no. Per i reali, non ho mai avuto molta simpatia.

“Una volta ricordo che la principessa Maria Josè venne in visita alla mia scuola, a Torino, e aveva uno sguardo duro, cattivo, che mi è rimasto sempre in mente”. Ma, soprattutto, a Caterina sono rimasti ancora in mente gli orrori della guerra.

“Durante la Resistenza, facevo la staffetta partigiana. Perché? Un giorno, mi ero affacciata sul Po. Il fiume trasportava strane cose. Guardando meglio, ho scoperto, con raccapriccio, che erano cadaveri, italiani uccisi dai tedeschi oppure dai fascisti. Così, pur essendo giovane, ho deciso di impegnarmi e di dare il mio piccolo contributo per cambiare le cose. Peraltro, anche in casa siamo sempre stati antifascisti, avevo un nonno addirittura mazziniano, quindi sapevo cosa volesse dire la repubblica e cercavo di spiegarlo anche alle altre donne. Per un certo periodo, ho anche militato nel Partito Comunista. Mio marito non condivideva le mie idee politiche, ma non ha mai criticato o disapprovato il mio impegno.

“L’8 settembre ce l’ho ancora davanti agli occhi, come se fosse adesso. Stavo andando in treno da Spezia a Torino, era pieno di marinai che scappavano, molti mi hanno dato gli indirizzi, affinché potessi avvisare le loro famiglie. Poi, ad Alessandria, sono saliti i tedeschi. Devo riconoscere che alcuni di loro mi facevano pena, erano spaesati, si vedeva che non sapevano bene che pesci pigliare. Ecco, è questo tradimento che non ho perdonato alla monarchia e che mi ha spinto con più convinzione a votare repubblica. Questo, così come le tante cose taciute. Ad esempio, sull’andamento della guerra. Mio marito ha combattuto a El Alamein e, secondo le fonti di informazione ufficiali, noi in Africa stavamo collezionando vittorie su vittorie…”

Proprio di recente, Aldo Cazzullo ha dedicato una puntata del suo programma Una giornata particolare a quella battaglia. Che rappresenta un esempio tipico di “informazione falsata” messa in atto dal regime. E purtroppo non solo questo… 17mila sono stati i ragazzi italiani caduti nelle sabbie del deserto, con equipaggiamento inadatto, poche armi pesanti, solo tanto coraggio. La battaglia di El Alamein, nella storiografia italiana, rappresenta un capitolo particolare, una sconfitta in cui però le truppe italiane hanno brillato per coraggio e capacità di resistenza. C’è anche un film abbastanza recente, del 2002, oltre a quelli più “storici”: El Alamein – La linea del fuoco, diretto da Enzo Monteleone e interpretato, fra gli altri, da Pierfrancesco Favino.

Rende ancora più tragico il tutto sapere che, come è successo a Caterina Cossale, la verità su quella battaglia, come sulla guerra, peraltro, è stata conosciuta solo con il ritorno dei reduci… o una volta finito tutto.

“Il voto alle donne per me è stato un fatto quasi naturale”, asserisce Caterina. “Anche perché, salvo i casi cui accennavo prima, in genere eravamo preparate. Ricordo ancora che Spezia era tappezzata di manifesti, in via Chiodo coprivano completamente le arcate dei portici. In quasi tutte le case si discuteva a lungo. È vero, le donne, magari, prima erano tradizionaliste e affezionate alla monarchia, ma con tutto quello che era successo, hanno fatto presto a cambiare idea. Il re, ormai, era visto come un pericolo, di cui occorreva disfarsi. Senza alcun rimpianto.”

Tratto da:

Anna Valle, Annalisa Coviello- Anch’io ho votato Repubblica-Le donne spezzine e la conquista del voto. Storia, immagini e testimonianze di un’epoca, Edizioni Giacché, 2008

Biblio/Sitografia

https://partigianiditalia.cultura.gov.it/partigiani-rest-api/v1.4/media/LI038_0101_0001.jpg?key=1bd0a5e8c81ef860f97452bc2aa17f03&ip=95.233.187.247

https://www.isrlaspezia.it/wp-content/uploads/2018/11/061_Partigiani-e-Patrioti-IV-Zona-Op.pdf

https://www.la7.it/una-giornata-particolare/rivedila7/una-giornata-particolare-el-alamein-la-battaglia-nel-deserto-16-11-2025-620842

Istituto spezzino per la Storia della Resistenza e dell'Età Contemporanea "Pietro M. Beghi" Fondazione ETS