A cura di Annalisa Coviello
“Chi continua a resistere non invecchia mai”. Questa frase, che Vanda Bianchi ha pronunciato anche in televisione, ospite di Fabio Fazio a La7, campeggia su un murales a Castelnuovo Magra, nella scuola Dante Alighieri, dove peraltro lei ha fatto la bidella per decenni, insieme con una sua immagine con un grande sorriso.
E sorrideva spesso, la staffetta Sonia, questo il suo nome di battaglia, in particolare quando raccontava ai bambini e ai ragazzi delle scuole la sua lotta per la Liberazione. Nativa di Castelnuovo Magra, a soli 17 anni entra a far parte delle formazioni combattenti, nella zona IV, brigata SAP Muccini, gruppo Rudolf Jacobs, il soldato tedesco veramente “buono” che è passato dall’altra parte, lasciando la vita in terra italiana.
Il suo primo “incarico” è attaccare dei manifestini in paese, che sottolineano la prossima fine del fascismo. Sono firmati dai “Lupi Rossi”, di cui fa parte anche il fratello più piccolo di Vanda, che si chiama, e non è un caso, Vladimiro, e ideati dal padre, antifascista da sempre e che, per questo, ha subito botte e pestaggi. Come un altro fratello di Vanda, Osvaldo, che morirà proprio a seguito di un’aggressione fascista che gli riacutizza la tubercolosi di cui soffriva.
Vanda ha trasportato armi, in particolare pistole perché, come dice lei, “sono sempre stata minuta”, aggiungendo:” le avevo nascoste anche sotto il mio letto. Venivano dagli scontri con i tedeschi, o dai militari che disertavano o, ancora, la maggior parte, dal deposito della guarnigione nazista dell’aeroporto di San Lazzaro”, meta frequente di assalti da parte dei combattenti per la libertà.
Vanda ha portato i giornali clandestini, “importantissimi, perché le notizie ufficiali o erano assenti o del tutto false. E’ così, da uno di quei fogli dattiloscritti dell’Unità clandestina, che ho saputo del massacro di Sant’Anna (Vanda fa riferimento all’eccidio del 12 agosto 1944, quando furono massacrati 560 civili, tra cui bambini e addirittura una neonata, da parte di tre compagnie della 16. SS-Panzergrenadier-Division “Reichsführer-SS” e da collaborazionisti italiani della Repubblica Sociale Italiana, n.d.r). Ho avuto gli incubi per settimane…”
Vanda ha cucito, lei che era sarta, divise, cappelli, stelle e fazzoletti rossi: attività che, alla fine della guerra, le varranno lo status di “patriota”. Ed è proprio con in testa uno dei cappelli preparati da lei e in braccio il suo gatto che ci sorride ancora oggi, la staffetta Sonia, da una sua celebre foto.
Vanda organizza anche una squadra partigiana tutta al femminile. “Per avere un riconoscimento ufficiale, dovevamo essere almeno in 5. Io ho raggruppato 6 donne e siamo entrate ufficialmente a far parte della brigata Partigiana Ugo Muccini”.
Vanda ricorda sia gli anni bui del fascismo sia il periodo radioso che ha seguito la Liberazione. “E’ finita la guerra, ci troviamo liberi, possiamo parlare, possiamo abbracciarci uno con l’altro”.
“Purtroppo, alle prime elezioni io non ho potuto votare perché non avevo ancora compiuto i 21 anni, ma i risultati sono stati eccezionali”. Figli di quel periodo di euforia che ha caratterizzato la primavera e l’estate del 1946. Vanda voterà nel 1948, per le prime elezioni politiche della storia della Repubblica Italiana. “Per me è stata un’emozione grandissima, nell’urna tremavo come una foglia”.
L’attività politica di Vanda è continuata. Subito dopo la guerra, è entrata a far parte del Comitato direttivo del Partito Comunista ed è stata nominata segretaria comunale dell’UDI, Unione Donne Italiane. Successivamente, entrerà nelle varie organizzazioni dei partigiani e, soprattutto, porterà, fino alla morte, la sua testimonianza nelle scuole e nella società.
“Le donne son state veramente in gamba e son riuscite ad emergere da quel ruolo solamente di angelo del focolare. Bisogna resistere e resistere oggi, domani e sempre! Perché si resiste anche in maniera tranquilla, non c’è bisogno di far le barricate, c’è bisogno di esser coerenti con la testa”.
Biblio/sitografia
Pino Marchini, Un berretto pieno di speranze. I ricordi di Vanda Bianchi, Edizioni Cinque Terre, La Spezia 2010.
Donatella Alfonso, Ci chiamavano libertà. Partigiane e resistenti in Liguria 1943 1945. La parola ridata alle donne, De Ferrari, Genova 2013.
https://www.enciclopediadelledonne.it/
https://www.archividellaresistenza.it/
https://www.la7.it/quello-che-non-ho/video/resistenza-la-parola-di-vanda-bianchi-15-05-2012-96884