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Riaprono le scuole…

A cura della Commissione didattica di Fondazione ETS- ISR La Spezia1

Temi-chiave: Resistenza come “forzata scolarizzazione di massa”; Importanza dell’obbligo scolastico nelle aree libere della IV Zona operativa; Resistenza dalla e nella Scuola Superiore spezzina; Scuola superiore di élite e Scuola Superiore di massa; Democratizzazione della cultura, non massificazione della cultura e Costituzione

Premessa

Settembre 2026, riaprendo le scuole di ogni ordine e grado, abbiamo deciso di offrire ai lettori un articolo con il semplice intento di suscitare qualche spunto di riflessione tra storia, didattica, sfaccettature educative e… attualità.

Leggere, scrivere e far di conto nella Resistenza: una forzata scolarizzazione di massa?

Se ci limitiamo a leggere i documenti relativi alla Resistenza in IV Zona Operativa, quella che riguarda quindi direttamente la provincia della Spezia, ci rendiamo conto di come, pur nell’asprezza e nelle difficoltà contingenti, il problema della scuola, e comunque di una formazione culturale per un’intera generazione di giovani che aveva aderito alla lotta, fosse presente2.

Si trattava di procedere ad un’opera che sarebbe semplicistico definire di solo indottrinamento (che pure poteva anche esserci, basti pensare alla funzione formativa e di controllo dei Commissari politici) ma che aveva invece lo scopo più vasto di unire piano militare e piano pedagogico-morale, in una sorta di “scuola di vita”.

D’altra parte, solo così la progressiva articolata normativizzazione, opera del CLN e trasmessa “burocraticamente” attraverso i vari gradi di comando militare poteva essere recepita nei modi più corretti e funzionali ad una lotta ostinatamente unitaria nonostante le difficoltà, contro il nemico nazifascista, la cui sconfitta non era per niente scontata nel momento della scelta post 8 settembre 1943.

Con una qualche forzata attualizzazione da parte nostra potremmo perfino dire che il richiamo continuo dei Comandi superiori alla lettura e all’applicazione delle circolari emanate possa essere identificato con una specie di “analisi del testo”, visto che spesso, e lo si evince dalla documentazione, i destinatari non corrispondono pienamente, nell’applicazione, allo spirito e alla lettera delle consegne, come episodi di indisciplina, a dire il vero sempre più minoritari con il passare del tempo, denotano.

E tuttavia, tolta le forzatura consapevole per avere usato il termine “analisi del testo”, molto più neutro e “didattico” rispetto alla questione della disciplina/indisciplina, su cui si potrebbero spendere fiumi di inchiostro3, cerchiamo di immaginare che cosa dovette essere davvero per giovani4 che, nella maggior parte, avevano fatto solo la quinta elementare (frequentemente nemmeno quella5) confrontarsi con la burocrazia partigiana, con la necessità di tenere aggiornati gli elenchi dell’organico e delle risorse, di ricevere, leggere, capire, archiviare e diramare documenti, in declinazione dal Comando superiore della Zona a quelli di Brigata, di Battaglione, e da lì fino ai Distaccamenti e alle Squadre6.

In un certo senso avvenne una specie di scolarizzazione forzata che costrinse molti a confrontarsi con la parola scritta, difficile da usarsi sempre, ostica particolarmente nel caso di comunicazioni a carattere burocratico militare, come si può vedere nei documenti archiviati, perfino nel caso in cui gli scriventi siano diplomati. Proprio perciò, se è fondamentale impratichirsi del “mestiere delle armi”, nel quale sono gli ex militari, specie quelli che hanno trascorso più tempo in guerra, ad avere più esperienza, se per le esigenze collaterali legate alle conseguenze belliche sono necessari infermieri, medici, studenti universitari di medicina, oltre ad essi, riguardo alle questioni contabili, archivistiche e comunicative, vengono apprezzati coloro che “sanno scrivere” o che comunque profondono, anche con qualche sforzo, il loro impegno per farlo.

L’importanza della scuola come istituzione. Il caso della Scuola Elementare nelle aree libere del territorio spezzino (autunno 1944- aprile 1945)

Gli organismi resistenziali, e quindi non solo i singoli individui di cui abbiamo traccia nei ricordi e nelle corrispondenze, attribuiscono alla scuola un valore fondamentale, tanto che, nel momento in cui sorgono aree liberate da tedeschi e fascisti, rilevante è l’attività volta a ripristinare l’attività scolastica7.

Leggere le pagine di archivio che denotano una acclarata funzione non solo bellica, ma di vero e proprio governo delle istituzioni civili, scuola e Comuni, da parte delle forze resistenziali, ci consente di verificare come in un contesto tanto drammatico, quale quello del novembre 1944, emerga consapevole il pensiero di costruire. Guardiamo, sulla scorta dei documenti, che cosa succede per la Scuola elementare.

In data 3 novembre 1944 il Commissario “Mario”8 della Brigata Matteotti9 si rivolga al Comando I Divisione Liguria10 informandolo di avere preso accordi per poter procedere all’apertura della scuola di Varese Ligure, avendo notificato altresì tale intenzione al Provveditore agli Studi spezzino.

Puntuale e rapida è la risposta del Colonnello Fontana, il quale, in data 5 novembre, risponde in senso positivo a “Mario”, dicendogli che difficilmente però il Provveditore potrà chiedere al governo repubblicano11 il pagamento dei docenti e che comunque il Comando IV Zona si occuperà di inviare al Provveditore la richiesta.

Fontana non si ferma qui e passa alla formalizzazione della questione con una lettera in cui, rivolgendosi proprio al Provveditore e al CLN spezzino, li informa che sono stati presi accordi con la Direttrice di Sesta Godano, cui è stata lasciata “piena libertà per la scelta degli insegnanti”. Sempre Fontana assicura che il suo Comando “Garantirà la tranquillità e la sicurezza in quei paesi ove le scuole riprenderanno la loro attività”, osservando, a beneficio delle orecchie del Provveditore (quasi fosse del tutto scontato, ma sappiamo bene che così non era), come, nella situazione prospettata, sia inutile soffermarsi sull’opportunità che “insegnanti e impiegati siano regolarmente retribuiti”12.

Seguono ulteriori documenti: in uno, firmato dal Comandante del Raggruppamento Brigate Garibaldi “Vittorio”13, e in realtà precedente, se la datazione che si legge è corretta, alla lettera di “Mario”, apprendiamo che la direttrice di Sesta Godano ha richiesto il nulla osta al Comando I Divisione Liguria per far iniziare le scuole nei “paesi controllati dalle formazioni partigiane” e, al contempo, il nulla osta all’insegnamento per un maestro, ex ufficiale di complemento “che finora ha collaborato efficacemente con le formazioni partigiane”.

Il 14 novembre sempre Fontana comunica a tutte le Brigate dipendenti e al Maggiore Gordon Lett14 la riapertura delle Scuole elementari, precisando che sono avvenuti incontri in tal senso con “alta autorità scolastica15 della Provincia”, che la riapertura è stata convenuta nell’interesse delle popolazioni civili, che gli insegnanti scelti dovranno essere “idonei professionalmente e politicamente all’insegnamento”16, che entro il 25 novembre dovranno arrivare al Comando Divisione i nomi dei docenti e che a questi ultimi saranno pagati regolarmente gli stipendi da parte del Provveditorato.

I preziosi reperti di archivio conservano alcune schede originali da cui ricaviamo le generalità dei singoli docenti, quando si sono diplomati, la situazione materiale dei locali da adibire a scuola, ad esempio nel Comune di Varese Ligure (e sue frazioni). Le sedi elencate, a cura del Comune di Varese Ligure in data 1° dicembre, sono numerose, compresi i docenti addetti, e corrispondono “alle località17 di questo Comune già sedi di scuole con l’indicazione del maestro incaricato dell’insegnamento”18.

Si arriva così al 3 dicembre 1944, quando il Comando della I Divisione Liguria, rivolgendosi alle Brigate dipendenti ordina che chi non abbia ancora ottemperato a inviare l’elenco degli insegnanti lo faccia e che le attività scolastiche riprendano immediatamente motivando, dove ciò non sia avvenuto, la causa.

Altra documentazione della ripresa scolastica riguarda la zona controllata dalla Colonna Giustizia e Libertà. Abbiamo perciò, in data 3 dicembre 1944, una corrispondenza19 da parte del Comando I Divisione Liguria con il Comando della Colonna. Dal documento20 apprendiamo i nomi delle sedi scolastiche e dei maestri che insegnano presso di esse. Le scuole sono sei: una a Castello di Madrignano, due a Tranci, una a Bruscarolo, una a Usurana e una al piano di Madrignano. Apprendiamo anche che tra i maestri impiegati, quattro sono partigiani del Gruppo “Cavallo” di GL.

La popolazione, sia residente che sfollata, sembra non limitarsi però ad accogliere con passiva soddisfazione l’attività scolastica in corso, ma vigila sulla qualità di essa, tanto che in data 2 febbraio 1945, “Otello” (cioè Lorenzino Tornabuoni, Comandante della Colonna GL), rivolgendosi ai Comandanti dei due Battaglioni da cui la Colonna è composta, riporta le lamentele della popolazione stessa riguardo al fatto che “le lezioni vengono impartite quasi come un passatempo”, invitando i Comandanti ad intervenire presso i rispettivi Commissari politici per vigilare ed eventualmente per sostituire gli “insegnanti inadatti”21.

Va notato infine come la questione scuole rimanga nel corso dei mesi ben presente al Comando I Divisione Liguria-Picchiara, tanto che quest’ultimo, in data decisamente posteriore, e cioè il 4 aprile 1945, poco prima della Liberazione, continua ad occuparsi22 di essa e avverte la Brigata Centocroci che “ferme restando le vostre attribuzioni riguardanti la zona adi Varese Ligure, non avete alcuna funzione di carattere ispettivo scolastico nella zona di Sesta Godano23”.

Massima attenzione, dunque, alla scuola e alla qualità dell’insegnamento24, consapevolezza insomma che le istituzioni scolastiche sono fondamentali per la vita civile e che esse vanno preservate, anche quando l’urgere della guerra sembra sovrastare tutto.

La Scuola Superiore tra guerra e Resistenza: alcuni flash

Ci siamo finora occupate di Scuola Elementare, nelle zone libere da tedeschi e fascisti, durante la Resistenza. Quanto alla Scuola Superiore, che, concentrata fondamentalmente alla Spezia e a Sarzana, era in un territorio controllato dalla RSI, ricordiamo che essa, come d’altra parte la maggior parte della cittadinanza, ebbe vita assai difficoltosa a causa della guerra, dei bombardamenti, della sorveglianza25 fascista nei confronti di studenti e docenti ritenuti a torto o a ragione non affidabili26, di rastrellamenti e retate.

A proposito della situazione di emergenza ricordiamo che nel 1944 vennero sospesi gli esami di riparazione autunnali, per cui nella sessione estiva ci furono, e gli scrutini avvennero precocemente, bocciati o promossi27.

Le vicende di quel periodo emergono soprattutto dalle testimonianze che nel corso degli anni sono state rilasciate da docenti o studenti dell’epoca.

Tra tutte, funzionale all’argomento che trattiamo, è quella di Aldo Violanti28, famoso professore di Storia e Filosofia nel Dopoguerra, giunto alla Spezia da Torino già nel novembre 1942. Approdò al Liceo Classico Costa, di cui lascia un vivido spaccato sia riguardo all’atmosfera che riguardo alle persone.

Emerge dalla sua narrazione la vita reale e quotidiana di docenti e studenti delle Scuole Superiori, sia prima dell’8 settembre che dopo tale data. Violanti parla così degli altri docenti, dell’intervento a scuola con funzione di controllo da parte di militari29, dei rifugi antiaerei, dapprima alla Prefettura e poi in via Veneto, del bombardamento che distrugge completamente la sede dell’Istituto Magistrale in cui insegnava la moglie, dello sfollamento della sua famiglia a Corniglia, del fatto che il Liceo Costa proprio a causa dei bombardamenti era stato in parte trasferito30, del fatto che la sua casa di sfollato era stata perquisita dai tedeschi dopo l’8 settembre e che, di conseguenza, avesse dovuto poi nascondersi per un certo periodo.

Se dovessimo invece illustrare il rapporto tra Resistenza e Scuola spezzina con particolare riguardo appunto a quella Superiore, argomento di questo paragrafo, allo scopo di individuare sia figure di docenti che di studenti che hanno partecipato alla Resistenza e che spesso sono purtroppo tragicamente caduti31 nel corso di essa, riterremmo utile, opportuno e bibliograficamente corretto citare innanzitutto gli Atti del Convegno del 9 dicembre 1994 “Antifascismo e Resistenza nella e dalla scuola spezzina”.

Il Convegno, promosso da ISR La Spezia, dal Comune e dall’Amministrazione provinciale della Spezia, presenta comunicazioni preziose riguardo all’argomento32. L’elenco dei titoli dei vari interventi che forniamo in nota rende solo in minima parte la ricchezza dei nomi, dei contenuti e delle riflessioni che gli Atti contengono.

Spesso, cammin facendo, lasciamo sugli scaffali pubblicazioni apparentemente vecchie, mentre sarebbe davvero il momento di rispolverarle (in occasione dell’Ottantesimo della Liberazione, non a caso, ISR La Spezia ha coniato il termine “rispolverare la storia”).

Tra le comunicazioni spicca, per vivacità di memoria e acutezza di interpretazione, quella di Lucio Roberto Rosaia33 il quale ricorda il suo professore di Storia e Filosofia, Ennio Carando. Rosaia aveva 17 anni e, quando lo conobbe, frequentava l’ultima classe del Liceo Classico Costa, Carando ne aveva 37.

La comunicazione ricostruisce sinteticamente la vita, la formazione culturale di Carando, quello che hanno detto Ludovico Geymonat e Norberto Bobbio di lui, la sua venuta alla Spezia, per soffermarsi poi su alcuni tratti del suo insegnamento.

Dice, tra l’altro, Rosaia: “Il nostro professore e amico ci aveva portato per mano a scoprire la nostra maturità e la nostra giovinezza nella sovranità della coscienza morale, ci aveva portato a scoprire che etica e politica vanno distinte ma non vanno disgiunte”, sottolineando come egli avesse una concezione “etico-religiosa della funzione dell’intellettuale e dell’educatore” di cui “ha dato la prova con la sua stessa morte34”.

Sempre Rosaia osserva: “Mi parve sempre che una delle caratteristiche della sua forte personalità fosse la ferrea coerenza del suo pensiero, a cui si aggiungeva la convinzione che la coerenza di un pensiero si rivelasse principalmente nella capacità di promuovere e dirigere l’azione, e che pertanto l’azione dovesse essere conseguente al pensiero”.

Tra ieri e oggi, tra scuola di élite e scuola di massa

Emergono dalle pagine rispolverate figure di docenti35 per molti versi eccezionali, che vanno conosciute e rispetto alle quali, anche riguardo alle più prestigiose e gloriose, occorre però porre la necessaria distanza storica che ci consenta di vederne appieno la grandezza, senza la tentazione spesso ricorrente di farne un cardine, anzi, il cardine di riferimento.

La conclusione potrebbe essere altrimenti quella di rimpiangere la situazione in cui il rapporto educativo passava attraverso una relazione quasi carismatica tra docente (non tutti i docenti, però, anzi, la minima parte anche allora) e alunni, per cui spesso le classi, là dove ci fossero insegnanti di prestigio e capaci, diventavano dei veri e propri cenacoli. Ma tale rimpianto sarebbe completamente decontestualizzato e non potrebbe reggere oggi. Infatti, la scuola degli anni Quaranta era una scuola di élite, ben diversa dalla scuola di massa attuale.

La situazione odierna è ben diversa: la scommessa più importante, e sinceramente mai davvero vinta nel secondo Dopoguerra, nonostante gli articoli della Costituzione al riguardo36, è probabilmente quella di democratizzare la cultura, non di massificarla.

Il problema è come farlo. Se infatti gettiamo uno sguardo sull’oggi, puntandolo sulla evidente problematicità e confusione delle fonti di “istruzione”, sulla progressiva scarsa qualità di esse, prima fra tutte, a prescindere dalle riflessioni sul cambiamento antropologico che comporta, quella legata all’uso massivo e poco o niente consapevole dell’Intelligenza artificiale, sulla situazione che i docenti devono affrontare quotidianamente e che è come minimo complessa, tutto ciò accresce la preoccupazione di coloro che sono sinceramente interessati alla funzione culturale e civile della scuola.

Riassumendo, e pensando alla Scuola Superiore, possiamo in sintesi osservare che nel secondo Dopoguerra la figura del docente e il suo rapporto con i discenti è rimasto fondamentalmente ancorato, fino a circa la metà degli anni Settanta del Novecento, a canoni anteriori: per cui, nel caso si verificassero situazioni eccezionali di preparazione ed empatia (non sempre necessariamente connesse tra loro) si formava una sorta di aristocrazia intellettuale che si reggeva comunque sulla personalità del singolo docente, ma, e lo sottolineiamo, solo in quei casi.

Con la riforma che rendeva obbligatoria ed unica la Scuola Media negli anni Sessanta e con l’entrata successiva nella Scuola Superiore da parte di fasce di popolazione mai pervenute ad essa in precedenza, i contesti sono cambiati, tuttavia, non sempre le modalità di insegnamento-apprendimento37 ne hanno tenuto conto.

Va detto che non si trattava di abbassare il livello, bensì di rendere fruibile la cultura anche a chi partisse da situazioni tali da rendere difficoltoso l’accesso all’istruzione superiore, elevando il livello culturale complessivo di tutti, nel rispetto delle singole differenze. Non una scuola facile, ma una scuola giusta.

Il dibattito forse più importante, e per certi aspetti più fecondo sulla questione, è avvenuto sulla scia dei Decreti Delegati del 1974.

Senza pretendere di fare la storia di quegli anni, si può dire che mai come allora più generazioni di docenti, tra esse soprattutto quella formatasi nel clima del Sessantotto, cercarono di individuare le caratteristiche di una scuola nuova, aliena dalla massificazione, attenta ai bisogni dei discenti, senza trascurare la corposità delle materie o, in talune visioni, delle aree disciplinari, una scuola in cui i docenti riuscissero a lavorare davvero insieme38.

Qualcuno ha parlato, per quella fase, di un eccesso di linguaggio “didattichese” e “pedagogese” che quasi avrebbe messo in ombra i contenuti, perché solo nei contenuti e nella passione del singolo consisterebbe davvero fare scuola39. Tuttavia, se ripercorriamo nel loro complesso i documenti di quegli anni, e questo articolo non è la sede per farlo ma propone, in qualche modo, di farlo per guardare avanti, vediamo che non è così.

Tutta la scuola, di ogni ordine e grado, fu per almeno due decenni un vero pullulare di energie a confronto, di accanite discussioni che, pur approdando spesso a opinioni diverse tra loro, avevano il merito di affrontare la questione, non lasciandola solo a direttive e circolari o ai così detti esperti che mai hanno affrontato la quotidiana fatica dello stare in classe, cioè il mestiere dell’insegnante.

Gli esperimenti forse più organici avvennero in quel tempo ormai lontano grazie a innovazioni strutturali e metodologiche che trovarono il loro corrispettivo specie nelle Sperimentazioni derivanti dai Decreti Delegati.

Nella provincia spezzina, per quanto riguarda la Scuola Superiore, sicuramente il laboratorio più importante fu quello della Maxisperimentazione autonoma del Fossati40 di cui rimangono tracce documentarie varie ed una sintesi preziosa, ad uso dei posteri, risalente al 2004.

A livello nazionale va sicuramente ricordata tutta la collana della rivista “Sensate Esperienze” (numero zero, ottobre 1987; numero 57-58, giugno/settembre 2003) che si assunse il compito di analizzare le sperimentazioni e innovazioni, sia attuate che emergenti, fare proposte, impostare confronti, promuovere dibattiti e che ebbe un certo impatto didattico anche sulle così dette scuole di ordinamento (che seguivano cioè piani di studio tradizionali) o nelle così dette Sperimentazioni ministeriali assistite.

Sempre a proposito dell’incessante elaborazione di quei decenni ha, in sede di bilancio nazionale, particolare valore documentario un libro41 uscito recentemente e che ha il grande merito di mettere insieme pezzi di storia scolastica relativi a varie realtà significative sparse nella penisola sulle quali potremmo riflettere nell’urgere dell’attuale contingenza.

Sarebbe insomma utile cimentarci in un ragionamento rigoroso sulla scuola in generale e sul suo rapporto con la società, evitando però le tentazioni di istituire paragoni schematici tra passato e presente, tra Scuola superiore elitaria e Scuola superiore di massa, non prendendo dunque a criterio di riferimento figure splendide, anche per la grandezza del loro sacrificio, ma impegnandoci almeno, come collettività pensante e proponente, per dare attuazione alla Costituzione, resa possibile dal sacrificio e dalla lotta di tanti, tra essi anche studenti e docenti, italiani e spezzini.

Note

1 La Commissione è formata da: Patrizia Gallotti, Presidente ISR, Maria Cristina Mirabello, Vicepresidente ISR, già docente di Italiano, Storia, Linguistica e poi di Storia e Filosofia, Marcella D’Imporzano, Responsabile Area didattica di ISR, già docente di Diritto ed Economia, Linda Raggio, delegata ai rapporti con i Dirigenti scolastici, già Dirigente Scolastico. Maria Cristina Mirabello è autrice della parte più propriamente storica dell’articolo. La figura del docente tra passato e presente è stata oggetto di riflessione da parte dell’intera Commissione.

2 Il problema evidentemente non riguardava solo i giovani e, tuttavia, questi ultimi costituivano la fascia di età più notevole, perché la Resistenza è per ragioni anagrafiche e fisiche costituita soprattutto da essi. Numerose sono le testimonianze di chi riferisce come, specie di sera, avvenissero letture, discussioni, appoggiate talvolta a riassunti scritti, anche se fondamentalmente le modalità di istruzione erano orali.

3 V., a livello esemplificativo, M.C. Mirabello, Storia del Battaglione garibaldino “Melchiorre Vanni”. IV Zona Operativa, Edizioni Giacché, 2025, in particolare Capitolo 9 (Dal prima al poi: tentativi di normazione e norme, infrazioni, sanzioni/punizioni, in un quadro storico-giuridico eccezionale).

4 La Resistenza militare è, come già detto, per ragioni anagrafiche e fisiche costituita infatti prevalentemente da leve giovanili.

5 I casi di scolarizzazione oltre la quinta sono, per come si desume dai documenti rimasti, che non sempre sono esaustivi a tale proposito, molto contenuti.

6 Si pensi anche ad altre operazioni non solo linguistiche, di cui permane eco nei documenti: ad esempio leggere mappe, individuare in base ad esse distanze e percorsi, disegnare simboli, usare eventuali crittogrammi.

7 AISRSP, Fondo III, Attività amministrativa IV Zona Operativa, fascicolo 639 (tutto).

8 V. Tullio Podestà.

9 Per le successive probabili attribuzioni di competenza territoriale scolastica rispetto alle varie formazioni, v. Nota 23.

10 A novembre Mario Fontana è Comandante della I Divisione Liguria. Con la ristrutturazione degli organici del dicembre 1944 comanderà la sovraordinata IV Zona Operativa.

11 Quindi, della RSI.

12 Fontana, che ha espresso a “Mario” la sua perplessità sul fatto che il Provveditorato possa procedere a pagare gli stipendi dei docenti, nella lettera al Provveditore, dà volutamente per scontato, con un abile artificio retorico, che il pagamento da parte dell’istituzione avvenga.

13 Luciano Scotti “Vittorio” si rivolge al Comando I Divisione Liguria in data 1° novembre. Con la ristrutturazione del dicembre 1944, Luciano Scotti diventerà Comandante della I Divisione Liguria-Picchiara.

14 V. Gordon Lett.

15 Dunque, il Provveditore.

16 Occorre puntualizzare che l’avverbio “politicamente” è sottolineato nel testo e che entro il 25 novembre avrebbero dovuto arrivare al Comando I Divisione i nomi designati.

17 Capoluogo, San Pietro Vara, Buto, Montale, Costola, Teviggio, Porciorasco, Caranza, Taglieto, Scurtabò, Cassego, Comuneglia, Valletti, Salino, Codivara, Cavizzano, Trenzanasca. Le sedi elencate corrispondono, per come si capisce, dunque alla situazione territoriale burocratica, ma non sappiamo se esse siano tutte effettivamente funzionanti. Il Comune dichiara comunque al Comando I Divisione Liguria: “Nel comunicare che le lezioni hanno già avuto inizio significa che non mi risulta vi siano insegnanti disoccupati tra gli sfollati e così pure nessuno di essi si è rifiutato di assumere l’insegnamento”.

18 La quantità di documenti di cui disponiamo in archivio è sicuramente minima rispetto all’attività scolastica del periodo (compresa la burocrazia contestuale), ma ci consente di leggere (non sappiamo però con quale data di riferimento), scritti in calligrafia, l’elenco dei nomi dei maestri di ruolo del Comune di Varese Ligure, Sesta Godano, del personale provvisorio e delle proposte relative ad esso per Varese Ligure, Carro, Maissana. Ogni nome è corredato dalle generalità anagrafiche e dal luogo di residenza.

19 La comunicazione riprende chiaramente l’informativa arrivata al Comando I Divisione Liguria da parte del “Partito d’Azione, Volontari della Libertà, Zona Mad. [NdR: cioè Madrignano] comandante del Gruppo ‘Cavallo’” di GL, comprese le rimostranze in essa contenute riguardo al fatto che nella zona di Madrignano i posti di insegnamento sarebbero stati assegnati “con poca giustizia”.

20 Parte notevole del documento è dedicata al personale assegnato alle sedi scolastiche, all’opportunità di alcune nomine, compresa la questione degli accordi intervenuti con il Provveditorato della Spezia cui, secondo la comunicazione, non spetterebbe la giurisdizione su Madrignano che competerebbe invece alla provincia di Apuania, con le conseguenze economiche derivanti da ciò (il Provveditore spezzino aveva accettato l’accordo economico solo relativamente alla provincia di sua competenza). Riguardo al seguito dei pagamenti, al loro effettivo corso e alle modalità temporali relative, non abbiamo materiale atto a documentarlo.

21 La comunicazione di Tornabuoni in data 2 febbraio riprende quasi alla lettera una circolare emanata in data 1° febbraio 1945, quindi il giorno precedente, dal Comando I Divisione Liguria-Picchiara. Firmata dai massimi esponenti di quest’ultimo, cioè da “Vas” (Commissario politico Giovanni Ceragioli) e da “Gonzaga” (Comandante Luciano Scotti), risulta indirizzata a tutti i Comandi dipendenti (dunque, non solo a GL), ha per oggetto “Insegnanti elementari” e lamenta la scarsa qualità dell’insegnamento in generale, compresa la necessità, in casi gravi, di “procedere all’immediata sostituzione dell’insegnante inadatto”.

22 In questo caso burocraticamente, riguardo alle competenze territoriali delle formazioni partigiane, ma ciò significa, in definitiva, che le scuole funzionavano.

23 Probabilmente la zona di Sesta Godano competeva in quel momento al Battaglione Matteotti-Picelli.

24 Non abbiamo carte che possano confermare o negare la veridicità delle lamentele. Tuttavia, abbiamo ritenuto di riferire la questione soprattutto per far capire l’importanza attribuita alla scuola stessa.

25 Si consumano in questo contesto grandi e piccole angherie, ad esempio quella per cui Paolo Faggioni, studente del Liceo Scientifico, viene bloccato da militi della X MAS che gli tagliano i riccioli (per la sua biografia, v. più avanti).

26 Della sorveglianza sul Liceo Costa parlano alcuni testimoni (v. più avanti).

27 Tale precocità burocratica, indusse taluni studenti che avevano già fatto la scelta di andare in montagna, ad anticiparla.

28 Testimonianza di Aldo Violanti in F. Martinelli, Città italiane in tempo di guerra, La Spezia 1940-1945, Liguori Editore, 2003, pp. 263-271.

29 Ad esempio, di un interrogatorio per essere stato visto parlare con Ennio Carando, docente di Storia e Filosofia (per quest’ultimo v. più avanti).

30 A seguito del bombardamento e distruzione della sede del Comune in Piazza Beverini, essendo stato collocato il Municipio nel Palazzo degli Studi di Piazza Verdi, sede del Liceo Costa, per quest’ultimo erano state previste delle sezioni fuori sede, una a Levanto e una a Sarzana.

31 Per alcuni riferimenti ai caduti, docenti e studenti, v. Ennio Carando, Ubaldo Cheirasco, Paolo Faggioni, Vittorio Sturlese.

32 A una sintetica prefazione riassuntiva dell’argomento, opera di Ferruccio Battolini, seguono Ricordo di un insegnante: Ennio Carando di Lucio Roberto Rosaia; Testimonianza di un “maturo” del 1940 di Cesare Godano; Testimonianza di un liceale della fine degli anni ’30 di Giuseppe Fasoli; Alberico Benedicenti di Giulivo Ricci, Il Liceo Classico Costa come laboratorio di libertà di Patrizia Gallotti; L’Istituto Magistrale Luigi d’Isengard come palestra di libertà politica di Angelo Landi; Testimonianze del Liceo Parentucelli di Sarzana di Franco Franchini; Sul clima culturale di quegli anni di Roberto Natale; Vittorio Sturlese: appunti sulla sua permanenza a San Venerio di Laura Lotti; Il Liceo Costa dall’antifascismo alla libertà di Lucio Carassale.

33 Sindaco della Spezia dal 1993 al 1997.

34 Come dice sempre Rosaia, Carando è infatti morto il 5 febbraio 1945 a Villafranca Piemonte, fucilato dalle Brigate nere, insieme al fratello Ettore (ufficiale in servizio permanente effettivo e allora in servizio presso una Divisione Garibaldi) e a un vecchio militante comunista, l’operaio Leo Lanfranco”.
Carando, decorato di medaglia d’oro al VM alla memoria, si era trasferito in Piemonte, sua terra di origine, e qui era diventato Ispettore nelle Divisioni Garibaldi, dopo che nell’estate 1944 il primo CLN spezzino, in cui egli rappresentava il Partito comunista, era stato oggetto di arresti e deportazioni, risultando praticamente liquidato. Per una visione sintetica del personaggio v. Ennio Carando. Per la storia del CLN La Spezia v.
Sulla figura di Carando v. anche, di recente pubblicazione, G. Pagano Ennio Carando un filosofo nella Resistenza, Biblion edizioni, 2025.

35 La Scuola Superiore e il suo personale docente furono, come, del resto, tutta la scuola italiana, fortemente irregimentati dal fascismo. Anche se spesso nelle pagine sull’antifascismo e sulla Resistenza spezzina emergono alcuni nomi di docenti, essi furono un’eccezione. Si tenga inoltre conto che in generale, specie nei Licei classici, la “classicità” romana venne rivisitata pesantemente ad uso della propaganda ufficiale. Sulla strumentalizzazione del mondo antico da parte del regime fascista v. L. Canfora, Ideologie del classicismo, Giulio Einaudi 1980, ma anche Edizione speciale per RCS MediaGroup 2026 (con particolare riferimento a due capitoli: Sulla cultura italiana durante il fascismo e Cultura classica e fascismo in Italia).

36 V. articoli 3, 33 e 34 della Costituzione italiana.

37 Si potrebbe anche essere tentati dall’individuare modalità valide per sempre, metastoriche, ma forse non è proprio così.

38 Mettendo insieme, non come parole vuote, la collegialità e la programmazione, del singolo e del gruppo/gruppi di riferimento, rendendo possibile in qualche modo anche un imparare dagli errori e dal confronto.

39 Quasi che il fare scuola dipendesse solo da una sorta di capacità originale e propria della persona come tale, per cui il docente o “sa stare in cattedra” o non c’è niente da fare.

40 Sperimentazioni meno ampie ci furono anche in altre Scuole, tra cui il Liceo Parentucelli di Sarzana, il Liceo Mazzini (allora Istituto Mazzini), l’Istituto Cardarelli e l’allora Istituto Da Passano della Spezia (quest’ultimo oggi unificato con il Fossati). La Maxisperimentazione del Fossati promosse due Convegni nazionali a Villa Marigola, di cui il primo, nel dicembre 1984, avviò il coordinamento delle Maxisperimentazioni italiane ed il secondo, nel 1997, mise insieme le fila nazionali tessute in tutti quegli anni. Il documento-base per conoscere la vicenda di questa Maxisperimentazione è il volumetto ITCS A. Fossati, AAVV, 30 anni di Sperimentazione 1974-2004, Alpicella grafica, 2004. Nel volumetto v. in particolare M. Viarengo Busoni La Maxisperimentazione: nascita e contesti, pp.9-33. La Maxisperimentazione, profondamente cambiata già negli anni Novanta, quindi ridotta negli indirizzi, vide le sue ultime quinte uscire nel 2014-15 (de jure, era perciò conclusa cinque anni prima).

41 M. Muffatto Lo Sperimentale “Stefanini” di Mestre. Tra gli anni Settanta e Ottanta nella storia della città e della scuola italiana, CLEUP SC, 2026.

Un ricordo corale, una visione unitaria: 25 aprile 2026

A cura di ETS-ISR La Spezia

L’Istituto Spezzino per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea, con il patrocinio del Comune della Spezia, in collaborazione con l’Alliance Française e con l’Associazione Culturale Italo-Tedesca, ha celebrato quest’anno la Festa della Liberazione1 in una dimensione storicamente allargata, ricordando, con versi e musica, la Resistenza italiana e alcune Resistenze europee, nel drammatico contesto della Seconda Guerra mondiale2.

Dalla sceneggiatura delle rappresentazioni, una al mattino per le scuole e una al pomeriggio per la cittadinanza, avvenute il 15 aprile 2026 al Teatro Dialma Ruggiero (La Spezia), ritagliamo le caratteristiche della IV Zona Operativa ligure (la nostra), per ricordarle in modo storicamente appropriato, compresa la partecipazione di più componenti di pensiero al moto resistenziale, così come il sacrificio di molti, che, appartenenti alle formazioni armate o alla rete clandestina urbana o alla popolazione civile3, caddero in città o sulle montagne e/o vennero deportati4, subendo spesso la morte nei campi di sterminio nazisti. Solo tale partecipazione, anche ideologica, plurale5, che ISR esplicita sempre, e con particolare cura quando la comunicazione è diretta alle Scuole6, ha reso possibile la liberazione da tedeschi e fascisti dell’Italia, aprendole la strada verso un avvenire democratico e più giusto, compresa la possibilità per le donne7 di votare (Costituente ed Elezioni amministrative del 19468).

Dalla sceneggiatura

“… La Resistenza italiana è ben nota a tutti. Fu ricostruzione della patria, una patria democratica, dopo il dramma dell’8 settembre 1943. Fu Resistenza di una moltitudine in cui per la prima volta ebbero una parte significativa le donne. Fu Resistenza politicamente unitaria dei partiti antifascisti organizzati nel Comitato di Liberazione Nazionale, fu, nella nostra zona, Resistenza militare specialmente sulle montagne e costruzione di reti clandestine in città. Fu Resistenza di categorie diverse della popolazione, fu Resistenza di giovani, tantissimi giovani, e di generazioni più anziane, fu Resistenza attiva, fu Resistenza protettiva, fu Resistenza di laici e di religiosi9, fu comunque Resistenza, un vero e proprio ‘romanzo di formazione’, con peripezie, momenti di arresto, maturazione anche dolorosa, contro tedeschi e fascisti. E fu una Resistenza che costò centinaia di morti sulle montagne e in città, e centinaia di deportati e morti nei campi di sterminio nazisti…”.

Bracciale di riconoscimento (nei giorni della Liberazione) di una donna appartenente alle SAP spezzine.

“…Per la IV Zona Operativa ligure, la nostra, facciamo solo tre nomi in rappresentanza di tutti: Pietro Mario Beghi, Segretario del CLN spezzino, Colonnello Mario Fontana, Comandante della IV Zona Operativa, Tommaso Lupi, Commissario politico della IV Zona Operativa.
Sicuramente la Resistenza militare sulle montagne non avrebbe potuto sopravvivere all’inverno durissimo e pieno di neve del 1944-1945. Mancava il cibo, non c’erano vestiti adatti, i tedeschi e i fascisti cercarono di dare una spallata ai resistenti con il drammatico rastrellamento del 20 gennaio 1945, ma non ci riuscirono, grazie anche alla popolazione, che protesse i combattenti e che, nel caso di Serò di Zignago, prese le armi insieme a loro…”.

Stralcio dalla “Mappa della Liberazione della provincia della Spezia”, edita in occasione del Sessantesimo della Liberazione (1945-2005).

“…Nel 1959, quando già si poneva il problema di come far passare il messaggio resistenziale da una generazione all’altra, Italo Calvino immaginò che un partigiano si rivolgesse direttamente a una ragazza ‘dalle guance di pesca’, per spiegarle, senza retorica, che cosa lo aveva spinto a fare la scelta della Resistenza, ad andare ai monti, a guardare oltre il ponte, a compiere, nonostante, e ciò viene detto chiaramente, ‘che non fossimo santi’, una scelta di fondo tra bene e male, per rendere possibile ‘l’avvenire di un giorno più umano e più giusto più libero e lieto’. Un avvenire scritto a lettere ben chiare nella Costituzione italiana, frutto della Resistenza”.

25 aprile 1945, La Spezia. Sfilata dei partigiani. In testata esponenti del Comando della IV Zona Operativa.

N.B. Immagine di copertina tratta dal racconto a fumetti di Yassine Essaid e Gianluca Broccini: La conquista della Libertà, pubblicata in Sentieri di Libertà – storie a fumetti, Fondazione ETS ISRSP, La Spezia, 19 aprile 2024


Note

1 V. a tale proposito l’articolo pubblicato lo scorso anno https://www.isrlaspezia.it/80-anniversario-di-una-giornata-particolare-25-aprile-1945-alla-spezia/ (a cura di Patrizia Gallotti e Maria Cristina Mirabello).

2 V. https://www.isrlaspezia.it/resistenze-tra-europa-e-italia-nella-seconda-guerra-mondiale-musica-e-versi-raccontano-la-storia/.

3 V. https://www.isrlaspezia.it/la-pluralita-resistenziale-e-le-vittime-civili-nello-stradario-di-un-quartiere-il-favaro-la-spezia/ a cura di Patrizia Gallotti e Maria Cristina Mirabello).

4 V. https://www.isrlaspezia.it/una-giornata-particolare-21-novembre-1944-il-grande-rastrellamento/ (a cura di Doriana Ferrato, Presidente ANED).

5 La pluralità ideologica della Resistenza in IV Zona (e delle sue formazioni) è ben ravvisabile in https://www.isrlaspezia.it/strumenti/lessico-della-resistenza/ ( a cura di M. Cristina Mirabello).

6 V. https://www.isrlaspezia.it/didattica/offerta-formativa-anno-scolastico-2025-26/ (responsabile Area didattica: Marcella D’Imporzano; per Territorio e Memoria: Sandro Centi).

7 La Resistenza è per le donne un momento cruciale di presa di coscienza e un modo per affiorare alla luce della storia.
Per i dati più aggiornati sul numero di donne riconosciute come partigiane o patriote in IV Zona, v. M. Elisabetta Tonizzi, Irene Guerrini, Marco Pluviano, Partigiane nella Resistenza in Liguria 1943-1945, De Ferrari, 2026.

8 V. https://www.isrlaspezia.it/il-ruolo-delle-donne-nella-nostra-storia/ (rassegna a cura di Annalisa Coviello)

9 V. a titolo esemplificativo https://www.isrlaspezia.it/wp-content/uploads/2024/12/Bertoni-Giovanni-e-Rossi-Pio-rotatoria.pdf e https://www.isrlaspezia.it/wp-content/uploads/2014/07/Scarpato-Mario-don-largo.pdf (a cura di Maria Cristina Mirabello).

Resistenze tra Europa e Italia nella Seconda Guerra Mondiale. Musica e versi raccontano la Storia

L’Istituto Spezzino per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea, con il patrocinio del Comune della Spezia, in collaborazione con l’Alliance Française e con l’Associazione Culturale Italo-Tedesca, celebra quest’anno il 25 aprile, Festa della Liberazione, in una dimensione storicamente allargata, ricordando, con versi e musica, la Resistenza italiana ed alcune Resistenze europee, nel drammatico contesto della Seconda Guerra mondiale.

Mercoledì 15 Aprile 2026
Centro Culturale Dialma Ruggiero,
Via Monteverdi 117 La Spezia,

ore 10,30 spettacolo per le scuole
ore 16,30 spettacolo per la cittadinanza (ingresso libero fino a esaurimento posti)

M. Cristina Mirabello – ISR La Spezia (sceneggiatura generale)
Linda Raggio – Alliance Française (Francia)
Chiara Cozzani – ACIT (Germania)

Attore: Riccardo Monopoli
Voce narrante: Monica Vergassola
Riprese: Saul Carassale
Montaggio: Sara Bonatti

Musica e canto dal vivo: Classe III del Liceo Musicale “Cardarelli”
diretta da Marco Montanelli e da Chiara Kihlgren

Regia: Riccardo Monopoli

Si ringrazia USR LIGURIA, Ufficio IV-Ambito territoriale della Spezia

Matteo Daniele Gualtieri presenta: “L’Italia s’è persa”

Venerdì 13 marzo 2026 | ore 17.00

Presso il Centro studi Memoria in rete (MIR)
Via Valle 6 La Spezia

Matteo Daniele Gualtieri, scrittore, presenta il volume L’Italia s’è persa
(PAV edizioni, 2025)
Terzo classificato al Premio Internazionale di Letteratura “Il Sigillo di Dante”.

Con lui dialoga Annalisa Coviello, giornalista.

Incisivo fin dal titolo, questo libro racconta un periodo davvero buio della nostra storia, quello che ha portato alla Liberazione dal fascismo.

Il protagonista è un uomo di regime, molto particolare: aiuta i partigiani, salva una famiglia ebrea, detesta i nazisti.

La violenza che fa e che lo circonda distrugge tutti i suoi ideali e, in parte, anche lui stesso. Il partigiano, suo alter ego, segue un percorso analogo: le ragioni che lo muovono si scontrano con una spirale di crudeltà spesso del tutto gratuite dalla quale sembra non esserci via d’uscita.

Scritto in maniera incalzante, il libro è uno spaccato di un’Italia completamente alla deriva, nella quale, però, si annidano i segni di una speranza nuova che si chiama libertà.

Italia, marzo 1945. La Seconda Guerra Mondiale è ormai agli sgoccioli. A Pontepiana, piccolo paese perso tra le colline fuori Milano, Carlo Rigomonti, maresciallo-capo della Repubblica Sociale Italiana, è chiamato a indagare su un luogo del crimine che ricalca alla perfezione il modus operandi della Banda Mameli, un gruppo di eversivi talmente fuori controllo da non essere riconosciuto neanche dai ranghi ufficiali della Resistenza. Per Carlo, la comparsa della Banda Mameli è l’ennesima sfida di un conflitto che sta mettendo a dura prova il suo stesso credo. Sentimento che sta provando anche Danilo, detto Morino, diviso tra il desiderio di vendetta per ciò che il regime fascista gli ha portato via, e la paura di perdere la propria umanità in nome di un bene superiore. Due uomini più simili di quanto possano immaginare, legati da una guerra fratricida e l’ultimo incombente atto di forza di Mazzini, il misterioso leader della Banda Mameli.

Matteo Daniele Gualtieri nasce a Milano il 10 Giugno 1990.
Laureato in Storia presso l’Università degli studi di Milano, si avvicina alla scrittura nel 2013 partecipando al concorso letterario bandito dall’agenzia letteraria STUDIO83 in collaborazione con la casa editrice Castello Volante Editore, venendo pubblicato sull’antologia “I RITORNANTI– Storie di ritorni impossibili” con il racconto breve “Labbra Scarlatte”.
Nel 2018, tramite l’Editrice GDS, esordisce con la sua opera fantasy “Gli eredi di Coeter – Promesse e Fantasmi“, per poi approdare nel 2020 nella casa editrice PAV Edizioni con la commedia romantica “Il tempo che perdiamo“.
Sulle sue pagine social tratta di Storia, musica italiana e cinema.

Scarica la locandina

Benemerenze civiche 2026: congratulazioni a Maria Cristina Mirabello

Il 21 febbraio 2026 il Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini ha firmato il Decreto per la concessione delle Benemerenze Civiche 2026, attribuite, tra gli altri, a Maria Cristina Mirabello, storica della Resistenza, Vice Presidente della Fondazione ETS ISR-SP nonché membro della Commissione Didattica della stessa.

Le motivazioni: a “Maria Cristina Mirabello per l’appassionato impegno nel campo della ricerca storica, svolto con rigore e sensibilità civile. Le sue pubblicazioni dedicate alla Resistenza nello spezzino hanno permesso di onorare la memoria della città e di evidenziarne il ruolo cruciale come baluardo di dignità umana. Le sue opere rappresentano un punto di riferimento della storiografia locale, trasformando la ricerca in memoria viva e orientando le nuove generazioni ai valori della libertà e della democrazia.”

A lei vanno le congratulazioni sincere di tutto l’Istituto per questo importante riconoscimento.

Il comunicato

27 Gennaio: Giorno della Memoria

Bianca Paganini

La Fondazione ETS-ISR La Spezia, per ricordare la terribile vicenda dei campi di sterminio nazisti sparsi in tutta Europa, dà la parola alla spezzina Bianca Paganini, deportata politica a Ravensbrück.

L’intervista è stata realizzata il 6 dicembre 2006 dal Gruppo Giovani dell’ISR nell’ambito del progetto Voci della Memoria.

parte 1
parte 2

Qui la trascrizione dell’intervista, sempre a cura del Gruppo Giovani dell’ISR.

Le vicende di Bianca e di altre deportate politiche italiane sono state pubblicate nel libro “Le donne di Ravensbrück. Testimonianze di deportate politiche italiane” di Anna Maria Bruzzone e Lidia Beccaria Rolfi (Einaudi).

ISR La Spezia, ANED La Spezia e IRK-CIR hanno ricordato solennemente la figura di Bianca Paganini nel 2023, in occasione del decimo anniversario della morte.

Quando infuriava la bufera…

Ambiente, oggetti e materiali dei combattenti per la libertà.

Centro Studi Memoria in rete , Via G.B. Valle 6, La Spezia

Mirco Carrattieri

Scarpe rotte, eppur bisogna andar. Una storia della Resistenza in 30 oggetti.

Dialoga con la giornalista Annalisa Coviello

Alle ore 11.00 il relatore incontrerà gli studenti dell’Istituto Superiore Statale “Vincenzo Cardarelli”.

Una pagina di Resistenza spezzina: si fa la guerra, ma per ottenere una pace duratura

A cura di Maria Cristina Mirabello

Nel corso delle ricerche che mi hanno portato alla stesura del libro sul Battaglione garibaldino “Melchiorre Vanni”1, ho trovato numerosi documenti d’epoca che, argomentando, spesso con accenti di bellica fierezza, le ragioni della scelta resistenziale alla base della guerra contro tedeschi e fascisti, mantenevano però lo sguardo fisso sulla pace, una vera e propria bussola di orientamento per il futuro.

Basti pensare all’inno scritto da Giuseppe Fasoli2 in occasione della morte in combattimento (4 marzo 1945, Pieve di Zignago, La Spezia) di Astorre Tanca3, Comandante del Battaglione “Vanni” e Medaglia d’argento al V.M. alla memoria4.

Il testo mi è stato consegnato da Paola e Sandra Mocchi, figlie di Franco Mocchi “Paolo”, Commissario Politico5 del Battaglione, in occasione di un colloquio preparatorio al libro.

Astorre Tanca (Archivio ISRSP)

L’inno, composto al momento della morte di Astorre, fu cantato, come è scritto nella Nota6 che in questo articolo lo correda, quando, in Piazza Verdi, il 25 aprile 1945, i partigiani del Battaglione “Vanni” scesero finalmente alla Spezia. Ciò successe dopo la battaglia, vinta il giorno prima, insieme ad altre formazioni della IV Zona Operativa, a San Benedetto (Riccò del Golfo), contro una residuale ma agguerrita guarnigione tedesca, che non aveva voluto arrendersi7. Poi, probabilmente, la memoria del canto venne meno, fino al 1988, quando Franco Mocchi ne sollecitò la pubblicazione.

La copia, che, insieme alla Nota8, ho avuto grazie a Paola e Sandra Mocchi, fu inoltre sicuramente distribuita nell’ottobre 1996, durante una cerimonia tenuta al Passo del Rastrello, dove si trova, frutto del coordinamento di tre province (La Spezia, Massa Carrara e Parma), un impianto monumentale dedicato alla Resistenza9.

Senza commentare in modo analitico il testo, di evidente eco manzoniano-carducciana, mi limito a segnalare le ultime righe della strofe 6: “giammai più le armi prepari alla guerra, /la Pace risplenda e la libertà”. La strofe 6 è, chiaramente, in una posizione strategica, perché prepara il culmine della finale strofe 7, in cui l’uso delle maiuscole nel caso di “ITALIA SIA UNITA” (penultima riga) e “VOLONTARI DELLA LIBERTÀ” (ultima riga), sintetizza la coloritura della lotta, improntata alla libertà e volta ad un’Italia anche idealmente unita, dopo tanto soffrire e combattere.

D’altra parte, proprio tale finalità è stata recepita, in tutto il suo portato, nei principi fondamentali della Costituzione italiana, nata dalla Resistenza10.


Note

1 “Storia del Battaglione garibaldino ‘Melchiorre Vanni’. IV Zona Operativa”, Edizioni Giacché, La Spezia, 2025.

2 Giuseppe Fasoli (1919-2013), partigiano del Battaglione “Vanni”, laureato in Giurisprudenza, esponente politico del PCI nel Dopoguerra, più volte Deputato al Parlamento, nonché, per un periodo, Presidente ISR-La Spezia. V. anche una sua intervista.

3 Un intero Capitolo del libro sul Battaglione è dedicato ai drammatici fatti del 4 marzo 1945. La figura di Astorre Tanca, che guidò la salita al Monte Gottero dei suoi uomini, nell’ambito del più grande rastrellamento nazifascista in IV Zona Operativa, il 20 gennaio 1945, ricorre in numerosi passi della pubblicazione. Per una sintesi della biografia di Tanca, v. anche.

4 Per le giornate della Liberazione, v. “80° anniversario di una giornata particolare: 25 aprile 1945 alla Spezia”, a cura di Patrizia Gallotti e Maria Cristina Mirabello.

5 La figura di Franco Mocchi (1924-1994), diventato, nel dicembre 1944, giovanissimo, Commissario Politico del Battaglione “Vanni” e rimasto in tale funzione fino alla Liberazione, è ritrovabile in molti passi del libro dedicato alla storia del Battaglione.

6 La data e il luogo della cerimonia (ottobre 1996) sono sicuramente desumibili dai documenti che pubblichiamo. Va segnalato che nella Nota c’è un errore di data riguardo alla discesa dei partigiani alla Spezia. La discesa, infatti, avvenne il 25 aprile 1945 (e non, come si legge nella Nota, il 23 aprile).

7 La battaglia, combattuta da reparti garibaldini, si svolse sotto la guida di Mario Fontana, Comandante della IV Zona Operativa. Il Battaglione “Vanni”, dopo il 4 marzo 1945, era comandato da Eugenio Lenzi “Primula Rossa” (1917-1985), cui, nel libro sul Battaglione, sono dedicati numerosi passi.

8 La Nota, in cui c’è un cenno temporale alla concessione della Medaglia d’oro per attività partigiana alla provincia della Spezia (il Decreto del Presidente della Repubblica è del 12 aprile 1996), è contemporanea alla cerimonia del Rastrello.

9 Non a caso il titolo dell’Inno è “Voci dal Sacrario”, con riferimento al Sacrario che sorge appunto al Passo del Rastrello. Per l’impianto monumentale, v..

10 Art. 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

L’inno a Astorre Tanca

Voci dal Sacrario

Dai borghi, dai campi, dalle arse officine
ci unimmo nel nome d’Italia frementi
e le armi impugnammo nel giorno credenti
che la lotta ci desse la libertà.

E fummo legati ad un’unica sorte,
un’unica fede ci rese fratelli:
al giogo fascista noi fummo ribelli
per amor di giustizia e di Libertà.

Non certo fratello fu chi in casa ci pose
l’antico nemico: sì, quel di Legnano
sì, quel delle Cinque Giornate a Milano:
insieme ci tolsero la libertà.

Dicevano amore, spargevano odio;
gridavano patria, pensavano all’oro:
fu abuso, fu legge sfruttare il lavoro,
al probo operaio negar libertà.

Le case, gli averi: avean tutto distrutto;
i figli migliori gettati in catene.
Ma il popolo insorse, si oppose alle pene,
insorse e riprese la sua libertà.

Tornata è or la legge a difendere il giusto:
comune lavoro rinnova la terra:
giammai più le armi prepari alla guerra,
la Pace risplenda e la libertà!

Fu meglio la morte che il vile servaggio!
Non tregua né patti col truce oppressore
ITALIA SIA UNITA! È il grido d’onore
dei VOLONTARI della LIBERTÀ!

Giuseppe Fasoli
Passo del Rastrello – Sacrario Partigiano
Ottobre 1996
Nota all’inno

Questo inno fu dedicato alla memoria di Astorre Tanca, l’eroico comandante della Brigata “Vanni”, morto eroicamente in combattimento il 3 Marzo 1945 a Pieve di Zignago, quando l’autore, Giuseppe Fasoli, si era recato a Sasseta di Zignago per la sepoltura di Astorre, incaricato di restare sempre vicino alla madre di Lui – Armida – ed alla nipote Ordisia che la accompagnava.

L’inno venne subito insegnato ai partigiani garibaldini nella chiesetta di Imara ed essi poi lo cantarono come INNO DEI VOLONTARI DELLA LIBERTÀ durante la discesa alla Spezia il 23 Aprile 1945 e dopo, nelle manifestazioni che si susseguivano.

Nel 1988 Franco Mocchi, il commissario “Paolo”, proprio della Brigata “Vanni”, ne sollecitò la pubblicazione e ciò fu fatto. Oggi vivono ancora altri partigiani che ricordano bene che l’inno risuonò nei giorni della Liberazione anche in Piazza Verdi.

Nel momento in cui viene conferita la Medaglia d’Oro al V.M. alla Provincia della Spezia si trova opportuno farlo conoscere più ampiamente, con l’animo più sereno.

I tempi sono mutati. Ma i fatti storici non si possono dimenticare. Lo scontro politico oggi in Italia fortunatamente non più resta cruento come nel 1943-45. L’indignazione provata dopo le fucilazioni e le deportazioni del Novembre-Dicembre 1944, dopo i tanti morti nel rastrellamento del Gennaio 1945, le esecuzioni di Vezzano, Chiappa, Follo del Febbraio 1945, è stata giustamente superata.

La pacificazione è da considerare come onoranza ai Caduti. È quindi proprio dai Caduti che si deve ascoltare l’esortazione che gli Italiani si sentano uniti nel volere e costruire una Patria libera e sempre più giusta.

Pieve di Zignago, anni Cinquanta del Novecento (Collezione Zodda)

Attività della Fondazione ISR-SP nel periodo ottobre 2024-maggio 2025

La Fondazione ETS Istituto spezzino per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea ha svolto molte attività nel periodo ottobre 2024 – maggio 2025.

Di seguito si possono trovare riassunte ed illustrate sia le quattro attività organizzate dalla Commissione Didattica nell’anno scolastico 2024-25 con gli studenti e i docenti delle scuole della Spezia e di Sarzana, sia le iniziative che la Fondazione ha  destinato al pubblico (presentazione di libri, interventi con storici, eventi commemorativi.