La Fondazione ETS Istituto Spezzino per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea esprime profondo cordoglio per la scomparsa di Carla Ambrosi, socia partecipante che ha sostenuto con dedizione e passione le attività del nostro Istituto.
Con la sua presenza, il suo impegno e la sua attenzione verso i valori della memoria storica, della Resistenza e della Costituzione, Carla ha offerto un contributo prezioso, lasciando un ricordo di grande stima e affetto.
La Presidenza, il Consiglio Direttivo e tutti i soci si stringono attorno alla famiglia e ai suoi cari in questo momento di dolore.
L’ISR spezzino, con il contributo di Fondazione Carispezia, ha creato una nuova sezione del sito per ricordare quelle figure femminili che nel 1946 con il loro voto, con un gesto semplice, ma dal valore immenso segnarono un momento di svolta, tra entusiasmo, curiosità e consapevolezza di vivere un passaggio epocale.
A partire da dicembre 2025 e per tutto il 2026, ogni mese verrà pubblicato un testo di questa rassegna, a cura di Annalisa Coviello.
Elettrici del 1946non è soltanto una formula storica, ma un titolo simbolico di riconoscenza. Racchiude il senso di una conquista civile ottenuta con determinazione e vissuta come atto di libertà interiore e politica, che aprì la strada a un’Italia nuova, democratica e più giusta.
Le motivazioni: a “Maria Cristina Mirabello per l’appassionato impegno nel campo della ricerca storica, svolto con rigore e sensibilità civile. Le sue pubblicazioni dedicate alla Resistenza nello spezzino hanno permesso di onorare la memoria della città e di evidenziarne il ruolo cruciale come baluardo di dignità umana. Le sue opere rappresentano un punto di riferimento della storiografia locale, trasformando la ricerca in memoria viva e orientando le nuove generazioni ai valori della libertà e della democrazia.”
A lei vanno le congratulazioni sincere di tutto l’Istituto per questo importante riconoscimento.
Nel corso delle ricerche che mi hanno portato alla stesura del libro sul Battaglione garibaldino “Melchiorre Vanni”1, ho trovato numerosi documenti d’epoca che, argomentando, spesso con accenti di bellica fierezza, le ragioni della scelta resistenziale alla base della guerra contro tedeschi e fascisti, mantenevano però lo sguardo fisso sulla pace, una vera e propria bussola di orientamento per il futuro.
Basti pensare all’inno scritto da Giuseppe Fasoli2 in occasione della morte in combattimento (4 marzo 1945, Pieve di Zignago, La Spezia) di Astorre Tanca3, Comandante del Battaglione “Vanni” e Medaglia d’argento al V.M. alla memoria4.
Il testo mi è stato consegnato da Paola e Sandra Mocchi, figlie di Franco Mocchi “Paolo”, Commissario Politico5 del Battaglione, in occasione di un colloquio preparatorio al libro.
Astorre Tanca (Archivio ISRSP)
L’inno, composto al momento della morte di Astorre, fu cantato, come è scritto nella Nota6 che in questo articolo lo correda, quando, in Piazza Verdi, il 25 aprile 1945, i partigiani del Battaglione “Vanni” scesero finalmente alla Spezia. Ciò successe dopo la battaglia, vinta il giorno prima, insieme ad altre formazioni della IV Zona Operativa, a San Benedetto (Riccò del Golfo), contro una residuale ma agguerrita guarnigione tedesca, che non aveva voluto arrendersi7. Poi, probabilmente, la memoria del canto venne meno, fino al 1988, quando Franco Mocchi ne sollecitò la pubblicazione.
La copia, che, insieme alla Nota8, ho avuto grazie a Paola e Sandra Mocchi, fu inoltre sicuramente distribuita nell’ottobre 1996, durante una cerimonia tenuta al Passo del Rastrello, dove si trova, frutto del coordinamento di tre province (La Spezia, Massa Carrara e Parma), un impianto monumentale dedicato alla Resistenza9.
Senza commentare in modo analitico il testo, di evidente eco manzoniano-carducciana, mi limito a segnalare le ultime righe della strofe 6: “giammai più le armi prepari alla guerra, /la Pace risplenda e la libertà”. La strofe 6 è, chiaramente, in una posizione strategica, perché prepara il culmine della finale strofe 7, in cui l’uso delle maiuscole nel caso di “ITALIA SIA UNITA” (penultima riga) e “VOLONTARI DELLA LIBERTÀ” (ultima riga), sintetizza la coloritura della lotta, improntata alla libertà e volta ad un’Italia anche idealmente unita, dopo tanto soffrire e combattere.
D’altra parte, proprio tale finalità è stata recepita, in tutto il suo portato, nei principi fondamentali della Costituzione italiana, nata dalla Resistenza10.
Note
1 “Storia del Battaglione garibaldino ‘Melchiorre Vanni’. IV Zona Operativa”, Edizioni Giacché, La Spezia, 2025.
2 Giuseppe Fasoli (1919-2013), partigiano del Battaglione “Vanni”, laureato in Giurisprudenza, esponente politico del PCI nel Dopoguerra, più volte Deputato al Parlamento, nonché, per un periodo, Presidente ISR-La Spezia. V. anche una sua intervista.
3 Un intero Capitolo del libro sul Battaglione è dedicato ai drammatici fatti del 4 marzo 1945. La figura di Astorre Tanca, che guidò la salita al Monte Gottero dei suoi uomini, nell’ambito del più grande rastrellamento nazifascista in IV Zona Operativa, il 20 gennaio 1945, ricorre in numerosi passi della pubblicazione. Per una sintesi della biografia di Tanca, v. anche.
5 La figura di Franco Mocchi (1924-1994), diventato, nel dicembre 1944, giovanissimo, Commissario Politico del Battaglione “Vanni” e rimasto in tale funzione fino alla Liberazione, è ritrovabile in molti passi del libro dedicato alla storia del Battaglione.
6 La data e il luogo della cerimonia (ottobre 1996) sono sicuramente desumibili dai documenti che pubblichiamo. Va segnalato che nella Nota c’è un errore di data riguardo alla discesa dei partigiani alla Spezia. La discesa, infatti, avvenne il 25 aprile 1945 (e non, come si legge nella Nota, il 23 aprile).
7 La battaglia, combattuta da reparti garibaldini, si svolse sotto la guida di Mario Fontana, Comandante della IV Zona Operativa. Il Battaglione “Vanni”, dopo il 4 marzo 1945, era comandato da Eugenio Lenzi “Primula Rossa” (1917-1985), cui, nel libro sul Battaglione, sono dedicati numerosi passi.
8 La Nota, in cui c’è un cenno temporale alla concessione della Medaglia d’oro per attività partigiana alla provincia della Spezia (il Decreto del Presidente della Repubblica è del 12 aprile 1996), è contemporanea alla cerimonia del Rastrello.
9 Non a caso il titolo dell’Inno è “Voci dal Sacrario”, con riferimento al Sacrario che sorge appunto al Passo del Rastrello. Per l’impianto monumentale, v..
10 Art. 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.
L’inno a Astorre Tanca
Voci dal Sacrario
Dai borghi, dai campi, dalle arse officine ci unimmo nel nome d’Italia frementi e le armi impugnammo nel giorno credenti che la lotta ci desse la libertà.
E fummo legati ad un’unica sorte, un’unica fede ci rese fratelli: al giogo fascista noi fummo ribelli per amor di giustizia e di Libertà.
Non certo fratello fu chi in casa ci pose l’antico nemico: sì, quel di Legnano sì, quel delle Cinque Giornate a Milano: insieme ci tolsero la libertà.
Dicevano amore, spargevano odio; gridavano patria, pensavano all’oro: fu abuso, fu legge sfruttare il lavoro, al probo operaio negar libertà.
Le case, gli averi: avean tutto distrutto; i figli migliori gettati in catene. Ma il popolo insorse, si oppose alle pene, insorse e riprese la sua libertà.
Tornata è or la legge a difendere il giusto: comune lavoro rinnova la terra: giammai più le armi prepari alla guerra, la Pace risplenda e la libertà!
Fu meglio la morte che il vile servaggio! Non tregua né patti col truce oppressore ITALIA SIA UNITA! È il grido d’onore dei VOLONTARI della LIBERTÀ!
Giuseppe Fasoli Passo del Rastrello – Sacrario Partigiano Ottobre 1996
Nota all’inno
Questo inno fu dedicato alla memoria di Astorre Tanca, l’eroico comandante della Brigata “Vanni”, morto eroicamente in combattimento il 3 Marzo 1945 a Pieve di Zignago, quando l’autore, Giuseppe Fasoli, si era recato a Sasseta di Zignago per la sepoltura di Astorre, incaricato di restare sempre vicino alla madre di Lui – Armida – ed alla nipote Ordisia che la accompagnava.
L’inno venne subito insegnato ai partigiani garibaldini nella chiesetta di Imara ed essi poi lo cantarono come INNO DEI VOLONTARI DELLA LIBERTÀ durante la discesa alla Spezia il 23 Aprile 1945 e dopo, nelle manifestazioni che si susseguivano.
Nel 1988 Franco Mocchi, il commissario “Paolo”, proprio della Brigata “Vanni”, ne sollecitò la pubblicazione e ciò fu fatto. Oggi vivono ancora altri partigiani che ricordano bene che l’inno risuonò nei giorni della Liberazione anche in Piazza Verdi.
Nel momento in cui viene conferita la Medaglia d’Oro al V.M. alla Provincia della Spezia si trova opportuno farlo conoscere più ampiamente, con l’animo più sereno.
I tempi sono mutati. Ma i fatti storici non si possono dimenticare. Lo scontro politico oggi in Italia fortunatamente non più resta cruento come nel 1943-45. L’indignazione provata dopo le fucilazioni e le deportazioni del Novembre-Dicembre 1944, dopo i tanti morti nel rastrellamento del Gennaio 1945, le esecuzioni di Vezzano, Chiappa, Follo del Febbraio 1945, è stata giustamente superata.
La pacificazione è da considerare come onoranza ai Caduti. È quindi proprio dai Caduti che si deve ascoltare l’esortazione che gli Italiani si sentano uniti nel volere e costruire una Patria libera e sempre più giusta.
Pieve di Zignago, anni Cinquanta del Novecento (Collezione Zodda)
Uno sguardo da oggi a 27 anni fa (anno scolastico 1997-1998, V A, Liceo Scientifico A. Pacinotti, La Spezia).
di Maria Cristina Mirabello
In occasione della presentazione al pubblico dell’archivio di Franco Franchini, donato liberalmente a ISR La Spezia dalla famiglia, ho recuperato dalle mie carte private un documento raro e significativo: le pagine che potete leggere testimoniano infatti la disponibilità di Franchini a spendersi per il mondo della scuola che, come tenne a dirmi, lo aveva visto figurare, per un breve periodo, anche come docente.
Nel 1997-98 la classe V A del Liceo Scientifico “Pacinotti” (Preside: Maria Giovanna Delfino) completò, avendolo in qualche modo già iniziato in IV, il Progetto “Patria, patrie: identità e differenziazione”. Le materie interessate furono: Italiano- Latino (docente: Marisa Bernardini); Storia- Filosofia (docente: Maria Cristina Mirabello).
All’epoca, avanzando, sia nei fatti che nel dibattito pubblico, il concetto di globalizzazione, le docenti interessate decisero di lavorare impostando una programmazione ricavata dentro l’orario curricolare, sul concetto di “patria” (svariate accezioni storico-letterarie di esso), a partire soprattutto dall’Ottocento, con riferimento specifico, ma non unico, all’Italia del Risorgimento e del Novecento, con propaggini, per Storia, fino al secondo Dopoguerra.
Il percorso, molto complesso, comprendeva testi primari e testi critici tratti da una pluralità di fonti, rispondendo allo scopo di indurre gli studenti a ragionare per problemi: su questi ultimi fu anche svolta una verifica finale, concordata tra le due docenti.
Quell’esperienza non fu però solo cartacea. Infatti, per Storia, ritenni che occorresse far sentire alla classe V A anche la viva voce di chi, nel corso della Resistenza, aveva scelto di agire, in nome di quali motivazioni, con quali modalità e scopi, a favore della “patria Italia”. Perché, come ben sappiamo, la Resistenza rappresentò tre guerre in una: patriottica, civile, di classe.
Tre furono le personalità della Resistenza, nonché, in un caso, della Deportazione, coinvolte: Bianca Mori Paganini (17 febbraio 1998), Flavio Bertone (26 febbraio 1998), Franco Franchini (11 marzo 1998 e 15 aprile 1998).
Lo schema-base degli incontri, e quindi delle domande che sarebbero state fatte, preparato in classe con gli studenti a seguito di una discussione assai vivace, venne fornito in anteprima a ciascuna delle tre personalità, anche se, di fatto, ogni incontro si diversificò molto, nel suo concreto attuarsi, dagli altri.
Come si può notare, solo Franchini fu impegnato per due tornate: perché i ragazzi furono molto curiosi di sapere e perché la prima seduta risultò essere una sorta di lezione frontale introduttiva a quella che sarebbe stata la parte più propriamente dialogica, costituita dal secondo intervento. Nell’intervallo di tempo, tra marzo e aprile 1998, la classe ebbe inoltre modo di completare con me argomenti di storia del Secondo Dopoguerra, che risultarono particolarmente utili per capire la riflessione complessiva di Franchini, il quale si mostrò molto contento di poter parlare con studentesse e studenti.
Il fascicolo è così composto: trascrizione sintetica dei due incontri curata da uno studente della V A, a.s. 1997-98; alcune pagine, del tutto riassuntive del Progetto, allegate per consentire a chi legge di contestualizzare l’incontro con Franco Franchini. NB: la riproduzione, consistendo in scansioni pdf da originale, è conforme a quest’ultimo, anche nei refusi di spaziatura.
Maria Cristina Mirabello vicepresidente e responsabile scientifica di Fondazione ETS- ISR La Spezia
Riceviamo dall’Istituto Nazionale “Ferruccio Parri”, capofila degli Istituti Storici di cui anche ISR-La Spezia fa parte, il testo della “lectio magistralis” pronunciata dal prof. Paolo Corsini nella nostra città il 29 aprile 2025 (Teatro Civico).
La lezione si propone, come dice nella Premessa l’Autore, di svolgere “Alcune riflessioni in relazione al tema della memoria rapportate alle vicende dell’antifascismo e della lotta di Liberazione, nonché di richiamare, attribuendole la giusta dimensione, dopo anni di sottovalutazione se non addirittura di oblio e rimozione, quella che è stata definita la ‘Resistenza di sopravvivenza’, ‘senz’armi’, ‘l’altra Resistenza’, vale a dire l’opposizione degli Internati militari (Imi) al nazifascismo, quei circa 650.000 tra soldati e ufficiali tradotti dopo l’8 settembre 1943 nel Terzo Reich, imprigionati nei lager e sottoposti ad ogni forma di sofferenza, di angherie e di soprusi”.
A cura di Patrizia Gallotti e Maria Cristina Mirabello
80° anniversario di una giornata particolare
25 aprile 1945 alla Spezia
A cura di Patrizia Gallotti e Maria Cristina Mirabello
A ottant’anni dalla Liberazione1 il nostro Istituto pubblica una breve2 fotocronaca di quella memorabile giornata per la città della Spezia (e degli avvenimenti immediatamente precedenti legati ad essa), corredando le immagini di sintetiche spiegazioni. I partigiani combatterono la loro battaglia finale3 a San Benedetto (Riccò del Golfo) il 24 aprile 19454, sconfiggendo l’ultima guarnigione tedesca che non si era arresa e liberando, grazie a tale vittoria, la strada agli Alleati, i quali si dirigevano a Genova.
Il giorno dopo i partigiani poterono così scendere dal Passo della Foce5, incontrandovi le prime avanguardie della 92° Divisione “Buffalo”, per rivedere finalmente la loro città6.
Era dunque il mattino del 25 aprile7 quando, in una bella giornata di sole, ci fu la sfilata, fondamentalmente secondo la traiettoria Piazza Brin, Corso Cavour, Via Chiodo: il corteo, alla cui testa erano Mario Fontana8 e Tommaso Lupi9 (rispettivamente Comandante e Commissario Politico della IV Zona Operativa), arrivato in Piazza Verdi, si incrociò con il grosso delle truppe alleate10, le quali transitavano dalla Spezia per arrivare a Genova.
La scena di tale incontro fisico risultò non solo visibile ma, a detta di testimoni dell’epoca, particolarmente emozionante, per chi ebbe la possibilità di guardarla dalle finestre del Palazzo del Governo (rimasto miracolosamente illeso, nonostante i rovinosi bombardamenti), dove Pietro Mario Beghi “Mario”11, Segretario del CLN spezzino12 e Prefetto della Spezia13, attendeva i reparti partigiani, avendo lì convocato la riunione del primo CLN della Liberazione.
L’organigramma della IV Zona Operativa era in quella data così configurabile14
FOTOCRONACA
Una porzione di mappa geografica per capire la collocazione del Comune di Riccò del Golfo (SP), in cui avviene la battaglia di San Benedetto15.
Battaglia di San Benedetto (Riccò del Golfo): questi erano gli ordini alle ore 12 del 24 aprile 194516.
Il campanile della chiesa di San Benedetto (Comune di Riccò del Golfo, SP), punto nevralgico dell’omonima battaglia (24-4-1945), oggi17.
Il cippo (Debbio-Riccò del Golfo, SP), che ricorda oggi il luogo in cui il mortaio impiegato dai partigiani nella battaglia di San Benedetto (24-4-1945) esplose, causando tre morti18.
La lapide su strada, a San Benedetto, in ricordo dell’omonima battaglia (24-4-1945)19.
25 aprile 1945: La Spezia. Sfilano i reparti partigiani. Primi tre da sinistra: Lorenzino Tornabuoni (Ispettore per “Giustizia e Libertà”), quindi Mario Fontana (Comandante della IV Zona Operativa), Flavio Maggiani (Ispettore per le Brigate “Garibaldi”)20.
25 aprile 1945: La Spezia. La stessa sfilata della foto precedente interpretata in un fumetto attuale21.
25 aprile 1945: La Spezia. Sfilano i reparti partigiani: terzo da sinistra Tommaso Lupi, Commissario Politico della IV Zona Operativa, quinto, Giovanni Ceragioli, Commissario Politico della I Divisione “Liguria-Picchiara”, sesto, Luciano Scotti, Comandante della I Divisione “Liguria-Picchiara”, al suo fianco, Anselmo Corsini, Commissario Politico aggiunto della I Divisione “Liguria-Picchiara”22.
25 aprile 1945: Piazza Verdi (La Spezia). Immagine di un gruppo della Brigata garibaldina “Cento Croci”. Si riconoscono, in primo piano, da sinistra a destra: il Comandante Alberto Perego, al centro l’ufficiale Varese Antoni, a destra il Commissario Politico Terzo Ballani23.
25 aprile 1945: La Spezia. Un gruppo del Servizio Sanitario IV Zona Operativa: al centro, con i baffi, il prof. Mario Farina, a destra suo fratello, Sergio Farina, all’epoca ancora studente universitario di Medicina24.
Il Palazzo del Governo, oggi (sede della Prefettura e della Provincia della Spezia): dalle sue finestre, la mattina del 25 aprile 1945, fu possibile vedere l’incontro, nell’attigua Piazza Verdi, del grosso delle truppe alleate con i reparti partigiani scesi dal Passo della Foce25.
La targa che, collocata alla Spezia sul Palazzo degli Studi, in Piazza Verdi, ricorda oggi la vittoriosa discesa dei partigiani dai monti26.
27 aprile27 1945: sfila alla Spezia, in Via Chiodo, il Battaglione “Zignago-Gindoli” (Colonna “Giustizia e Libertà”). Si riconoscono in prima fila, da sinistra a destra, il Comandante Amelio Guerrieri, la partigiana Carmen Bisighin, il Commissario Politico Giorgio Oldoini28.
27 aprile 1945: la sfilata del Battaglione “Zignago-Gindoli”, interpretata in un fumetto attuale29.
Una foto scattata nei giorni della Liberazione. Tre partigiane della Brigata “Gramsci”. Da sinistra a destra: Vera Del Bene, “Kety”, Elena Scarpato30.
Un reperto storico: bracciale CLN, senza nome, ma con numero di riconoscimento individuale, per chi operò nei giorni della Liberazione alla Spezia31.
Il monumento alla Resistenza (La Spezia, Giardini Pubblici) interpretato in un fumetto attuale32.
2 Per un’analisi più estesa ed approfondita degli avvenimenti relativi al 24 e 25 aprile 1945, in relazione alla battaglia di San Benedetto e alla discesa in città, compresi gli apporti sulla questione provenienti da più fonti, si rimanda al recente libro Fondazione ETS-ISR La Spezia, “Storia del Battaglione garibaldino ‘Melchiorre ‘Vanni’. IV Zona Operativa”, di Maria Cristina Mirabello, Edizioni Giacché, La Spezia, gennaio 2025 (Capitoli 26-27 ed Epilogo).
3 Le forze che, essendo lì presenti il Comandante della IV Zona Mario Fontana e il rappresentante della Missione inglese John Henderson, si scontrarono con i tedeschi a San Benedetto, erano fondamentalmente garibaldine (Brigata “Gramsci”, costituita dai Battaglioni “Vanni”, “Maccione”, “Matteotti-Picelli”, dipendente dalla Divisione “Liguria-Picchiara”, e Brigata “Cento Croci”). Altri reparti partigiani operarono, su ordine del Comando IV Zona, in settori territoriali diversi. In un quadro coordinato rispetto agli Alleati, il Battaglione “Val di Vara” (Colonna “Giustizia e Libertà”) fu infatti impegnato nella zona di Aulla (la liberazione di Aulla, dove gli Alleati entrarono il 25 aprile mattina, avvenne nella serata-notte tra 24 e 25 aprile). Sulle colline della Spezia, il Battaglione “Zignago-Gindoli” (Colonna “Giustizia e Libertà”) affrontò gli ultimi residui nazifascisti a Monte Albano. Nell’area orientale della provincia agì invece la Brigata garibaldina “Ugo Muccini” che, operando in accordo con gli Alleati, li precedette nella liberazione di Sarzana il 23 aprile 1945.
4 L’avvenimento è ricordato, al Debbio di Riccò del Golfo, da un cippo (v. fotocronaca) e, a San Benedetto, da due lapidi, in due luoghi diversi, di cui una posta sul muro di una casa (lato strada), l’altra sulla strada (per l’immagine di quest’ultima, v. sempre fotocronaca).
5 Sul Passo c’è una lapide, restaurata in occasione dell’80° della Liberazione, con la seguente iscrizione a lettere maiuscole: “Domata alfine a Viseggi/l’estrema rabbia nazista/qui/ dalla Foce dei monti che abbracciano la terra natale/anziani e giovani partigiani/placarono la nostalgia/ della sofferta, lunga vigilia/ rivedendo con amore/il 23 aprile 1945/le case paterne dove/ nella riconquistata libertà/riprendere a vivere” [NdR: in realtà non 23, ma 25 aprile].
7 La discesa dal Passo della Foce in città fu, con certezza, il 25 aprile. Nelle memorie di chi ha ricordato, ad anni di distanza, per orale o per scritto, tali avvenimenti, sono talvolta ritrovabili date non coincidenti. La stessa disomogeneità si verifica in talune lapidi.
8 V. https://www.isrlaspezia.it/wp-content/uploads/2014/10/Fontana-Mario-via.pdf.
9 V. https://www.edizionigiacche.com/opera/tommaso-lupi-partigiano-artefice-della-stampa-clandestina-antifascista-58.
10 Come già detto, alcuni reparti degli Alleati erano arrivati in città il giorno prima.
14 La mappa, tratta dal già citato “Storia del Battaglione garibaldino ‘Melchiorre ‘Vanni’. IV Zona Operativa”, è pubblicata per gentile concessione delle Edizioni Giacché.
15 Particolare tratto da “Mappa della Liberazione della provincia delle Spezia”, a cura di Maurizio Fiorillo-Progetto grafico di Riccardo Pioli. Documentazione e fotografie Istituto Spezzino per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea, 2005 (in occasione del Sessantesimo della Liberazione).
16 Collezione privata. Il documento, scritto a mano e firmato “Gonzaga”, cioè Luciano Scotti, Comandante della Divisione “Liguria-Piacchiara” (da cui dipendeva anche la Brigata “Gramsci”), è stato inaspettatamente trovato all’inizio di aprile 2025. Si ha ragione di credere, per i vari riferimenti contenuti in esso, che riguardi proprio la battaglia di San Benedetto.
19 Immagine tratta da ISR La Spezia “I Sentieri della libertà. Dalla città della Spezia a San Benedetto, il paese dell’ultima battaglia. Percorsi per riflettere” di Sandro Centi e Maria Cristina Mirabello, Edizioni Giacché, 2022. Sulla lapide è inciso, a lettere maiuscole, quanto segue: “Dagli aspri monti/ dopo 20 mesi/ scesi al piano/ per l’ultima battaglia/ qui/ il 24 aprile 1945/ i partigiani della IV Zona Operativa /aprirono la strada/ alla liberazione della Spezia/piegando il truce nazista all’umiliazione della resa”. A San Benedetto esiste, come è stato già osservato, anche un’altra lapide, posta sul muro di una casa (lato strada). Questa l’iscrizione a lettere maiuscole: “Su questa linea/fu versato/l’ultimo sangue/La terra baciò/ gli ultimi morti/prima che/ il fragore /delle armi//cessasse/ il 24 aprile 1945”.
21 Immagine tratta dal fumetto “La conquista della libertà” di Yassine Essaid e Gianluca Broccini (Sentieri di libertà, storie a fumetti, Fondazione ETS-ISR La Spezia, 2024).
26 Collezione privata. Sulla targa è incisa, a lettere maiuscole, la scritta: “Qui in un radioso giorno di aprile discesero vittoriosi/ i combattenti per la libertà/ traguardando un orizzonte di pace e di giustizia per tutti popoli del mondo/ 60° Anniversario della Liberazione”.
27 I motivi per cui il Battaglione sfila solo il 27 aprile sono ritrovabili in https://vimeo.com/107985470 (Fondazione ETS-ISR La Spezia, Voci della memoria, intervista ad Amelio Guerrieri).
31 Collezione privata. Il bracciale, ormai scolorito per il tempo intercorso, è tricolore, ed apparteneva ad una partigiana delle SAP: La scritta al centro è CNL 361. La scritta circolare è COMITATO NAZ.LE DI LIBERAZ.NE -LA SPEZIA. Le abbreviazioni: il “LE” (di NAZ.LE) e il NE (di LIBERAZ.NE) sono in apice, molto più in piccolo, per acquistare spazio. Il bracciale apparteneva a una partigiana delle SAP.
32 Immagine tratta dal fumetto “La conquista della libertà” di Yassine Essaid e Gianluca Broccini (Sentieri di libertà, storie a fumetti, Fondazione ETS-ISR La Spezia, 2024).