G.A.P. Gruppi Azione Patriottica

Il primo documento scritto in cui si fa riferimento a quello che sarà poi l’organizzazione dei G.A.P. è dell’aprile 1943, quando Antonio Roasio, uno dei tre responsabili del centro interno del Partito comunista, invia una lettera strettamente riservata alle organizzazioni regionali del partito. In tale documento egli sottolinea la necessità di mettere in grado i militanti di affrontare la lotta armata strutturando “Gruppi di azione patriottica”, capaci di condurre azioni di sabotaggio delle attrezzature militari contro i massimi dirigenti del partito fascista.

In realtà le prime iniziative concrete vengono messe in atto solo dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943: infatti il brusco cambiamento della situazione politica e bellica fa emergere l’esigenza di organizzare concretamente la guerra di liberazione.

Si può quindi affermare che i G.A.P. nascano nel settembre 1943 per iniziativa essenzialmente comunista: si tratta di nuclei piccolissimi, al massimo 4 elementi, nuclei fra loro a compartimenti stagni onde garantire la massima segretezza e il minimo danno in caso di arresto. Sono dunque combattenti solitari, caratterizzati da particolare forza d’animo, compresa dunque la capacità di agire e prendere decisioni in solitudine e in condizioni drammatiche.

Il Partito Comunista vuole in modo particolare i G.A.P. onde scoraggiare ogni attesismo, ed infatti in una fase iniziale i nuclei gappisti compiono attentati clamorosi per dimostrare all’opinione pubblica che i nazi fascisti non possono spadroneggiare ovunque.

La posizione del Partito Comunista sarà poi condivisa dal Partito di Azione, ma non dagli altri partiti antifascisti che temono la possibilità di rappresaglie a seguito delle imprese G.A.P.

In provincia della Spezia le prime squadre G.A.P. vengono formate da Anselmo Corsini “Ambrosio”[1], antifascista e comunista di lunga data, che organizza elementi scelti traendoli da alcune zone del Comune della Spezia ma anche da altri Comuni. In genere la squadra G.A.P. è composta da pochissimi elementi (tre ciascuna) e si distingue per rapidità e precisione nel colpire.

Pur essendo il mondo dei G.A.P. abbastanza specifico, va comunque osservato che, nel territorio spezzino, esistono, cosa già sottolineata per il Fronte della Gioventù e le S.A.P., forti osmosi con le varie organizzazioni resistenziali e, nel caso dei G.A.P., con i reparti partigiani in montagna, che scendono con qualche elemento a valle per colpire gli obiettivi prefissati o accolgono i gappisti quando, ormai “bruciati”, salgono ai monti. Legami esistono inoltre con le stesse S.A.P.[2].

A partire dal novembre 1943, la Federazione Comunista spezzina, in accordo con le direttive nazionali, si attiva per compiere attentati con l’obiettivo di rendere manifesta la presenza di resistenti e per mettere alle corde chi, negli altri partiti antifascisti, vorrebbe attendere, senza passare alla lotta armata[3].

E’ così che a Sarzana, la sera del 13 dicembre 1943, elementi del monte Nebbione con Arturo Baccinelli[4]., appoggiati da referenti in città, compiono un attacco gappistico contro Michele Rago, nuovo podestà fascista di Sarzana, ferendolo gravemente. Gli esecutori dell’attentato entrano in Sarzana non suscitando sospetti perché si sono procurati un’automobile tedesca; attendono, alla chiusura degli Uffici, verso le 19, che esca, accompagnato dal segretario comunale, il Rago e sparano colpi di pistola con una calibro 7,65.

La sera del 9 gennaio 1944, sempre a Sarzana, è ucciso, in un attentato gappistico, un vecchio squadrista e milite della GNR, mentre la notte successiva sono attirati fuori di casa e uccisi due fratelli, ambedue membri del P.F.R.

Alla Spezia, il 20 gennaio 1944, i G.A.P. attaccano su viale S. Bartolomeo un convoglio tramviario riservato al trasporto ufficiali e militi della Xa M.A.S., causando morti e feriti (sono ferite 25 persone di cui 20 appartenenti alla Xa M.A.S. e rimangono uccisi due operai).

Altra azione di tipo gappistico è quella avvenuta il 20 marzo 1944 a Sarzana, pochi giorni dopo l’uccisione da parte dei fascisti, di Baccinelli (v. nota 4 della presente Scheda). Un commando composto di soli sei uomini (Flavio Bertone, Nunzio Badiale, Artibano Ambrosini, Turiddo Perugi, Guglielmo Vesco e Libero Bertacchi) ferma alle Ghiaie di Falcinello un treno carico di esplosivi ed armi. E’ una mina anticarro lanciata sulla locomotiva da Flavio Bertone, riuscito, con una pericolosa operazione, a calarsi da un cavalcavia, ad ottenere l’effetto di bloccare il treno[5].

Un ulteriore esempio di azione tipicamente gappista è quella attuata da una squadra della “Picelli” il 27 giugno 1944 contro Tullio Bertoni, podestà e segretario del fascio di Sesta Godano e ispettore del P.F.R. per la Val di Vara, che viene ucciso.

Sempre all’ottica gappista vanno ascritti i pedinamenti e il controllo di esponenti fascisti come quello messo in atto da Amleto Maneschi e da alcuni altri che agiscono su ordine del Comitato Militare del C.L.N. spezzino per controllare Junio Valerio Borghese, comandante della X Mas, solito cenare in un ristorante di piazza Cesare Battisti alla Spezia, contro il quale si progetta un attentato che, però, deve essere rimandato di tre giorni (il ritardo si rivela fatale: Maneschi è arrestato il 12 agosto 1944, imprigionato nel carcere dell’ex XXI° Fanteria e poi deportato)[6].

Se assimiliamo alle azioni gappistiche quelle compiute da nuclei ristretti di partigiani scesi dai monti per colpire obiettivi, sia umani che materiali, nel capoluogo e nei centri urbani minori, potremmo citare, oltre quelli riportati come esempio, moltissimi episodi di cui è costellata la pubblicistica disponibile sulla IV Zona, ma, poiché essi sono trattati in genere nella storia delle formazioni, si rimanda a quest’ultima per ulteriori delucidazioni.
 
 

Fonti generali

  • Pesce, Giovanni, Soldati senza uniforme, Diario di un gappista, Edizioni di Cultura sociale, Roma 1950
  • Pesce Giovanni, Senza tregua, La guerra dei GAP, Feltrinelli 1995
  • Peli, Sandro, Storie di G.A.P., Terrorismo urbano e Resistenza, Einaudi, 2014
  • GAP
  • Chi erano i GAP?
  • AA.VV. Enciclopedia dell’Antifascismo e della Resistenza, La Pietra, Milano 1968, vol. II, p.475 e segg. (voce G.A.P.)

Fonti locali

  • Ambrosini, Paolo; Mongatti, Giulio, Nascita del primo gruppo patriottico nel Sarzanese, in Rivista Comune La Spezia 1964-65, in occasione del Ventennale della Liberazione, pp.146-147
  • AA.VV. Enciclopedia dell’Antifascismo e della Resistenza, La Pietra, Milano 1968, vol. I, p.689, voce Anselmo Corsini
  • Bollo, Gerolamo, Tra Vara e Magra. La Resistenza alla Spezia, La Moderna, 1969, p.116
  • Bianchi, Antonio, Storia del movimento operaio di La Spezia e Lunigiana, Editori Riuniti, 1975, passim
  • Ricci, Giulivo, Storia della Brigata garibaldina “U. Muccini”, I.S.R. La Spezia, 1978 (figura di Baccinelli, con particolare riferimento a p.32, 57, 61, 70-71) ma anche sui G.A.P. pag. 155.
  • Bianchi, Antonio, La Spezia e Lunigiana-Società e politica dal 1861 al 1945, Franco Angeli, 1999, pp.336-342, ma anche seguendo il nome di Baccinelli Emilio, Corsini Anselmo
  • Gimelli, Giorgio, La Resistenza in Liguria, Cronache militari e documenti, a cura di Franco Gimelli, Carocci, 2005, (seguendo i nomi di Baccinelli Emilio, Corsini Anselmo, Maneschi Amleto -qualcuno scrive Ruggero- in particolare per la formazione dei G.A.P. alla Spezia v. pp. 64-65)
  • Gimelli, Franco; Battifora, Paolo, (a cura di), Dizionario della Resistenza in Liguria, Genova, De Ferrari, [2008?], voce G.A.P.; voce Anselmo Corsini
  • Fiorillo, Maurizio, Uomini alla macchia. Bande partigiane e guerra civile. Lunigiana 1943-45, Laterza, 2010, pp.40-42
  • Per una storia generale e sintetica della Resistenza nello Spezzino

 
 
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Note

[1] Anselmo Corsini, lavoratore dell’Officina Motosi, comunista, arrestato e condannato dal Tribunale Speziale, quindi prosciolto, mantiene contatti con il P.C.I. ed organizza dopo l’8 settembre i G.A.P., unendosi ai gruppi sarzanesi che si trasferiscono in località Trambacco di Tresana(v. Brigata garibaldina U. Muccini). Rientrato alla Spezia si impegna con Otello Giovannelli e Marco Perpiglia nell’organizzare gli scioperi sia di gennaio che di marzo 1944. Quando va in montagna è dapprima Commissario Politico della Brigata “Gramsci”, diventando poi, insieme a Giovanni Ceragioli di G.L., Commissario Politico della Ia Divisione Liguria Picchiara (che sovrintende sia alle formazioni garibaldine che a quelle gielliste). Per Anselmo Corsini v. Nota 2 nella Scheda “Comando Ia Divisione Liguria-Picchiara
[2] E’ corretto osservare questo perché a chi ha compilato la presente Scheda, nel corso della sua ricerca, non è capitato di incontrare diciture tipo “Brigata G.A.P”, o Squadra G.A.P. numero…; è invece capitato di incontrare almeno un passaggio in cui il segretario della Federazione Comunista, Silvio Borgatti, dice che una squadra S.A.P. è stata promossa a G.A.P. per la sua efficienza (senza specificazioni riguardo inquadramenti, gerarchie, v. Busta 658, Archivio Storico, ISR La Spezia)
[3] v. per le discussioni interne al CLNP spezzino la pag. 2 della Scheda
[4] Arturo Emilio Baccinelli (si trova talvolta scritto anche Bacinelli), operaio dell’Arsenale M.M., comunista, è il primo comandante del nucleo sarzanese originario della futura Brigata “U. Muccini” affiancato come Commissario politico da Paolino Ranieri. Tale gruppo, subito dopo l’8 settembre, si riunisce nella zona collinare del monte Nebbione: quando, data l’impossibilità di organizzare in quel momento e in quel luogo la guerriglia, si cerca di individuare un’altra collocazione geografica, una parte si sposta a Tresana e una parte si dirige verso il passo di Cento Croci. Baccinelli, spostatosi dapprima a Tresana, viene rimandato a Sarzana per organizzare i G.A.P. Elemento prezioso e fidatissimo, individuato successivamente dai fascisti, è ucciso da essi in un’imboscata il 18 marzo 1944. La commistione, anche nella pubblicistica, fra i vari piani organizzativi resistenziali, è dimostrata dal fatto che Baccinelli viene spesso indicato come capo delle S.A.P. sarzanesi
[5] Ricci, Giulivo, Storia della Brigata garibaldina “U. Muccini”, I.S.R. La Spezia, 1978, p.71
[6] v. per un approfondimento