a cura di Annalisa Coviello
Anna Maria Vignolini, detta Mimma e conosciuta durante la lotta partigiana con il nome di battaglia “Valeria”, è stata una delle figure femminili più attive della Resistenza nella Val di Magra e nel territorio spezzino. È stata riconosciuta come appartenente al Battaglione S.A.P. (Squadre di Azione Patriottica) della Iª Zona della IV Zona Operativa spezzina.
Nata nel 1923, è cresciuta in un contesto familiare profondamente antifascista, in una zona in cui l’opposizione al regime era radicata fin dagli anni iniziali della dittatura. Non è un caso che proprio in questa area operasse la Brigata partigiana “Ugo Muccini”, formazione che prendeva il nome da un comunista arcolano fuoruscito all’estero per sottrarsi all’arresto, poi volontario nelle Brigate Internazionali durante la guerra civile spagnola.
“Eh sì, l’antifascismo ce l’avevo nel sangue, perché la mia famiglia non ha mai potuto vedere né Mussolini né il re. Poi ho incontrato lui, e quella che era un’idea è diventata pratica”.
Il riferimento è a Turiddu Peruggi, suo fidanzato e futuro marito, tra i fondatori della Brigata Muccini, che contribuì ad avvicinarla concretamente all’impegno politico e clandestino.
“Avevo frequentato la scuola e mi ero diplomata maestra e, allo scoppio della guerra, sono andata a lavorare al Consorzio Agrario di Sarzana. Lì ho incontrato Turiddu. Evidentemente ha capito che avevo la stoffa e allora, prima di partire per i monti, mi ha fatto conoscere alcuni vecchi antifascisti di Sarzana, che incontravo regolarmente in riunioni clandestine”.
Anna Maria sta parlando di Paolino Ranieri ed Anelito Barontini, dirigenti del P.C.I., che tanta parte avranno nella Resistenza dopo l’8 settembre, e tengono con lei illuminanti conversazioni a carattere politico-storico, ad esempio sulle recenti vicende della guerra di Spagna e di Etiopia.
I suoi nuovi amici le danno anche consigli letterari. “Ho cominciato a leggere ‘La madre’ di Gorki”. Un testo impegnativo, ritenuto il primo esempio del cosiddetto “realismo socialista”. Di sicuro, il libro presenta un quadro importante della Rivoluzione Sovietica, fra l’altro descritto, e non è un caso, da una voce femminile. Ispirerà l’iconico dramma omonimo di Bertold Brecht…
“Gli argomenti a favore della libertà di tutti, uomini e donne, di cui discutevamo di nascosto, devo dire che mi entusiasmavano”, racconta Anna Maria.
“Ero una dei pochi che sapesse battere a macchina e quindi avevo già avuto l’incarico di battere a macchina una traduzione italiana del Manifesto di Marx-Engels. Che mi è costato un lungo interrogatorio da parte del federale fascista”. Perché la ragazza viene denunciata da un collega, visto che spesso si fermava a fare questo lavoro dopo l’orario o nella pausa pranzo.
“Quando Mussolini è stato destituito io ero già in piazza, tra i manifestanti, a dimostrare a tutti la mia gioia. Pensavamo che molti problemi fossero risolti, ma il bello doveva ancora venire”.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, ad Anna Maria viene affidato un compito cruciale: organizzare e coordinare gruppi femminili di supporto alla Resistenza, che sarebbero poi confluiti nei Gruppi di Difesa della Donna (GDD).
“Gli uomini sono saliti in montagna e hanno iniziato a formarsi le brigate partigiane. Io ho ricevuto l’incarico di riunire le donne”.
Inizialmente le attività consistevano nella raccolta di lana, vestiti, viveri e denaro per sostenere i partigiani. Tuttavia, questi incontri si trasformano rapidamente in momenti di confronto e di crescita collettiva.
“Alle faccende pratiche abbiamo iniziato a far seguire delle discussioni anche di natura politica. Per il fascismo, noi donne valevamo meno di niente. Invece le mie compagne erano interessate a moltissime cose. Era come se stesse nascendo una mentalità diversa. Parlare di libertà e democrazia diventò un’abitudine. Tutte volevamo sapere, conoscere”.
Il Comitato di Liberazione Nazionale ha compreso rapidamente l’importanza di questo fermento sociale e ha affidato ad Anna Maria la responsabilità di una vasta area territoriale. La giovane si sposta continuamente tra Sarzana, Arcola, Vezzano, Termo, Limone, Lerici e numerose altre località della provincia spezzina, spesso affrontando grandi rischi.
Prende contatto con Benita Marchini, sua collega, con Saura Bertolla, con Anna Garbusi, Nella Giannazzi, Maria Guelfi, Iella Cargioli, Anna Merli, Adriana Galletto, Lucetta Posselt.
Anna Maria lavora anche con Rina Gennaro, cui consegna i volantini alla stazione ferroviaria di Sarzana. È lei che gestisce la rete di quelle donne che incontreremo nella nostra rassegna: le arcolane Laura De Fraia e Mimma Rolla, oltre a Vega Gori, cui insegna, fra l’altro, il “trucchetto” per battere a macchina le testate della stampa clandestina.
“Il bello è che ero molto fifona, avevo paura anche a dormire con la luce spenta. Invece risalivo il torrente Calcandola fino al centro di raccolta, la notte, da sola, al buio. Forse perché ero molto sicura di quello che facevo”.
L’attività di Anna Maria comprende anche la battitura e la diffusione di documenti clandestini del CLN e del Partito Comunista, oltre alla stampa di giornali illegali come “l’Unità” e “Noi Donne”. Trasportava materiale, talvolta anche armi, e manteneva i collegamenti tra le varie cellule resistenziali.
“La struttura era molto segreta e artigianale. Ognuno conosceva solo il proprio compito, per ridurre i rischi in caso di arresto”. Che sappiamo essere molti: tortura, morte, deportazione in Germania…
Poi, arriva il momento in cui “Valeria” si sposta nella zona di Giucano, per essere più vicina alla Brigata “Muccini”. E, nella sua casa di Sarzana, viene requisita una stanza per un ufficiale tedesco. “Era gentile, quando andavo a trovare i miei genitori mi offriva sempre un passaggio in macchina. E io accettavo e passavo davanti all’albergo Laurina, in piazza San Giorgio, che era diventata la sede delle Brigate Nere, con la mia borsa piena di volantini. Se ci ripenso, ora, mi sembra incredibile…”.
Il suo lavoro ha contribuito anche all’organizzazione e al sostegno dei grandi scioperi del 1944, in particolare alla lotta delle operaie dello Jutificio Montecatini, duramente represse dai nazifascisti.
Un momento decisivo della sua esperienza è stato il rastrellamento del 29 novembre 1944 contro la Brigata “Muccini”. Proprio quel giorno, Anna Maria stava raggiungendo una postazione partigiana quando viene avvertita del pericolo. Decide allora, prontamente, di tornare indietro e dirigersi verso Carrara, dove si trovavano la madre e la sorella. Quella scelta le ha salvato la vita.
A Carrara, la partigiana “Valeria” prosegue l’attività clandestina, coordinando i Gruppi di Difesa della Donna locali, mantenendo contatti con il PCI e collaborando con la formazione partigiana “Menconi”. Inoltre, partecipa all’assistenza ai feriti civili e militari ricoverati negli ospedali cittadini e contribuisce, nonostante la durezza della guerra, all’organizzazione di iniziative culturali e teatrali. Cosa di cui è sempre andata molto fiera… e con ragione, perché lei aveva capito che la vita doveva riprendere il suo ritmo normale e proprio andare a mostre, al cinema o a teatro poteva aiutare a evadere dalle tragedie in corso e sperare in un futuro migliore.
Il contributo delle donne alla Resistenza ha rappresentato, per Anna Maria Vignolini, uno dei passaggi fondamentali che portarono al riconoscimento dei diritti politici femminili. Nella sua testimonianza, la partigiana sottolinea come la partecipazione attiva delle donne alla lotta contro il nazifascismo rendesse naturale e inevitabile l’estensione del diritto di voto.
“Era logico che venisse concesso il voto al referendum. Per la Liberazione, le donne si sono impegnate moltissimo. Anche quelle che hanno solo preparato i fazzoletti rossi per i partigiani hanno combattuto una piccola guerra, perché, se venivano scoperte, passavano i loro bei guai”.
“Nella Resistenza, nella guerra, noi siamo state una parte veramente attiva. E ne eravamo consapevoli. Io ricordo benissimo il giorno del referendum, qui a Sarzana c’era una frotta di donne, vecchie, giovani, che si recavano con gioia ai seggi, sembrava una festa”. E, probabilmente, la era: la festa della parità con l’uomo, già ottenuta sui campi di battaglia e ora sancita anche dalla legge.
“Una mia conoscente era rammaricata del fatto di poter votare solo una volta. E anch’io, sarei andata a dir di no alla monarchia almeno cento volte. Era quello che cercavo di spiegare nelle riunioni preparatorie: che il re ci aveva tradito, che ci aveva abbandonato in mano ai tedeschi. Ma non ce ne era nemmeno bisogno: le donne lo sapevano benissimo”.
“Ho fatto parte dei gruppi preparatori, per insegnare alle donne a votare. E a farlo bene”, aggiunge, doverosamente, Mimma. “All’epoca i giornali, la carta, erano rari e ben poche sapevano leggere, così ci preparavamo noi, su dei fogli così, alla buona, dei facsimili di schede elettorali che portavamo in giro dappertutto”.
“Addirittura, a Spezia abbiamo organizzato delle riunioni di caseggiato, in casa dell’una o dell’altra, in modo che partecipasse il più alto numero di donne possibile. Siamo andati nei paesini anche piccoli, per raggiungere proprio tutti. Il clima dell’epoca era di gioia, ma anche un po’ di ansia, soprattutto perché, nonostante il nostro lavoro, temevamo che molte donne avrebbero potuto sbagliare”. Per fortuna non è poi andata così…
Dopo la Liberazione, Anna Maria Vignolini prosegue il suo impegno politico e sociale. È stata dirigente della Commissione femminile della Federazione spezzina del PCI. Viene eletta nel Consiglio Comunale della Spezia alle elezioni amministrative del novembre 1946 e ricopre poi l’incarico di Assessore all’Assistenza Sociale, sostituendo Laura Fratini Nacher.
Nel 1954, decide di ritirarsi dalla vita politica attiva, mantenendo negli anni successivi un profilo riservato, ma lasciando attraverso le testimonianze orali il racconto di una esperienza fondamentale della storia democratica italiana.
Biblio/sitografia
Anna Valle, Annalisa Coviello- Anch’io ho votato Repubblica-Le donne spezzine e la conquista del voto. Storia, immagini e testimonianze di un’epoca, Edizioni Giacché, 2008
Giorgio Pagano, Maria Cristina Mirabello- Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV Zona Operativa, tra La Spezia e Lunigiana”, Edizioni Cinque Terre, 2017.
https://www.isrlaspezia.it/strumenti/lessico-della-resistenza/s-a-p-squadre-azione-patriottica/
https://www.isrlaspezia.it/strumenti/lessico-della-resistenza/g-d-d-gruppi-difesa-della-donna/
https://www.isrlaspezia.it/wp-content/uploads/2020/03/Mirabello-Resistenza-al-femminile-36-45.pdf
Mirabello, M. Cristina, Sintesi della conversazione con Anna Maria Vignolini, 23 novembre 2015, ISR La Spezia, disponibile qui.