a cura di Annalisa Coviello
Signore in cappellino e tailleur. Popolane con, almeno, un capo di vestiario nuovo, come si vede nello splendido film di Paola Cortellesi C’è ancora domani. E tante “massaie rurali”, figure così care al fascismo, che, appunto, vedeva nella donna nulla di più di una cuoca o di una fattrice e che, per l’occasione, si sono tolte il grembiule che, atavicamente, portavano allacciato in vita. Tutte, per carità, senza rossetto…non si poteva correre il rischio di “macchiare” le schede.
E’ il 2 giugno del 1946. E se abbiamo iniziato questo articolo puntando su argomenti, per così dire, “faceti”, è perché la felicità, si sa, è fatta anche di piccole cose. Perché quella più grande, vivere senza l’incubo della guerra e in un Paese, finalmente, libero, era già arrivata nella primavera dell’anno precedente. Scesa dai monti o sbarcata dal mare, con le “scarpe rotte” dei partigiani o gli stivali degli alleati. L’Italia riprendeva a vivere e, per la prima volta, si aprivano porte chiuse da secoli. Quelle della discriminazione tra uomini e donne sul piano politico. Anche se, per arrivare a una vera parità, il cammino, lo sappiamo bene, non è ancora concluso e, forse, non lo sarà mai.
In ogni modo, quel 2 giugno (per molte anche prima, visto che le elezioni amministrative in numerosi Comuni d’Italia si erano già tenute, a partire dal 10 di marzo; il Comune della Spezia, invece, voterà il 24 novembre 1946, mentre altri Comuni della Provincia erano già andati alle urne dal 31 marzo…) soffiava davvero un vento nuovo. Per la prima volta, le donne italiane avrebbero incrociato, non solo con il loro sguardo, ma con la loro voce, la storia politica del Paese. Sarebbe stato un momento di rivoluzione silenziosa, fatta di passi lievi ma decisi, segnati da schede elettorali e urne, famiglie, albe fredde, mani tremanti.
La vittoria, è cosa nota, andrà alla Repubblica. Troppe ne aveva fatte, la monarchia, troppo connivente con il fascismo e troppo vigliacca con la sua fuga. Anche se molte donne amavano l’istituzione e il giovane principe diventato re, una specie di “star” all’epoca. Ma un aspetto altrettanto importante, aldilà della scelta della forma politica, è che all’Assemblea Costituente furono elette 21 donne. Prima volta delle elettrici, prima volta anche per le elette. Poche, ma è anche la “prima volta” che una presenza femminile entra nel cuore della politica nazionale.
Per una donna che fino a pochi anni prima non poteva neanche essere candidata, non poteva essere soggetto attivo o passivo del voto, non poteva fare determinati mestieri o professioni, quel giorno era una liberazione. Non solo la libertà di contribuire, ma la dignità di contare e di essere contata. Ogni scheda femminile che veniva deposta in urne era come una promessa: “Io esisto anche qui, nelle decisioni che fanno la comunità”. Non solo all’interno della famiglia.
Anche se, va sottolineato, il cosiddetto “maternage”, quel complesso di azioni nei riguardi di un figlio che è una caratteristica fondamentale dell’essere femminile, avrà per anni un ruolo di primo piano. La donna, anche se onorevole, avrà quasi sempre ruoli di “cura” e le stesse figure delle prime elette seguiranno, quasi sempre, lo schema rassicurante della “brava madre di famiglia”. Per uscire in maniera definitiva da questo ruolo, ci vorrà tempo: il primo ministro donna della Difesa in Italia, Roberta Pinotti, risale all’assai vicino 2014. La prima ministra, del Lavoro e della Previdenza Sociale, quindi sempre ambito “di cura”, è Tina Anselmi nel 1976. Un Presidente della Repubblica donna ancora non lo abbiamo avuto… della Camera sì, una delle Costituenti, Nilde Iotti, eletta nel 1979 e confermata poi per ben 3 mandati. E, adesso, abbiamo anche un Presidente del Consiglio donna.
Nel marzo del 1946, invece, in ambito amministrativo, ci sono state diverse donne a ricoprire cariche importanti. Il decreto n.74 del 10 marzo 1946, in occasione delle prime elezioni amministrative postbelliche, stabiliva proprio che le donne con almeno 25 anni di età potevano eleggere ma soprattutto essere elette. E fu così per le prime sei sindache donne elette in Italia: Margherita Sanna a Orune, in provincia di Nuoro; Ninetta Bartoli a Borutta, in provincia di Sassari; Ada Natali, che sarà poi parlamentare, a Massa Fermana, in provincia di Fermo; Ottavia Fontana a Veronella, in provincia di Verona; Elena Tosetti a Fanano, in provincia di Modena; Lydia Toraldo Serra a Tropea, in provincia di Vibo Valentia.
Gli aventi diritto al voto nel 1946 erano poco più di 28.005.449 persone. L’affluenza fu altissima: votarono quasi 25 milioni di persone, pari all’89,08%. Di questi, circa 13 milioni erano donne. Numeri che fanno male, se si pensa alla disaffezione verso la cosa pubblica degli ultimi tempi…
Adesso, che si avvicinano gli ottant’anni da quel primo voto, l’ISR spezzino intende ricordare le protagoniste di quella “giornata particolare”. A partire dalle elette alla Costituente legate in qualche modo al nostro territorio per arrivare alle donne che hanno fatto parte delle prime amministrazioni locali, così come a quelle che, con il loro impegno, hanno comunque contribuito a traghettare il Paese, fra lacrime e sangue non solo metaforici, verso la libertà.
Per ogni mese del 2026, pubblicheremo una breve biografia di donne che hanno fatto, nel loro piccolo, la Storia. Perché, quel mattino, ha segnato l’inizio di una lenta rivoluzione: le donne non entrano in politica come fossero ospiti invitati, ma come titolari di un diritto conquistato. Ogni scheda gettata nell’urna è un seme piantato nella terra della democrazia. Oggi, guardando indietro, riconosciamo non solo la grandezza di quel gesto collettivo, ma anche il coraggio dei singoli: donne che con passo deciso, o con mani tremanti, sono state l’anima di una nuova Italia.
Fonti biblio/sitografiche:
Settantesimo (Presidenza del Consiglio dei Ministri)
Anna Valle, Annalisa Coviello – Anch’io ho votato Repubblica-Le donne spezzine e la conquista del voto. Storia, immagini e testimonianze di un’epoca, Edizioni Giacché, 2008
Giulia Galeotti- Storia del voto alle donne in Italia-Alle radici del difficile rapporto tra donne e politica, Viella, 2022
Patrizia Gabrielli (a cura di)- Elette ed eletti- Rappresentanza e rappresentazioni di genere nell’Italia Repubblicana, Rubbettino, 2020