Da Costituente a sindaca di Portovenere: la storia civile di Maria Maddalena Rossi

a cura di Annalisa Coviello

“Trecentocinquanta anni fa Shakespeare affermava nella sua opera immortale che una donna può possedere le qualità di un giudice. Trecentocinquanta anni dopo, nell’Assemblea Costituente Italiana si contesta alle donne il diritto di partecipare alla amministrazione della giustizia, negando loro le qualità per farlo”. Il riferimento letterario è al “Mercante di Venezia”, dove Porzia si traveste da avvocato per difendere Antonio davanti al tribunale, dimostrando una straordinaria intelligenza giuridica e molta “umanità”.

E chi ha pronunciato questa frase è Maria Maddalena Rossi, una “madre costituente”, una delle 21 donne elette all’Assemblea nel IX Collegio elettorale (Verona-Padova-Vicenza-Rovigo) per il Partito Comunista con 11.842 voti di preferenza.

Laureata in chimica, una scelta assai poco femminile, almeno per l’epoca, ha lavorato come ricercatrice e insegnante almeno fino a quando le leggi fasciste sulle professioni femminili, che indicavano con precisione teutonica quali fossero i lavori “possibili” per le donne, glielo hanno permesso.

Era il tempo in cui il regime fascista, attraverso il Codice civile del 1942 e numerosi decreti precedenti, aveva ristretto drasticamente la presenza femminile nel mondo del lavoro e nelle professioni liberali, sostenendo un modello di donna come madre e moglie, dedita esclusivamente alla famiglia. Ci vorrà la guerra per ribaltare la situazione: con la partenza degli uomini per il fronte, un po’ come era successo nel primo conflitto mondiale, saranno proprio le donne a reggere la traballante economia italiana: nelle fabbriche, negli uffici, perfino sui mezzi pubblici.

Già negli anni ’30, peraltro, Maria Maddalena Rossi aveva aderito al Partito Comunista d’Italia clandestino. Il suo impegno le costa il confino e poi la fuga in Svizzera. Nel 1944, rientrata in Italia, prende parte alla Resistenza e diventa redattrice, ovviamente in clandestinità, dell’Unità, organo di stampa del PCI, contribuendo alla diffusione di notizie e idee antifasciste in un periodo di censura e repressione.

La sua attività politica, dopo essere stata eletta alla Costituente, si incentra principalmente contro le discriminazioni di genere sul lavoro, in particolare nella magistratura, da cui il famoso discorso su Porzia citato in precedenza.

Nell’Assemblea Costituente, Maria Maddalena Rossi si batte con forza per l’inserimento del principio di uguaglianza fra uomini e donne nei diritti civili e politici, anticipando i contenuti dell’articolo 3 e dell’articolo 37 della Costituzione italiana.

Purtroppo, i tempi non erano maturi per avere dei giudici donne: i retaggi del passato erano ancora forti. Sarebbe contenta, l’onorevole Rossi, di sapere che oggi, secondo i dati del Consiglio Superiore della Magistratura, sui 9.662 magistrati presenti in Italia, inclusi quelli fuori ruolo e i magistrati ordinari in tirocinio, le donne rappresentano il 56.7%.

Maria Maddalena è stata una delle più importanti figure del femminismo politico italiano del dopoguerra. Dal 1947 al 1956, infatti, è stata presidente dell’Unione Donne Italiane (UDI), l’organizzazione derivata, nel 1944-45, dai Gruppi di Difesa delle Donne, che, fra le tante battaglie, sin dalla sua nascita si è impegnata nella campagna per il diritto al voto delle donne.

Con l’UDI, l’onorevole Rossi ha promosso iniziative per la parità salariale, la tutela della maternità, il diritto al lavoro e la rappresentanza politica femminile. Sotto la sua guida, così, l’Unione diventa una delle più importanti organizzazioni di massa del Paese, coinvolgendo migliaia di donne in attività civiche, culturali e sociali.

Fra i tanti interventi in aula di Maria Maddalena Rossi, ci piace ricordare, proprio perché era una tragedia di cui, all’epoca, si parlava ancora poco, e con grande vergogna, quello del 7 aprile 1952, in seguito a una interpellanza che aveva presentato con altri parlamentari a proposito della mancata liquidazione di 60mila pratiche di pensione e di indennizzo alle donne che furono vittime di stupri di guerra nel Lazio meridionale.

“Nessuna pensione di guerra potrà mai risarcire né vecchie né giovani per ciò che hanno subito, nessun indennizzo potrà mai ricompensarle di ciò che hanno perduto”, ha dichiarato Maria Maddalena Rossi in un’aula che, purtroppo, ancora oggi sembra troppo sorda a quel tipo di dolore.

Vale forse la pena ricordare che il romanzo di Moravia, “La ciociara”, è del 1957, mentre il film di De Sica del 1960 — che fece vincere l’Oscar a Sophia Loren per la sua intensa interpretazione — portò finalmente alla luce, davanti all’opinione pubblica, la tragedia delle cosiddette “marocchinate”, di cui Maria Maddalena è stata una delle prime a chiedere giustizia.

Particolare non secondario, la seduta che la Camera ha dedicato a questo problema si è svolta in notturna, in quanto la questione era ritenuta “vergognosa” …e dire che in contemporanea si discuteva, in pieno giorno, anche della tematica che poi portò, nel 1958, all’abolizione delle cosiddette “case chiuse” con una legge che ha il nome di un’altra “madre costituente”, Lina Merlin.

Maria Maddalena Rossi è stata veramente un personaggio: dal 1957 al 1967, come Vicepresidente della Federazione Democratica Internazionale delle Donne (FDIF), un’organizzazione internazionale di diverse tradizioni (comuniste, socialiste, democratiche) che promuoveva pace e diritti delle donne, ha avuto l’opportunità di frequentare, ad esempio, Aleida March, la seconda moglie di Che Guevara, anche lei impegnata, negli anni della Guerra Fredda, nelle associazioni internazionali e nella difesa della Rivoluzione cubana, così come le dirigenti donne della Cina di Mao Tse Tung.

Maria Maddalena Rossi è legata alla nostra provincia perché, subito dopo l’impegno come parlamentare, nel 1963 si stabilisce a Portovenere, dove viene eletta, sempre per il PCI, prima consigliere, poi assessore ai Lavori Pubblici e infine sindaco, ricoprendo tale carica fino alle elezioni amministrative del 1976.

Salvatore Calcagnini, che è stato eletto primo cittadino di Portovenere nel 2004, ci ha riportato un bellissimo ricordo di Maria Maddalena Rossi. Perché è stata proprio lei a impegnarsi per il restauro del portale della chiesa di San Pietro, affidandosi a uno dei più grandi maestri dell’arte sacra, Lello Scorzelli. Lo scultore ha realizzato, fra le tante sue opere, la ferula papale in argento, cioè il pastorale con croce ricurva adottato da Papa Paolo VI durante il Concilio Vaticano II e utilizzato anche da alcuni suoi successori, la “Porta della Preghiera” per la Basilica di San Pietro in Vaticano e il monumento a Paolo VI per la Cattedrale di Brescia. E, grazie a Maria Maddalena Rossi, anche il portale di una delle chiese più note e amate del mondo, San Pietro di Portovenere.

Fonti biblio/sitografiche

https://www.enciclopediadelledonne.it/edd.nsf/biografie/maria-maddalena-rossi

https://giovani.camera.it/

Patrizia Gabrielli, Maria Maddalena Rossi: la difensora della “Ciociaria” in Patrizia Gabrielli, Il primo voto. Elettrici ed elette, Castelvecchi, Roma 2016

Livia Turco, Maria Maddalena Rossi, in www.fondazionenildeiotti.it

https://archivio.camera.it/

https://www.csm.it/

https://www.unionedonneitaliane.it/

la testimonianza di Salvatore Calcagnini è stata raccolta in data 28/01/2026

Istituto spezzino per la Storia della Resistenza e dell'Età Contemporanea "Pietro M. Beghi" Fondazione ETS