a cura di Annalisa Coviello
“La Resistenza non appartiene al passato. Vive ogni volta che qualcuno sceglie da che parte stare”.
Non si possono non condividere le idee di Mimma Rolla, che poi sono le stesse di Italo Calvino, il partigiano “Santiago”. Mimma Rolla è stata sicuramente una delle figure più rappresentative della Resistenza nella Val di Magra e nello Spezzino. La sua esperienza di giovane antifascista restituisce con chiarezza il ruolo fondamentale svolto dalle donne, spesso lontano dai combattimenti armati, ma centrale per la sopravvivenza e l’efficacia delle formazioni resistenti.
Nata ad Arcola nel 1927, da famiglia antifascista, è entrata giovanissima nella lotta di Liberazione: a soli 16 anni, fa parte del Fronte della Gioventù (da non confondersi con l’organizzazione di estrema destra più recente: il Fronte della gioventù per l’indipendenza nazionale e per la libertà, questo il nome completo, è stata un’ organizzazione giovanile partigiana, n.d.r) e dei neonati Gruppi di Difesa della Donna (GDD) e ha poi operato per la Brigata garibaldina “Ugo Muccini” come staffetta partigiana. Verrà poi riconosciuta in un battaglione SAP con il nome di battaglia “Aura” .
Anche se, a lei, la definizione di “staffetta” non è mai piaciuta. Pensava che sminuisse un po’ il ruolo delle donne nella Resistenza, non limitato certo a portare ordini, mappe, viveri e simili. Ci sono state, infatti, anche le partigiane in armi, così come le promotrici di azioni autonome, sia ai monti sia nelle città. Ma le donne che hanno combattuto il fascismo, secondo Mimma, volevano di più: avevano infatti iniziato a discutere temi mai affrontati prima, come la parità tra i sessi, il diritto al voto e, prima di tutto, l’uscita da quel ruolo di fattrici di figli e casalinghe che aveva imposto la dittatura di Mussolini.
Mimma ricorda il difficile rapporto con il fascismo vissuto durante l’infanzia. Sia il padre sia la madre erano “ribelli” e a lei bambina la coreografia del regime faceva paura. “Tutti assembrati mi sembravano una massa nera omogenea sulla cui sommità tristemente minacciose oscillavano le nappe del fez. E io, quando li incontravo in giro per Arcola, scappavo a casa e a mia madre, che mi chiedeva perché fossi così spaventata, rispondevo che avevo appena incontrato ‘ quelli dal piumo’”.
Erano frequenti le visite notturne delle squadre fasciste, o della polizia, a casa Rolla. “Entravano anche nella mia camera, di notte. I gendarmi guardavano dappertutto, buttando per aria la biancheria che mia madre custodiva con tanta cura. Mi saliva una rabbia incredibile, ma non potevamo farci niente. Da allora, per tutta la mia infanzia, ho sofferto di bruschi risvegli notturni. I miei mi hanno perfino portato da uno specialista…”.
Lo zio, Domenico Bruno Rolla, era un comunista arcolano. Una vita difficile e avventurosa, la sua. È stato definito “partigiano di tre Nazioni” perché ha combattuto il fascismo in Italia, ovviamente, ma anche in Spagna e in Etiopia.
Nel 1931 è costretto all’esilio in Francia, da dove parte volontario per difendere la Repubblica Spagnola, in una guerra dall’esito infausto, ma che ha, almeno, riunito gli oppositori alle dittature di tutto il mondo. Dopo la vittoria del dittatore Franco, Bruno va in Etiopia, dove prende parte all’organizzazione della resistenza interna contro l’occupazione fascista italiana. Insieme con lui, Ilio Barontini, che poi viene addirittura nominato dal Negus vice imperatore di Abissinia, e Anton Ukmar: è il gruppo dei “Tre Apostoli”, Paulus, Barontini, Johannes, Ukmar e Petrus, appunto Rolla. Anche qui, è una sconfitta, ma Bruno non si arrende e continuerà la lotta di liberazione nel suo Paese.
Mimma ricorda una visita allo zio, che si trovava momentaneamente nel carcere spezzino di Villa Andreino. “Siamo andati con tutti i parenti e, pur essendo consapevoli della situazione in cui si trovava, eravamo comunque rassicurati nel vederlo ancora vivo. Io ero talmente cresciuta che all’inizio non mi aveva riconosciuta. Lui invece aveva gli occhi di sempre, vitali e interrogativi, nonostante il fisico mostrasse tutte le sofferenze”.
La stessa determinazione di Bruno Rolla si trova in sua nipote. Mimma era una ragazza minuta, ma ha svolto compiti ad alto rischio: collegamenti tra formazioni, trasporto di messaggi, armi e materiali, supporto logistico e organizzativo alle azioni partigiane. La sua attività, però, è andata anche oltre la “lotta”: ha contribuito attivamente all’organizzazione delle donne e alla maturazione di una coscienza dei diritti femminili nel contesto della Resistenza, che poi dovevano sfociare nelle campagne informative e di preparazione al voto del 1946.
Nei Gruppi di Difesa della Donna le partigiane svolgevano un lavoro capillare: assistenza alle famiglie dei combattenti, raccolta di viveri e indumenti, diffusione di stampa clandestina, sostegno morale e politico.
“Non eravamo solo di aiuto ai partigiani. Eravamo parte della Resistenza. Senza le staffette, senza le donne, molte formazioni non avrebbero potuto resistere nemmeno poche settimane. Le donne nella Resistenza hanno avuto il primo riscatto sociale”. Per fortuna, oggi, questo ruolo indispensabile è stato riconosciuto dalla storiografia ufficiale e non solo, mentre per anni è rimasto ai margini della narrazione resistenziale.
Mimma Rolla e la famiglia, dopo la caduta di Mussolini, vanno a stare a Borgotaro. Così era stato consigliato da alcuni amici, perché la situazione ad Arcola era diventata esplosiva. Ma la giovane donna non sta con le mani in mano. Nel suo racconto di quel periodo, c’è tutta l’angoscia per l’incontro con i soldati sbandati, in quella che è una delle pagine più buie della nostra storia, ma anche l’orgoglio di aver fatto, lei, giovanissima, da maestra di scuola. “C’era una meravigliosa biblioteca, con romanzi e saggi di autori russi e francesi, di certo non destinata ai ragazzi. Ho sempre pensato che rappresentasse un nascondiglio, per far sì che quei libri non venissero bruciati”.
Il rogo di libri e opere d’arte “scomode” è sempre stata una costante dei regimi totalitari. Il nazismo aveva addirittura una definizione, “entartete Kunst”, arte degenerata, con autori del calibro di Pablo Picasso, Marc Chagall e Paul Klee, per limitarsi solo a pochi esempi, nella lista dei “cattivi”. Che non dovevano essere di necessità ebrei, ma esponenti di un tipo di creatività che non si uniformava alle regole volute da Hitler che, fra i suoi tanti difetti, aveva anche quello di credersi un grande esperto d’arte.
Per non parlare poi dei libri…Le opere, tra gli altri, di Karl Marx, Sigmund Freud, Bertolt Brecht, Thomas Mann, Franz Kafka, Ernest Hemingway e Jack London, secondo i nazisti, meritavano solo le fiamme. E stessa cosa, anche se di riflesso, come è successo sovente, l’ha applicata il fascismo.
Dopo la guerra, Mimma è tra le poche donne a laurearsi in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Pisa. Si è specializzata in Endocrinologia e ha insegnato Fisiopatologia Endocrina presso la Facoltà di Medicina di Pisa ed Endocrinologia, Andrologia ed Endocrinologia e Malattie del Ricambio ad indirizzo Diabetologico nelle scuole di specializzazione, collaborando poi con Università italiane ed estere. Ha fondato, a Pisa, il Centro Adolescenti, dedicato ai disturbi dell’alimentazione, in un’epoca in cui di anoressia e bulimia si parlava solo sulle riviste specializzate.
Mimma Rolla non ha mai dimenticato il suo passato, anzi, è stata sempre una testimone attiva, dedicandosi allo studio, alla ricerca storica e alla trasmissione della memoria. La testimonianza era diventata per lei una forma di responsabilità: significava impedire l’oblio e contrastare ogni tentativo di banalizzazione o revisionismo. Che ci sono stati, ci sono e, purtroppo, ci saranno in futuro.
“Raccontare non era un esercizio di nostalgia. Era un dovere verso chi non era tornato e verso chi sarebbe venuto dopo di noi”. Parole importanti, ancora di più oggi, quando i protagonisti, ormai, non possono più esprimersi in prima persona.
“La mia adesione alla lotta di liberazione non è stata una scelta improvvisa o eroica. Fu la conseguenza naturale di ciò che vedevamo e subivamo ogni giorno”. Tutto ciò, in piena consapevolezza del pericolo e con una maturità notevole, nonostante gli anni giovanili. “Sapevamo che bastava un controllo, una delazione, per non tornare più a casa. Ma non era questo a fermarci. Avevamo paura, certo. Ma la paura non bastava a farci rinunciare”.
L’episodio che racconta Mimma Rolla lo abbiamo già letto a proposito di Laura De Fraia, sua compagna di paese, di partito e di lotta partigiana. Però vale la pena risentirlo, perché emblematico dell’entusiasmo, forse anche un po’ dell’incoscienza, di quelle che, in fondo, erano all’epoca delle ragazzine, ma hanno dimostrato un coraggio da grandi donne.
“Era l’estate del 1944. Il CLN voleva compiere in tutta la provincia un’azione irruente per dimostrare al nemico la presenza dell’organizzazione clandestina sul territorio. Era stato deciso che, contemporaneamente, comparisse ovunque la scritta murale ‘W i Patrioti’. In seguito è arrivato il contrordine per il Comune di Arcola, a causa dell’arresto di un compagno. Noi ragazze, però, a insaputa di tutti, abbiamo deciso di eseguire ugualmente le scritte. Il mio gruppo, durante l’azione, si è imbattuto prima in una pattuglia tedesca e poi in una della X Mas. Ci siamo nascoste nei portoni e abbiamo fatto il lavoro. Il giorno dopo, i muri e le strade di Arcola erano segnati dalla scritta rossa ‘W i Patrioti’ e la gente diceva che i partigiani erano scesi dai monti. Nel pomeriggio c’è stato un rastrellamento e tra i fermati c’era anche mio padre. Fortunatamente, tutti i prigionieri sono stati rilasciati durante la notte. Alcuni giorni dopo i dirigenti ci hanno rimproverato per l’atto di indisciplina…”.
Atti di coraggio, ma anche episodi di puro dolore, come l’uccisione, da parte delle Brigate Nere, del partigiano Enzo Fosella, il 28 marzo 1945, a Pietralba, fra Arcola e Pitelli. “Rivedo il funerale di Enzo: è una processione di sole donne, allineate con disciplina in una duplice fila, nella fierezza del loro dolore. Precedono il feretro lungo la strada di Pitelli, in un severo e tristissimo silenzio tale che mi pare di non averne più avvertito l’eguale. Alcune giovanissime portano in mano dei fiori a significare che ‘bisogna essere duri senza dimenticare la tenerezza’” (celebre frase di Che Guevara, n.d.r).
“È stato il 1944 a cambiare la vita e soprattutto il sentire di molti, a sviluppare le capacità di una resistenza interiore che aiutava a sopportare con dignità il dolore. Per gli adolescenti, fu un crescere più rapido verso l’età adulta per le responsabilità che venivano assumendo”.
Ma qualcosa della giovinezza resta sempre. “Mi incontravo con Borgatti, ‘Silvio’ (è stato segretario provinciale del PCI spezzino fino al novembre 1945, e, durante la Resistenza, era il rappresentante comunista nel CNL provinciale, n.d.r) ai giardini pubblici spezzini, prima di andare a scuola. All’epoca frequentavo il Liceo Scientifico Pacinotti. Una volta, avevo un fiocco rosso sulle scarpe. Lui mi ha consigliato di evitare, visto che dovevo poi passare davanti alla caserma delle Brigate Nere. Del resto, il colore rosso è stata una costante della mia vita. Quando venivano i gendarmi a casa a fare le perquisizioni, ancora prima che cadesse il regime, trovavano nei cassetti numerosi indumenti rossi. Ma mia madre, pronta, rispondeva che, siccome ero bruna, il colore mi stava bene…
Quello era il mio mondo, con le sue gioie, i disagi e le paure. In esso si svilupparono la mia affettività e la sensazione di appartenere ad una numerosa famiglia, dove mi sentivo accolta con amore e di cui assorbivo le scelte ideali. Questo senso di appartenenza mi è rimasto nel ricordo indelebile e forte come non l’ho mai provato all’interno di altre comunità che ho frequentato (la scuola, l’università, l’ospedale, etc.) Si è invece reso cosciente e concreto proprio nel periodo della Resistenza”.
Biblio/sitografia
Mimma Rolla, La mia Resistenza. Memorie e riflessioni di una partigiana, a cura di Bianca Lena, Edizioni Giacché, 2018.
Marco Ferrari, Il partigiano che divenne imperatore, Laterza, 2025.
La trascrizione dell’intervista
https://comune.arcola.sp.it/vivere_il_comune/luoghi/luogo_46.html