a cura di Annalisa Coviello
Laura De Fraia è stata una protagonista significativa della Resistenza e della vita politica del dopoguerra nello Spezzino. Giovanissima, aderì alla lotta antifascista come staffetta del CLN di Arcola e venne poi inquadrata, insieme ad altre donne, nel Battaglione S.A.P. II Zona. Nel secondo dopoguerra fu dapprima funzionaria nella sezione del Canaletto, poi responsabile della Commissione Femminile della Federazione Provinciale del PCI, e infine consigliera comunale e assessore ai Servizi Sociali del Comune della Spezia.
Ha fatto parte dei Gruppi di Difesa della Donna, l’organizzazione pluripartitica iniziata nel 1943 per aiutare la guerra di Liberazione e, nello stesso tempo, rivendicare quei diritti che il fascismo aveva sepolto.
Il Programma d’Azione, pubblicato sul foglio di riferimento del movimento Noi Donne, si apre infatti con l’esortazione: “Le donne italiane che hanno sempre avversato il fascismo, che della guerra hanno sentito tutto il peso per i lutti, le case distrutte, i sacrifici e le raddoppiate fatiche, non possono rimanere inerti in questo grave momento”.
Questo articolo si avvale delle interviste rilasciate dalla stessa Laura e della preziosa testimonianza della sorella, Margherita, raccolta dalla scrivente.
“Da ragazza sono cresciuta con l’avversione verso il regime. Mio zio Flavio era il faro, il punto di riferimento. Lui mi spiegò bene le idee comuniste per liberare l’umanità”, ha sempre detto Laura De Fraia.
Il ruolo dello zio, Flavio Maggiani, poi sindaco di Arcola, è ribadito anche da Margherita. “Era il fratello di mia madre ed è stato prima arrestato e poi mandato al confino solo perché non aveva voluto aderire al Partito Fascista”.
Le idee della famiglia trovano terreno fertile in Laura grazie anche a una conoscenza particolare. “Avevo 16 anni, 16 anni e mezzo, quando fui avvicinata da una mia compagna di scuola, Mimma Rolla. Mi chiese, senza preamboli, se ero disposta a tutto per la causa antifascista e antinazista. Le risposi di sì: sentivo che era utile lottare e rischiare anche come ragazze, come donne”.
Con il nome di battaglia di “Franca”, la giovanissima staffetta inizia a distribuire volantini. “Partivo da Arcola con la bicicletta e una borsa con dentro del materiale e sopra della verdura, cavoli e bietole, e poi salivo fino a Ponzanello, dove c’era un distaccamento della Brigata Muccini”.
Margherita De Fraia, che all’epoca era solo una bambina, ricorda come se fosse ora la trepidazione della madre, l’unica in casa a sapere dell’attività clandestina di Laura, quando lei la sera tardava a rientrare. “La mamma si metteva alla finestra e aspettava, in silenzio. Ma io vedevo che ogni tanto piangeva”.
Perché c’è anche questo aspetto, non secondario, nella lotta di Liberazione. Le ragazze, così come i combattenti in montagna, non erano esseri avulsi da tutto o supereroi, ma persone normali, con una famiglia e degli affetti, che potevano perdere in un momento. E questo rende ancora più coraggiosa la loro scelta. Inoltre, in particolare le donne, come ribadiscono tutte le testimoni dell’epoca, non erano abituate a uscire da sole di casa, magari anche di sera, o a tacere ai familiari quello che stavano facendo. Ma, si sa, in quelle contingenze meno si sapeva, meglio era, per tutti.
“Mia sorella, quando era a casa, preparava delle stelle rosse di pannolenci, che cuciva lei a macchina, e le metteva nella sua borsa di juta, insieme agli incartamenti che segnalavano le posizioni dei tedeschi”. Documenti importantissimi e pericolosissimi.
“Noi abitavamo proprio ad Arcola paese”, continua Margherita. “Laura, con la sua bicicletta, doveva scendere al piano e poi guadare il Magra per raggiungere Ponzanello, dove erano i partigiani. Ma i tedeschi conoscevano bene i punti in cui si passava il fiume. Mia sorella mi raccontava sempre che quando li incontrava il cuore sembrava uscirle dal petto. Però i soldati, a volte, nel vedere una bella ragazza in bicicletta, sorridevano e la lasciavano passare. Altre volte, invece, chiedevano spiegazioni. E lei raccontava sempre la stessa storia: che era andata a fare la spesa e passava di lì per accorciare la strada”.
Insieme ad altre protagoniste della Resistenza nello Spezzino, come Anna Maria Vignolini, la già citata Mimma Rolla e Vega Gori, queste giovani donne vanno oltre e iniziano a pensare, e a parlare, di un futuro diverso, di un mondo libero, senza dittature.
“Io non avevo studiato, però mi è sempre piaciuto leggere. Ed è stata Mimma Rolla a indicarmi dei libri che sono stati davvero importanti. Steinbeck, Cronin…”, diceva Laura De Fraia. Come le due ragazze arcolane e tanti altri partecipanti alla lotta per la Liberazione, in Italia si stava diffondendo la passione per la letteratura anglo-americana e per libri come Pian della Tortilla, satira feroce della classe borghese, o E le stelle stanno a guardare, sulla vita dei minatori inglesi. C’era un ragazzo, anche lui combattente per la libertà sulle dolci colline piemontesi, che si innamorò di questi autori e ne tradusse molti: si chiamava Cesare Pavese. E anche il partigiano “Santiago”, Italo Calvino, studierà e amerà sempre la letteratura d’Oltreoceano.
“Leggevo anche gli scrittori russi, ma li trovavo più pesanti”, ricordava Laura. E non si può darle torto… “Eppure Dostoevskij è diventato il mio autore preferito…”.
Nel settembre del 1944 i fascisti catturarono ad Arcola Fausto Perroni, comandante delle SAP arcolane, che fu poi ucciso dai tedeschi a Ressora insieme ad altri nove uomini, fra partigiani e civili. “Io e Mimma abbiamo portato in pieno giorno un mazzo di fiori rossi al cimitero. Era molto pericoloso, ma ci sentivamo di farlo”. Questa azione fu elogiata dal segretario della Federazione provinciale del Partito comunista, Antonio Borgatti “Silvio”, in una relazione inviata il 16 novembre 1944 al regionale del partito.
Un’altra volta, invece, le due ragazze vengono rimproverate dai dirigenti del CLN. “Stavamo scrivendo con vernice rossa e pennello ‘W i Patrioti’ sui muri di Arcola, di notte. A un certo punto abbiamo sentito rumore di scarponi. Due tedeschi ci sono passati vicino senza vederci. I nazifascisti reagirono con un rastrellamento; per fortuna poi rilasciarono gli ostaggi. I nostri superiori ci hanno sgridato: ricordo che ci dissero che questa azione dovevano farla eventualmente i ragazzi, perché avevano la pistola. Ecco, forse è stato l’unico caso in cui mi sono sentita un po’ discriminata: per il resto mi hanno sempre trattata come gli uomini”.
Margherita De Fraia racconta ancora con terrore una perquisizione dei tedeschi in casa. “Quando sono entrati, mia sorella e mia madre erano a fare la pasta. Sembravano due tranquille casalinghe, ma io vedevo la paura nei loro occhi. Avevamo una botola nel soffitto, da cui sporgevano le aste delle bandiere dei partigiani. Se i tedeschi avessero guardato in alto, eravamo fritte…”. All’epoca era così: vita e morte, spesso, erano solo una questione di fortuna.
“Il 25 aprile è stata una giornata incredibile. Sono uscita di casa e credo che per due giorni mia madre non mi abbia più visto. Ci cercavamo l’un l’altro per festeggiare”, raccontava Laura.
È Margherita a ricordare l’attività di propaganda della sorella per il referendum. “Subito dopo la guerra Laura ha aderito all’UDI e, con le altre donne, girava porta a porta con i volantini per spiegare come votare. Ed era dispiaciuta, veramente tanto, perché aveva solo 19 anni e quindi era ancora minorenne, visto che la maggiore età e il diritto di voto all’epoca si raggiungevano a 21 anni…
Ma mia madre, che votava per la prima volta, ci aveva vestite tutte a festa e sapevamo, anche io che ero piccola, di essere testimoni di un fatto davvero importante. Laura ed io siamo rimaste fuori dal seggio e, quando i miei genitori sono usciti, papà ha deciso di andare a pranzo fuori. E non era una cosa che a quei tempi succedesse tanto di frequente. È stata proprio una giornata speciale, per noi e per tutta l’Italia”.
Laura continua l’impegno politico anche dopo la guerra. A lei si deve, per limitarsi a un solo esempio della sua attività sociale, la nascita dei consultori, quando è stata assessore al Comune della Spezia.
“Per mia sorella”, ci dice Margherita De Fraia, “fare politica significava servizio per gli altri, in particolare per i più deboli. Il suo impegno si è quindi rivolto ai bambini e alle lavoratrici madri, con i primi asili nido, ma anche agli anziani: è stata lei ad avere l’idea del Mazzini alla Spezia, una casa di riposo gestita dal Comune e dove fosse possibile risiedere anche senza pensioni astronomiche”.
Laura si è occupata anche del tema, ancora peraltro irrisolto, dello squilibrio salariale tra uomini e donne e il “modus” di attribuire certe professioni solo agli uomini, o solo alle donne. E questo certo non vuol dire parità. Lo testimonia il suo intervento al 9° Congresso Provinciale della Federazione del PCI della Spezia che si è tenuto dal 10 al 12 gennaio 1969. Per aiutare le donne ad entrare a pieno titolo nel mondo del lavoro, secondo lei, sarebbe stata necessaria una riforma dell’istruzione professionale extrascolastica e un impegno attento e costante delle organizzazioni sindacali e del mondo della politica tutta. Parole che, ancora oggi, risuonano come drammaticamente attuali.
Il messaggio di Laura De Fraia è sempre stato lo stesso: “Non bisogna dimenticare. Da quella lotta è venuta fuori la democrazia, la nostra Costituzione. E non dobbiamo dimenticare neanche che alla guerra per la liberazione dal fascismo hanno partecipato un po’ tutti, uomini e donne. Anche le contadine che davano da mangiare ai partigiani erano in lotta. A differenza delle battaglie del Risorgimento, rimaste molto più di élite, la nostra è stata davvero una rivoluzione del popolo”.
Biblio/sitografia
La pagina dedicata su “Partigiani d’Italia” (accessibile solo con credenziali di accesso)
La trascrizione dell’intervista
Giorgio Pagano- Maria Cristina Mirabello, Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV Zona Operativa tra La Spezia e Lunigiana, Edizioni Cinque Terre, 2017
Atti del 9° Congresso Provinciale della Federazione del PCI della Spezia del 10, 11, 12 gennaio 1969
L’intervista a Margherita De Fraia è stata raccolta dalla scrivente in data 4 febbraio 2026.