Le donne spezzine dopo la Liberazione, tra difficoltà quotidiane e nuovi protagonismi

di Maria Cristina Mirabello

Premessa

La storia nazionale e quella locale spezzina del 1946 trovano sicuramente il loro punto focale nel referendum Monarchia-Repubblica e nelle elezioni per la Costituente del 2 giugno, senza trascurare il fatto che nello stesso anno, in primavera e in autunno, si tennero le elezioni amministrative in cui furono eletti i Consigli comunali dei 32 Comuni della provincia, compreso dunque il Comune capoluogo.

Scopo dell’articolo è quello di porsi “dalla parte delle donne”, cercando di ricostruire il clima del periodo, caratterizzato, dopo le grandi speranze del 25 aprile 1945, dalle enormi e pressanti difficoltà inerenti alla ricostruzione materiale e morale del Paese.

Correva il secondo semestre 1945: lineamenti essenziali

I riconoscimenti delle qualifiche di partigiano e patriota per le donne della IV Zona Operativa ligure1 sono1522, quindi, ragionando in astratto, il numero è decisamente inferiore rispetto ai più di 4 mila riconoscimenti provinciali (uomini e donne), e tuttavia, storicizzando le categorie di giudizio, è considerevole per molti aspetti. Innanzitutto, perché le donne, durante la Resistenza c’erano state, la loro presenza veniva formalmente riconosciuta per legge3, e ciò costituiva una rottura rispetto alla visione fascista che le confinava in casa quali fattrici di figli, possibilmente allevati in funzione bellica4.

Alla Spezia, il ruolo delle donne, al di là dei numeri5, può essere considerato, almeno per taluni periodi, ragguardevole, rivestendo addirittura, in pianura, nella fase drammatica dell’inverno 1944-45 (specie dal dicembre 1944 al marzo 1945) una funzione delicata e insostituibile6.

Infatti, non essendo possibile utilizzare molti uomini già impegnati nella rete clandestina, in quanto taluni di essi erano stati catturati e altri avevano dovuto necessariamente allontanarsi dalle aree urbane, recandosi ai monti presso le formazioni in armi o passando le linee7 verso la Toscana, le donne, già partecipi del movimento resistenziale8, li avevano surrogati9.

Discorso diverso è quello delle formazioni ai monti, dove le donne c’erano, ma, da parte del Comando IV Zona Operativa rimasero fino all’ultimo10 divieti sul loro inquadramento formale, sebbene, di fatto, alcune fossero stanziate nei reparti partigiani o nei borghi dove questi ultimi erano allocati.11

La consapevolezza che le donne, grazie alla loro Resistenza fossero finalmente uscite dall’ambito domestico e volessero, dopo la Liberazione, dare il loro contributo, su un piano ideale, e lo dessero in modo concreto, da subito, su un piano materiale-organizzativo, è statisticamente rilevabile leggendo i giornali dell’epoca, sebbene non sempre ciò sarebbe stato recepito in maniera adeguata al momento di dare alla componente femminile una rappresentanza.

Esisteva da un lato, insomma, il dover essere, e dall’altro, non necessariamente contrapposto, ma sicuramente diverso, l’essere.

Basti pensare alla novità del governo di Ferruccio Parri (21 giugno 1945): subentrato a quello Bonomi, era stato voluto e percepito quale effettiva espressione del CLN e della Resistenza, ma non comprendeva nessuna donna, né per la carica di ministro né per quella di sottosegretario. E proprio tale aspetto era, non a caso, lamentato fortemente da Gilda Della Porta, già unica Commissaria (per l’Assistenza) nella Giunta della Valle dell’Ossola (settembre-ottobre 1944), in una polemica intervista rilasciata a Elio Vittorini12.

Riguardo all’attivismo femminile, nel difficilissimo scorcio del secondo semestre del 1945 e nell’intero arco del 1946, ha un posto particolare l’UDI (Unione Donne Italiane), erede in un certo senso dei resistenziali Gruppi Difesa della Donna13 (GDD) e della intenzionalità vastamente unitaria di questi ultimi, sebbene all’UDI spezzina siano fondamentalmente ascrivibili elementi afferenti a un’area latamente di sinistra14, nelle varie sfumature di quest’ultima.15

Se leggiamo le cronache locali del giornale “l’Unità”16, sappiamo che il 30 settembre 1945 si svolge il primo Congresso provinciale dell’UDI, presenziato da Egle Gualdi17 del Comitato nazionale.

La relazione è fatta da Rina Gennaro18, poi “Una compagna19 del Partito d’azione ha trattato l’importanza dell’assistenza ai reduci, ai bisognosi ed all’infanzia”, cui è seguita Anna Maria Vignolini20, la quale ha proposto una mozione di fiducia da inviare alle donne che partecipano alla Consulta nazionale21.

Risulta anche che prendono la parola molte rappresentanti di circoli e che esse ravvisano la necessità di un “perfezionamento dell’organizzazione, per venire incontro alle necessità di ogni località della provincia”. A chiusura del Congresso, Egle Gualdi ribadisce

Il concetto della necessità che le donne della nuova Italia partecipino attivamente alla vita del paese e diano anzi l’indirizzo per quelle rivendicazioni che esse devono raggiungere nell’interesse della nazione e della famiglia.

Quanto alla mozione finale, indirizzata al Governo, c’è una particolare attenzione all’infanzia, problema doloroso e urgente emerso da tutti i circoli provinciali. Deriva da ciò la proposta di “Costituire in ogni Comune il Patronato scolastico di cui il Comune prenderebbe la mansione, purché il Governo intervenisse con il decreto legge non ancora sancito”. Infatti, in tal maniera

I bambini della nostra città potranno essere convenientemente aiutati con refezioni scolastiche calde e nutrienti, con l’occorrente necessario per iniziare la scuola e rifare dei bambini di oggi, esauriti, affamati, laceri e ineducati per il passato fascismo e per la guerra, dei bambini sani, studiosi, educati e felici, capaci di essere domani gli uomini fieri e progressivi della nuova Italia libera, democratica e popolare.

Nutrire, vestire, scolarizzare, educare sono insomma le parole d’ordine che scaturiscono da queste righe.22

La forma linguistica, che può apparire in taluni passaggi retorica, esprime tuttavia in modo appassionato la situazione drammatica dell’epoca, soprattutto dell’infanzia. Non solo, capiamo come il fatto che le donne si interessino tanto a tale ambito (compreso quello del razionamento e approvvigionamento di cibo e di altro materiale di prima necessità) non sia solo una voluta ghettizzazione diretta dall’alto, ma, almeno da parte loro, un prendere responsabilmente nelle proprie mani un problema nodale.

L’UDI, che al Congresso provinciale del 30 settembre 1945 si presenta organizzativamente già ramificata e in via di ulteriore ampliamento, ricorre con la sua sigla, o comunque fa da rete di sostegno per gruppi di donne che ad essa si rifanno, comparendo frequentemente, sul fronte dell’assistenza e dell’analisi circostanziata dei bisogni, che sono davvero tanti.

Risultano numerose le iniziative rivolte preferenzialmente a chi, tutti i giorni, deve lottare con le quotidiane necessità del vivere23 in una città ridotta al lumicino24 riguardo alle semidistrutte fabbriche, agli edifici civili bombardati e al porto commerciale, in cui i relitti ancora affondati impediscono l’attracco delle navi tipo “Liberty” con il loro carico di grano e carbone.

Siamo nella seconda metà del 1945 e sappiamo dal Segretario della Camera del lavoro che i disoccupati sono ormai 30 mila25, che in molte zone manca l’elettricità26, che le scuole sono ancora in molti casi inagibili.

La scarsezza di carboidrati determina l’unificazione della magra razione giornaliera di pasta e pane27, manca la pastina glutinata per la prima infanzia28, mancano olio, zucchero e latte. Le donne dell’UDI si attivano così con la città di Piacenza per avere una spedizione di 50 quintali di latte al giorno a 20 lire il litro29.

La penuria delle derrate e la speculazione conseguente fanno sì che a novembre esca un articolo di forte denuncia intitolato “Il popolo ha fame mentre il mercato nero dilaga e si avvicina un difficile inverno”30. Il latte condensato è prezioso: c’è una mobilitazione dell’UDI, che dal 6 novembre ne distribuisce una razione di 100 grammi (tagliando numero 3, al prezzo di 147 lire al kg.). Finalmente, il 14 novembre arrivano tre navi cariche di grano (rispettivamente 40, 35, 21 tonnellate), ma la loro capienza è assai inferiore a quella delle cosiddette “Liberty”.31

E tuttavia, nel frattempo, spesso grazie al lavoro volontario, si rimettono i vetri alle scuole32, si cerca di riparare le fabbriche, senza il cui funzionamento la disoccupazione non può diminuire33, mentre i bambini di alcune frazioni nella zona est della città possono tornare sui banchi grazie all’OTO34 Melara che fornisce i locali35.

E sullo sfondo si muove la grande storia: il timore di rinvii riguardo al referendum Monarchia-Repubblica e al voto per la Costituente, le manifestazioni che si tengono a tale proposito36, la caduta del Governo Parri, avvertita come un raffreddamento dello spirito resistenziale e la sostituzione di esso con il primo Governo De Gasperi, l’impegno delle donne, che risultano particolarmente attive anche in sedi congressuali di partito.

Correva l’anno 1946

Le difficoltà economico-sociali del 1946 nella provincia della Spezia continuano a essere gravi, per certi aspetti perfino crescenti, o, forse, più chiare, perché meglio censite, tanto che 170 bambini bisognosi (saliranno poi a 225), per accordi tra UDI spezzina e donne di Piacenza, saranno ospitati in Emilia, “senza distinzione politica”37. E, mentre prosegue la rubrica “La spesa del mattino”, attraverso la quale abbiamo notizie degli arrivi di sapone, formaggio e latte condensato (quest’ultimo davvero prezioso), sappiamo anche che i bambini indigenti di Pitelli (frazione del Comune della Spezia) hanno ricevuto quaderni e libri38.

Il quadro economico-sociale sembra farsi perfino più assillante nella seconda parte del 1946: sul fronte dell’infanzia, a Pegazzano, frazione del Comune capoluogo, risulta la presenza di 300 bambini bisognosi, assistiti volontariamente da maestre, ma, come si osserva desolatamente, essi sono solo una piccola parte di tutti quelli che rimangono privi di qualsiasi tutela39.

Riguardo al lavoro, problemi enormi derivano dalla disoccupazione e dal licenziamento degli operai dell’Arsenale40.

Quanto alle derrate alimentari, continua a tenere campo il mercato nero41, mentre la qualità del pane a Sarzana è infima42.

Le donne43 sono in prima linea nell’affrontare l’emergenza: se da un lato possiamo solo immaginare il loro prodigarsi individuale, quotidiano, e dobbiamo assolutamente farlo, per capire il clima dell’epoca e i sacrifici gravosi di tante piccole eroine rimaste nell’ombra, dall’altro abbiamo continui riscontri del loro spendersi pubblico, specialmente da parte dell’UDI44, che gestisce una mensa45, che organizza, tra l’altro, una colonia marina a Fossamastra (frazione del Comune capoluogo)46, che gestisce banchi vendita di supplementi extra razione per lavoratori, pensionati, disoccupati in svariati punti della città47.

Ombre, quindi, ma anche qualche luce, per le infrastrutture: la linea ferroviaria per Pisa era stata già riparata nel novembre 194548 e, finalmente, nel febbraio 1946, un primo treno arriva direttamente dalla Spezia a Genova, senza bisogno di trasbordi, essendo stato reso agibile il ponte di Zoagli49.

In ambito navale, inoltre, qualche nave comincia a essere riparata e di altre è prevista la costruzione al Cantiere Ansaldo Muggiano50. Non solo, viene liberato il porto dai relitti51, il che dovrebbe consentire l’attracco delle Liberty, di cui si lamenta però il non arrivo, tanto che in agosto viene proclamato uno sciopero dei portuali52.

Il cammino da compiere si era dimostrato, fin dall’indomani del 25 aprile, particolarmente faticoso, ma il 1946 aveva tolto le eventuali superflue illusioni, sia rispetto a una netta rottura con tutti i lasciti del fascismo, sia rispetto a quell’avvenire migliore, magari non concettualmente delineato, e comunque da molte e molti sognato, che non sembrava arrivare53.

Tuttavia, il 1946 aveva in sé, ed avrebbe continuato a conservare, nella memoria della moltitudine che aveva molto sperato, almeno un connotato positivo, e davvero fondamentale, tale da illuminarne il panorama: il referendum Monarchia-Repubblica, la Costituente, il suffragio per le donne che votavano e potevano essere rappresentate54 per la prima volta alle elezioni politiche (2 giugno) e a quelle amministrative (tornata primaverile e tornata autunnale).

In sintesi,55 alla Costituente fu eletta Angela Gotelli56 (appartenente alla Democrazia Cristiana), alle Elezioni Amministrative furono candidate in tutto 17 donne, appartenenti in genere al Partito comunista o al Partito socialista57 (c’è anche il caso di una lista social-comunista-repubblicana58) e, nel caso di due Comuni, al Partito della Democrazia Cristiana59.

Risultarono elette Consigliere tre donne a Sarzana (Saura Bertolla, Maria Cicinato, Nana Maria), due ad Arcola (Tilde Andreoni, Maria Brozzo), due a Lerici (Denia Olivetti, Giovanna Maria Pagano), due a Bolano (Isabella Chiappini e Amelia Chilosi), una a Ortonovo (Lilia Piola), quattro alla Spezia (Vera Balduini, Edy Bianchedi, Laura Fratini Nacher, Anna Maria Vignolini)60.

Laura Fratini Nacher diventò Assessore al Comune della Spezia (sostituita l’anno dopo da Anna Maria Vignolini), Maria Cicinato fu Assessore supplente per il Comune di Sarzana e Tilde Andreoni per quello di Arcola61.

Una piccola pattuglia, insomma, e tuttavia una novità dirompente nella storia italiana, significativa per il futuro cammino da compiere.


Note

1 Coincidente, dopo le varie risistemazioni, fondamentalmente con la provincia spezzina e alcune zone della Lunigiana.

2 Il numero (partigiane 53, patriote 91, cadute 8) è tratto da M. E. Tonizzi, I. Guerrini, M. Pluviano, Partigiane nella Resistenza in Liguria 1943-1945, Genova, De Ferrari, 2025. Tale numero è sicuramente il più aggiornato rispetto ai documenti disponibili.

3 D.L.L. 21 agosto 1945, Disposizioni concernenti il riconoscimento delle qualifiche dei partigiani e l’esame delle proposte di ricompensa.

4 Umberto Calosso, italianista, esule antifascista, volontario nella guerra di Spagna, eletto alla Costituente, lo aveva icasticamente definito, riguardo alle intenzionalità fasciste, “conigliesco”. V. M. Boneschi, Santa pazienza. La storia delle donne italiane dal dopoguerra ad oggi, Milano, Ledizioni, 2021, p. 212.

5 Va osservato inoltre che la cifra avrebbe potuto, probabilmente, essere ben più alta se le donne avessero intrapreso il percorso burocratico previsto dalla normativa. Basti pensare all’opera di esse nell’ambito della popolazione civile e al loro ruolo di assistenza, sussistenza, cura in generale verso il partigianato in armi. V. G. Pagano, M. C. Mirabello, Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV Zona Operativa, tra la Spezia e Lunigiana, La Spezia, Edizioni Cinque Terre, 2017. Basti pensare al caso di Eleonora De Nevi, detta “Lala”, abitante di Debbio (Comune di Zignago, La Spezia), non presente nelle liste dei riconoscimenti, e che però tutti i partigiani, specialmente quelli del Battaglione “Melchiorre Vanni”, ricordano con grande affetto e riconoscenza, per il sostegno morale e materiale, per l’affetto e le cure loro prestate nel durissimo inverno 1944-1945.

6 Questo ruolo è sottolineato in alcuni punti dello scritto autobiografico di Antonio Borgatti, segretario provinciale del PCI spezzino, uscito postumo, nonché, progressivamente, nelle relazioni che dal giugno 1944 al marzo 1945 lo stesso Borgatti fa pervenire alla sede regionale del suo partito (v. in particolare quella del marzo 1945). V. Antonio Borgatti, Anni clandestini. Memorie dal 1904 al 1945, (a cura di Aldo Giacché), La Spezia, Edizioni Giacché, 2022, pp. 89-100, passim; per una sintesi delle relazioni di Borgatti, v. Maria Cristina Mirabello, Storia del Battaglione garibaldino “Melchiorre Vanni”. IV Zona Operativa, La Spezia, Edizioni Giacché, 2025, con particolare riferimento ad alcuni passi della parte quinta, Partito Comunista e IV Zona Operativa: lineamenti essenziali; per una lettura completa delle relazioni, v. Fondazione Gramsci, Partito comunista italiano. Direzione Nord 1943-1945, Liguria e singole città, “19. La Spezia”. Quanto detto non vuole significare che le donne fossero molte. Erano sicuramente nodali, ma scarseggiavano anch’esse, tanto che, a un certo punto, proprio Antonio Borgatti, nel gennaio 1945, prima del grande rastrellamento che investì la IV Zona Operativa, decise di far venire alla Spezia la moglie, Niobe Gaglia “Lucia”, che stava a Carasco, sulle alture di Chiavari. Fu Vega Gori “Ivana” a occuparsi di ciò. (v. tale episodio in Borgatti, Anni clandestini, cit., p. 98). Ne parla diffusamente anche la stessa Vega Gori nel suo libro, citato in una delle note seguenti.

7 Andando cioè oltre la Linea Gotica.

8 I numeri della partecipazione vanno sempre considerati nel contesto storico resistenziale, in cui solo lentamente, e comunque mai con fisionomia di massa, si esplica un del tutto nuovo protagonismo femminile.
La stessa osservazione, sebbene con cifre ben maggiori, può essere fatta anche riguardo agli uomini. La Resistenza fu infatti un fenomeno nuovo, ma non di massa.

9 La consapevolezza rispetto a ciò è ritrovabile in numerosi documenti. Tra questi ultimi
-espressa con modalità colloquiali, v. le numerose interviste di donne protagoniste della Resistenza, in Voci della memoria .
-espressa in interviste confluite nelle pagine di un libro, v. A. Valle, A. Coviello, Anch’io ho votato Repubblica. Le donne spezzine e la conquista del voto. Storia, immagini e testimonianze di un’epoca, Edizioni Giacché, La Spezia, 2008.
– finalizzata a una riflessione pensata da subito per lo scritto, v. V. Gori, M. C. Mirabello, “Ivana” racconta la sua Resistenza. Una ragazza nel cuore della rete clandestina, La Spezia, Edizioni Giacché, 2013 (in particolare, il paragrafo Donna con altre donne in un universo maschile, pp. 41-43).

10 Il Comando, che aveva già emanato direttive rigide nel novembre 1944, sottolineando l’accettazione della presenza nelle file partigiane solo di due donne (Carmen Bisighin della Colonna “Giustizia e Libertà” e Tina Mari della Brigata, denominata poi Battaglione “Gramsci” ed infine Battaglione “Maccione”), le ripete senza modifiche nella primavera 1945, v. Archivio storico Fondazione ETS-ISRSP, Fondo I, Attività militare, Serie 1, Comando IV Zona Operativa, Comunicazioni alle formazioni dipendenti, Busta 11, foglio 98 (14 marzo 1945). E, tuttavia, la situazione di fatto vedeva la presenza di altre donne nei reparti (per una sintesi, v. Mirabello, Storia del Battaglione garibaldino Melchiorre Vanni, cit., paragrafo Organici e presenza femminile in essi: alcune osservazioni, pp. 317-328).

11 Conosciamo i loro nomi e la loro collocazione presso i reparti partigiani grazie alle interviste, alle memorie, ai libri che sono usciti nel corso degli anni. Per una panoramica del materiale reperibile sulla IV Zona (e, nell’ambito di esso, sulle donne), v. Maria Cristina Mirabello, Tiziano Vernazza, La IV Zona operativa, tra storia e storiografia, in “Storia e memoria”, Istituto ligure per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea ETS, N.1/2025.

12 “l’Unità”, pagina nazionale, 26 giugno 1945.

13 Dalle varie interviste e memorie delle protagoniste resistenziali spezzine risulta che, fondamentalmente, le donne della rete clandestina urbana, nel corso della Resistenza, sapevano di aderire appunto ai GDD e/o al Fronte della Gioventù, essendo poi inquadrate, a livello di riconoscimenti ufficiali, nelle SAP (Squadre Azione Patriottica). Se si scorrono i cartellini dei versamenti delle Commissioni provinciali preposte ai riconoscimenti troviamo infatti sempre e solo la sigla SAP. V. specialmente l’intervista ad Anna Maria Vignolini, in M. C. Mirabello (a cura di).

14 I nomi che ricorrono nelle pagine di cronaca confermano tendenzialmente questa osservazione, sebbene Antonio Borgatti, Segretario provinciale del Partito comunista (v. documento riportato nella nota seguente), affermi fortemente la pluralità ideologica delle iscritte all’UDI spezzina.

15 L’attivismo femminile è anche riscontrabile, e non solo per la parte comunista, grazie ai dati che Antonio Borgatti, segretario provinciale del PCI spezzino fino al novembre 1945, scrive, in data 15 agosto 1945, nel documento preparatorio del Congresso del suo partito, che si terrà a partire dal 26 ottobre 1945: “All’atto della Liberazione le donne aderenti al nostro partito, nella provincia, erano 22. Oggi contiamo N.61 cellule femminili, con 879 aderenti, cifre però in costante aumento…”. Quanto all’UDI, che Borgatti delinea quale organismo caratterizzato da una pluralità di appartenenze politiche e fedi religiose: “Conta già 42 circoli e 2 mila iscritte e il Fronte della Gioventù raduna oltre 1200 ragazze”. V. Partito comunista italiano, Relazione sull’attività del Comitato federale dal 1939 all’agosto 1945, Federazione provinciale di La Spezia, La Spezia, Stabilimento industriale tipografico, [1945?], pp. 25-26.

16 2 ottobre 1945.

17 Antifascista, comunista, perseguitata dal fascismo, fuoruscita per lunghi anni all’estero ma organizzatrice di molte missioni clandestine in Italia, poi attiva nella Resistenza italiana e tra le fondatrici dell’UDI nel 1944.

18 Rina Gennaro sarà candidata alle Elezioni amministrative del Comune della Spezia.

19 Purtroppo, la carta del giornale è in questo punto illeggibile nella parte iniziale del cognome, che perciò risulta “…lieri”.

20 Anna Maria Vignolini sarà candidata (ed eletta) alle Elezioni amministrative del Comune della Spezia.

21 Organo non elettivo, provvisorio, istituito il Italia dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, con decreto luogotenenziale (5 aprile 1945). Composto da 430 consultori, suddivisi in Commissioni, sostituisce fino a quando non si fossero tenute regolari elezioni (che avverranno il 2 giugno 1946), il Parlamento. Fanno parte della Consulta 13 donne.

22 Non trascuriamo il fatto che il Congresso avviene alla fine di settembre 1945: l’inverno è vicino, i bambini orfani e senza riparo numerosi, La Spezia è tra le città più bombardate in Italia.

23 Non a caso nelle pagine del giornale trova costantemente spazio una rubrica intitolata “Spesa del mattino” in cui vengono elencati puntualmente luoghi, modi, chi è preposto alla distribuzione e i destinatari di essa.

24 In una riunione del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) ligure, tenutasi il 6 settembre 1945 in sede regionale, un rappresentante della Camera del lavoro della Spezia espone sinteticamente le gravi criticità relative alle fabbriche semidistrutte, alle abitazioni non agibili, al porto ancora ostruito e parla di circa 16.500 occupati su 30 mila unità, compreso il fatto non solo che gli occupati non fossero a pieno tempo, ma che, con lo sblocco dei licenziamenti, la cifra sarebbe salita notevolmente. V. Istituto Nazionale per la storia del Movimento di Liberazione in Italia, (introduzione e cura di Paride Rugafiori), Resistenza e ricostruzione in Liguria, Verbali del CLN ligure 1944/1946, Milano, Feltrinelli,1981.
In effetti tale cifra, già considerevole, aumenta notevolmente in poco tempo (v. dopo).

25 “L’Unità”, 10 ottobre 1945.

26 Ivi, 9 ottobre 1945.

27 Ivi, 27 settembre 1945.

28 Ivi, 30 settembre 1945.

29 Ivi, 11 ottobre 1945.

30 Ivi, 7 novembre 1945.

31 Ivi, 14 novembre 1945.

32 Ivi, 29 novembre 1945.

33 Ivi, 13 novembre 1945, riguardo alle riparazioni in Arsenale e il 1° dicembre 1945 su come riattivare la fornace SILEA.

34 OTO: Odero Terni Orlando.

35 “l’Unità”, 17 novembre 1945.

36 Ivi, 16 ottobre 1945 (compare la notizia che domenica 14 ottobre sono sfilati alla Spezia 25 mila lavoratori, per la Costituente).

37 Ivi, 7 febbraio 1946. Nella stessa pagina del giornale, e ciò è significativo delle carenze alimentari del periodo, si annuncia che è stata chiusa una pasticceria perché produceva dolci, di cui, per come si capisce, non era consentita, proprio a causa del razionamento, la confezione. La questione dei bambini viene trattata a più riprese, anche nei giorni successivi, con sottolineatura del fatto che ne fruiscono fanciulli appartenenti a famiglie fasciste povere (“l’Unità”, 16 febbraio 1946). Sempre in tale data si parla anche dell’associazione cattolica CIF (Centro Italiano Femminile), mobilitata per procurare ai fanciulli che partono scarpe e vestitini da indossare. La partenza avviene infine il 2 marzo 1946.

38 Ivi, 22 febbraio 1946.

39 Ivi, 7 luglio 1946.

40 Ivi, 25 luglio 1946.

41 Ivi, 15 dicembre 1946. Non a caso, sempre ne “l’Unità”, 20 dicembre 1946, si dà notizia che presto ci saranno a Sarzana burro e margarina, senza aumenti di prezzo (perché questi generi avevano avuto aumenti enormi proprio nel mercato nero.

42 Ivi, 2 luglio 1946.

43 Leggendo le cronache spezzine del tempo emergono numerosi nomi di donna, oltre a quelli che trovano spazio in questo saggio. Si tratta di donne che tengono riunioni o che comunque prendono la parola in assemblee, partecipando alle vicende politiche e sociali della provincia. In ordine alfabetico: Fiorella Bonciani, Duna Bianchi, Alma Ceccarelli, Carla Colombani, Lidia Federici, Wilma Fucini, Noemi Gabrielli, Elisa Giovannoni, Maria Luciani, Maria Magnani, Ines Maloni, Anna Merli, Nerina Montepagani, Iolanda Petracchi, Benita Nardini, Silvana Poggi, Anna Valente.

44 All’attivismo corrispondono anche momenti di sintesi e confronto: l’UDI tiene un Convegno provinciale, nella Sala di via Venezia, alla Spezia, domenica 7 aprile 1946 (“l’Unità”, 3 aprile 1946).

45 Sappiamo della mensa da varie testimonianze informali e lo ricaviamo indirettamente dalla cronaca spezzina de “l’Unità”: il 23 ottobre 1946 compare, infatti, la notizia che la mensa è stata fatta chiudere, per aprire, al suo posto, un “ristorante di lusso” (e che 250 utenti hanno protestato contro tale provvedimento).

46 “l’Unità”, 1° settembre 1946.

47 Ivi, 7 dicembre 1946.

48 Ivi, 15 novembre 1945.

49 Ivi, 14 febbraio 1946.

50 Ivi, 12 febbraio 1946 e 30 aprile 1946.

51 Ivi, 29 maggio 1946.

52 Ivi, 1° agosto 1946. Gli effetti del non arrivo sono duplici: perché scarseggiano generi di prima necessità e perché i portuali rimangono disoccupati.

53 Il malessere trova espressione in più episodi, di cui si dà sommaria esemplificazione:
– ai confini della provincia spezzina, verso la Lunigiana, ciò è registrabile in isolati gruppi di ex partigiani che vagheggiavano un “ritorno ai monti”. V. Antonio Bianchi, La guerra fredda in una regione italiana. La Spezia e Lunigiana 1945-1953, Milano, FrancoAngeli, 1991, pp.58-64.
– la lentezza e problematicità delle catture rispetto a noti fascisti, il frequente ritorno di essi, nello stesso 1945, alla Spezia, dalla temporanea prigionia presso gli Alleati in Toscana, a Coltano (PI), i procedimenti epurativi, nel contesto di un contrastato e comunque non sempre condiviso ritorno alla normalità (si pensi alle reazioni e polemiche rispetto alla cosiddetta “amnistia Togliatti” del giugno 1946) determinavano inoltre tensioni da parte di chi era stato oggetto di violenze fasciste, o. a causa di esse, aveva perso familiari, amici, conoscenti.
-Infine, qualora i criminali fascisti fossero stati, dopo difficili ricerche, finalmente catturati, non sempre era possibile, per chi tanto aveva patito, sopportare con freddezza il complesso iter che attendeva i carnefici e le vittime. Si trattava, infatti, non solo di attendere la condanna dei carnefici, ma anche la conferma di essa, dopo gli appelli interposti dagli imputati. Si pensi al processo contro la famigerata banda di Aurelio Gallo, fascista, torturatore e persecutore, al servizio delle SS, catturato alla fine del 1945. Senza entrare nei dettagli del processo (v. anche la scheda a cura di Maria Cristina Mirabello), che inizia il 6 maggio 1946 alla Spezia, basti dire che presenziano a tutte le udienze centinaia di persone, tra cui moltissime donne, e, tra esse, in particolare, quelle di Migliarina, perché proprio a Migliarina, Gallo, noto per la sua ferocia in tutta la IV Zona operativa (e oltre), aveva proceduto su vasta scala e con grande accanimento (v. rastrellamento del 21 novembre 1944), arrestando centinaia di persone, poi imprigionate, torturate e/o avviate, per la maggior parte alla morte, nei campi di sterminio. Prima che si aprisse il processo (maggio 1946) particolarmente le donne si erano mobilitate affinché quest’ultimo non fosse allontanato dalla sua sede naturale, cioè La Spezia, dove così efferatamente aveva agito la banda Gallo. Dopo la condanna a morte di Aurelio Gallo, dell’ex questore Emilio Battisti, del maresciallo della GNR Achille Morelli, le vittime devono però attendere lunghi mesi perché, dopo i ricorsi e la definitiva conferma della pena capitale, quest’ultima sia eseguita, con il rischio che ciò, nelle more dei ricorsi e a causa della normativa sopravveniente, non accada. I tre sono infine fucilati la mattina del 5 marzo 1947, a Forte Bastia (Vezzano Ligure-SP). Tuttavia, tale e tanta è stata la tensione di quei mesi che un gruppo di donne di Migliarina, non persuase che i persecutori siano morti, con un vero e proprio tumulto, chiede che le bare dei fucilati siano riaperte, per sincerarsene. E questo particolare macabro è ritrovabile nei giornali dell’epoca.

54 Il diritto di contare… e di essere contate: la “prima volta” delle elettrici e delle elette spezzine (articolo di Annalisa Coviello). V. anche per le biografie delle singole donne la rubrica Elettrici del 1946: coraggio e libertà (Introduzione generale a cura di Patrizia Gallotti; articoli in progress a cura di Annalisa Coviello).

55 Nei prossimi mesi Annalisa Coviello e Maria Cristina Mirabello pubblicheranno un saggio sui dati elettorali e su alcune delle donne candidate e/o elette nella rivista “Storia e Memoria”, curata da ILSREC. Alla ricerca dei dati elettorali ha partecipato anche Patrizia Gallotti.

56 Angela Gotelli: impegno civile e giustizia sociale per tutte le donne (articolo di Annalisa Coviello).

57 In alcuni casi il giornale “l’Unità” le definisce “indipendenti”, pur inserendole nelle liste di partito. I Comuni sono: Arcola, La Spezia, Lerici, Sarzana. V. anche nota seguente.

58 Comune di Ortonovo.

59 Comuni di Bolano e di Vezzano Ligure.

60 Alla Spezia eran state candidate nella lista comunista in tutto sette donne. Oltre alle elette, infatti, risultano nelle liste Caterina Cossale Spora, Rina Gennaro, Elida Locori.

61 Per le donne che parteciparono alla campagna elettorale e votarono, per quelle che parteciparono ma non poterono votare perché non avevano ancora raggiunto i 21 anni di età, per quelle che votarono e furono elette, v. gli articoli di Annalisa Coviello nella rubrica: Elettrici del 1946: coraggio e libertà.

Istituto spezzino per la Storia della Resistenza e dell'Età Contemporanea "Pietro M. Beghi" Fondazione ETS