C.L.N. La Spezia

Comitato Liberazione Nazionale Provinciale – La Spezia[1]

A cura di Maria Cristina Mirabello

Il contesto
Dopo il 25 luglio 1943 alla Spezia, sulla scorta di quanto accade a Roma e di quanto succede in altre città del Paese, il 28 luglio, si forma un Comitato delle correnti antifasciste che tiene riunioni nella casa del prof. Morelli e chiede al prefetto la rimozione dalle cariche pubbliche dei gerarchi fascisti.

A tale proposito va ricordato che il nucleo antifascista più organizzato, in quanto caratterizzato da una lunga militanza clandestina anche nel corso del Ventennio, risulta essere in questo momento quello comunista. Altro gruppo piuttosto dinamico è quello azionista: gli azionisti, nati a livello nazionale solo nel 1942, vedono alla Spezia un nucleo in formazione che, dopo il 25 luglio, stabilisce un rapporto con il Partito d’Azione nazionale, cui aderisce anche formalmente[2].

Dopo parecchi giorni si dà mandato a Beghi[3], Bissi, Ducci, Morelli, partecipanti alle riunioni del Comitato delle correnti antifasciste, di prendere contatto con il Presidente del Comitato Nazionale delle opposizioni, on. Ivanoe Bonomi: ciò avviene negli ultimi giorni di agosto, ma quando l’ 8 settembre 1943 c’è l’armistizio fra Italia e Anglo-Americani non esiste una linea politica precisa per affrontare i gravissimi avvenimenti che a livello nazionale vedono, nonostante episodi eroici di resistenza militare, ad esempio a Roma (Porta S. Paolo), la liquefazione degli istituti statuali e dell’esercito, lasciati allo sbando dalla fuga del re Vittorio Emanuele III e del governo Badoglio, dapprima a Pescara e poi a Brindisi.

Alla Spezia, importante base militare navale, si ripete la stessa dinamica. L’8 settembre 1943 sono presenti, a difesa della piazzaforte della Spezia, due unità del XVI Corpo d’Armata (il cui Comando è alla Foce): la divisione di fanteria Rovigo schierata lungo una linea che va dal passo del Bracco a Riccò del Golfo (il suo Comando è a Riccò) e la Divisione Alpi Graie, sparsa per tutta la Lunigiana (il suo Comando è a Vezzano Ligure).

Nella confusione totale e nella generale mancanza di ordini c’è il dissolvimento della Divisione Rovigo che mette a sua volta in una difficilissima situazione la Divisione Alpi Graie. Lo sbandamento risulta quindi generale e i tedeschi occupano senza difficoltà la piazzaforte; in questo quadro l’unico reparto militare che non si volatilizza è la X MAS, con sede al Muggiano, da subito pronto a gestire, grazie soprattutto ai suoi ufficiali, la novità della situazione e quindi, costituita di lì a poco la Repubblica Sociale Italiana, a schierarsi con i tedeschi. Si salva invece materialmente la flotta navale perché essa, dopo che viene comunicata via radio la notizia dell’armistizio e che l’ammiraglio Raffaele de Courtain informa l’ammiraglio Carlo Bergamini della necessità, sulla base degli accordi siglati, di consegnare la squadra agli Alleati, in un contesto caratterizzato da incertezza e difficoltà, prende il largo poco prima delle tre di notte del 9 settembre, precedendo quindi solo di poche ore i tedeschi nell’occupazione della Spezia. Partono al comando dell’ammiraglio Bergamini, che sta sulla corazzata “Roma”, le unità in grado di farlo, fra cui tre corazzate, appunto la “Roma”, l’“Italia” e la “Vittorio Veneto”, mentre quelle impossibilitate a prendere il mare si autoaffondano[4].

In questo quadro di massima confusione, solo alcuni, soldati e civili, spesso per iniziativa più individuale che pianificata, cercano di mettere in salvo armi e munizioni, con lo scopo di sottrarle, almeno in parte, alla sistematica rapina tedesca che si verificherà puntualmente. Episodi di questo tipo sono citati ad esempio dentro l’Arsenale.

Gli esordi
Le riunioni del Comitato delle correnti antifasciste formatosi dopo il 25 luglio sono sospese e rimangono solo i contatti personali fra i singoli. Quando però, a fronte anche del fenomeno amplissimo dello sbandamento dei soldati di cui si è parlato e che necessita di riflessione e azioni adeguate, riprendono i contatti più organici, essi avvengono in città, nella casa del maestro Giovanni Bissi.

Ai primi di ottobre 1943[5], pochi giorni dopo l’avvio da parte di Mussolini della Repubblica Sociale Italiana[6], prende così vita, in un contesto caratterizzato da rapporti non facili fra forze politiche antifasciste, il primo CLNp (Comitato Liberazione Nazionale provinciale), con la partecipazione di comunisti (che promuovono fortemente tale organismo), socialisti, democristiani, liberali.

Siedono in esso per i comunisti il prof. Ennio Carando, docente di Storia e Filosofia al Liceo Classico Costa, l’avv. Paolo Borachia per la Democrazia Cristiana, il dott. Carlo Alberto Naef per i liberali, il dott. Pietro Mario Beghi “Mario”, che da subito riveste anche le funzioni di segretario, per i socialisti.

Il Partito d’Azione spezzino, che pure ha cominciato fattivamente a muoversi sul piano organizzativo, entra, a differenza del comportamento tenuto a livello regionale, nel CLNp molto più tardi[7]. Le riunioni del CLNp si tengono alla Spezia in un appartamento dell’attuale via don Minzoni (allora via Principe Amedeo), ma anche presso la Banca Naef.

Il primo problema, fra le molte discussioni che avvengono fra posizioni più movimentiste, quelle dei comunisti che vorrebbero un passaggio da subito alla lotta armata e le posizioni attendiste dell’avvocato Borachia, contrario a metodi di lotta “extralegali”, mentre Pietro Beghi funge da mediatore fra esse, è quello di ricercare contatti con chi, a livello sparso, sta cospirando, onde reperire armi e mezzi di sussistenza per la lotta. Tuttavia la divergenza di posizioni, cui si è accennato, determina uno stallo nelle iniziative che, solo con il passare del tempo e grazie anche a spinte autonome dal basso, viene superato. Non solo, poiché non esistono sottocomitati periferici che diffondano direttive sul territorio, per mesi le riunioni del CLNp mantengono un valore più simbolico che concreto.

In questo quadro, di cui disponiamo scarsa documentazione (v. nota [3]), il colonnello Giulio Bottari “zio Cesarino” ma anche “Rocca”, già appartenente al SIM (Servizio Informazioni Militari dell’Esercito italiano), munito di documenti debitamente falsificati, ed egli stesso sotto le false spoglie di apicultore, ha il compito di muoversi con il delicato incarico di contattare il gruppo resistente in formazione a Torpiana di Zignago, gruppo ispirato al Partito d’Azione e dal quale nascerà prima la Brigata d’Assalto Lunigiana, poi la Colonna Giustizia e Libertà.

Fra i nomi di questo nucleo, nella sua origine e divenire, vanno ricordati Umberto Zolesio, Franco Coni, Piero Borrotzu, Vero Del Carpio, Lorenzino Tornabuoni, Livio Acerbi, Amelio Guerrieri, Giovanni Pagani, Giuseppe Grandis con il figlio Ezio, Ezio Giovannoni, Ermanno Gindoli. Con questi patrioti, abbastanza presto, interagisce anche il maggiore britannico Gordon Lett. Sempre Bottari prenderà contatto con un altro nucleo precoce di resistenza clandestina, sorto nella zona di Calice al Cornoviglio, il cui primo incontro coordinato ed ispirato dal tenente dell’esercito Daniele Bucchioni ha luogo presso il cascinale Buscini, in località Debeduse, il 19 ottobre 1943.

Anche questo gruppo confluirà nella Colonna “Giustizia e Libertà” sopra citata (v. per un approfondimento).

L’altra compagine, molto attiva politicamente per i lunghi anni di milizia e organizzazione clandestina alle spalle e che, dal punto di vista militare, si sta muovendo autonomamente con efficacia già dal 9 settembre 1943, è quella di provenienza comunista, la quale troverà nei primi nuclei che stanno all’origine della futura Brigata Garibaldina “Ugo Muccini” il suo esito più ravvicinato.

Infatti, al momento dell’armistizio, esistendo nell’area della Val di Magra un nucleo formato da alcuni comunisti di lungo corso, temprati in alcuni casi dal carcere e dal confino e che con il loro Partito hanno mantenuto saldi legami, una serie di uomini di quel territorio vengono selezionati ed inviati sul monte Nebbione, verso Fosdinovo. Questa banda ingloba ben presto un nucleo di antifascisti e alpini sbandati, formatasi a sua volta sul monte Grosso di Aulla, fra cui è Primo Battistini. Esponenti di punta del composito gruppo sono i comunisti Arturo Emilio Baccinelli, Dario Montarese e Guglielmo Vesco, ma soprattutto Paolino Ranieri, Anelito Barontini e, anche lui quasi da subito, Flavio Bertone “Walter”. Questo nucleo si mette in contatto anche con i quartieri popolari della Spezia, specie con quello di Migliarina, onde recuperare uomini e armi sparse.

Il CLNp cerca di organizzarsi e di organizzare la resistenza ai nazi-fascisti
Con il passare dei mesi, mentre ai monti comincia a prendere qualche forma il variegato mondo di sbandati, di renitenti alla leva della RSI e di ribelli veri e propri, inizia la raccolta più organizzata di armi e munizioni, non demandata più al volontarismo dei singoli, ma promossa dai partiti, soprattutto da quello comunista. Tale opera sarà portata avanti, man mano che si formeranno, anche dai C.L.N locali e dalle Squadre Azione Patriottica, con un processo tuttavia lento e a macchia di leopardo.

I primi manifesti firmati C.L.N della Spezia sono comunque affissi a Vezzano Ligure e già a novembre-dicembre 1943 cominciano a funzionare i primi G.A.P, organizzati soprattutto dai comunisti.

Data l’impellente necessità di procurarsi risorse finanziarie per sovvenzionare la lotta, si stabiliscono collegamenti, in particolare con Genova, Massa Carrara e Parma.

Fra gennaio e febbraio 1944 entra nel CLNp, per il Partito d’Azione, Mario Da Pozzo, che mantiene i contatti con Genova, ma solo a maggio c’è la sua nomina formale.
Si costituisce anche il Comitato Sindacale con Mario Ragozzini (P.C.I), Rolando Locori, socialista, Augusto (in qualche passo si legge anche Agostino) Ravecca (Democrazia Cristiana).

Nella primavera avvengono gli importanti scioperi delle fabbriche nel marzo 1944[8], si rafforza l’organizzazione e si registrano le prime gravi repressioni: basti pensare alle deportazioni seguite agli scioperi e ai fatti di Valmozzola dove sono fucilati giovani provenienti nella massima parte dal territorio Spezzino (per un approfondimento su tale drammatico episodio v. Ubaldo Cheirasco, Nino Gerini e Angelo Trogu).

La repressione in città e comunque la possibilità che chi svolge attività resistenziale venga segnalato ed arrestato, determina l’andata ai monti o il cambio di zona da parte di una serie di personaggi, fino a quel momento impegnati al piano e destinati ad assumere funzioni progressivamente più importanti: fra essi i comunisti Anelito Barontini (v. Nota 2 nella Scheda Brigata Garibaldi “U. Muccini”), Anselmo Corsini, Flavio Maggiani.

In questo quadro cominciano ad emergere anche i Gruppi Difesa della Donna e il Fronte della Gioventù[9].

Fra marzo e giugno 1944 esplica la sua attività il Sottocomitato Militare del C.L.N: ne fanno parte il comunista Renato Jacopini[10], il socialista colonnello Mario Fontana, il liberale Rodolfo Ghironi[11], il democristiano indipendente Isio Matazzoni[12]. Jacopini e Fontana saranno poi molto importanti anche per la nascita del Comando Unico nel luglio 1944.

D’altra parte, proprio in questo periodo, la resistenza alla leva della Repubblica Sociale e la contemporanea avanzata degli Alleati (che occupano Roma) stimola uno sviluppo impetuoso del partigianato e la contemporanea necessità di prendere contatti con il variegato mondo alla macchia che si sta formando.

Nella tarda primavera 1944 il C.L.N.p assume così una presenza più sostanziale, nascono sottocomitati di esso in Val di Magra, ad opera fondamentalmente di comunisti e socialisti, e vengono stabiliti rapporti con gli Alleati mediante il maggiore britannico Gordon Lett.

Crisi del Primo CLNp
Nel giugno 1944 la polizia fascista scopre i nomi dei componenti del Comitato Militare e, a seguito di ciò, arresta nell’estate il liberale Rodolfo Ghironi, il democristiano indipendente Isio Matazzoni e il comunista Renato Jacopini (quest’ultimo riesce fortunosamente a fuggire e a recarsi ai monti, dove è nel frattempo andato il colonnello Mario Fontana).

Sempre nell’estate viene arrestato e deportato Mario Da Pozzo, mentre il colonnello Bottari già a giugno deve trasferirsi a Genova. Viene arrestato e deportato anche il comunista Amleto Maneschi (alcuni dicono Ruggero) che, in qualità di staffetta, ha fortemente contribuito al Sottocomitato militare per il trasporto di importanti carichi di armi e per l’avvio ai monti di uomini[13].

I contatti con Genova, dopo Da Pozzo, sono tenuti da Pilade Queirolo, proprietario dell’albergo Giardinetto di Chiavari.

Il 24 luglio Ennio Carando e Pietro “Mario” Beghi, preavvertiti del pericolo di arresto imminente, riescono a mettersi in salvo. Carando si trasferisce in Piemonte e viene sostituito come rappresentante comunista in seno al C.N.L.p da Antonio Borgatti “Silvio”[14], segretario del Partito Comunista, succeduto a Giuseppe Poggi ucciso il 28 giugno 1944 in un agguato nazifascista nella zona di Follo. Pietro Beghi va a Monticelli di Fabiano (La Spezia), in una casa diroccata, dove praticamente il CLNp ha la nuova sede.

Creazione del Comando Unico nel luglio 1944, rastrellamento del 3 agosto, riorganizzazione del Comando Unico, il CLNp da agosto a novembre 1944
A fine luglio 1944, a conclusione della faticosa e non scontata ricerca di un maggiore coordinamento della lotta, si costituisce, grazie specialmente all’opera di M. Fontana e R. Jacopini, il Comando Unico, con vasta giurisdizione sui territori dello Spezzino e con ampi sforamenti in quello di Massa Carrara e Parma[15].

Nell’agosto 1944 Beghi prende contatto con Antonio Borgatti: il quadro è rovinoso perché il rastrellamento del 3 agosto ha determinato uno scompaginamento dei partigiani, le forze vanno ricostituite e il CLNp attraversa una grave crisi. Del tutto sporadica, per la rischiosità della situazione, diventa la presenza democristiana e liberale nel C.L.N.p, registrandosi fino alla fine del 1944 un’assenza pressoché totale di tali partiti alle riunioni. Manca anche il membro azionista, perché il Partito d’Azione non esprime una sostituzione per Da Pozzo.

Nel settembre 1944 il C.L.N., cioè quel che resta di esso, dato il notevole avanzamento delle truppe alleate e quindi in vista di una sperata, ma nei fatti poi dimostratasi purtroppo illusoria, liberazione della Spezia, decide di dare un più efficace coordinamento alle S.A.P. Viene ricostituito, con funzioni limitate, perché da luglio è stato attivato il Comando Unico, anche il Sottocomitato militare del CLN. I suoi membri sono Giovanni Rosso “Luigi”, comunista[16], Renato Becconcini, socialista, Luigi Malco, liberale, Renato Mazzolani, azionista (partecipano dunque a tale Sottocomitato tutti i partiti fuori che la DC).

Sia il socialista Beghi che il comunista Rosso danno un grande contributo alla ricostituzione delle forze partigiane della IV Zona dopo il terribile rastrellamento del 3 agosto 1944.

Rosso si incarica delle S.A.P e di tenere in rapporti per il suo partito, per il C.L.N.p e per il Sottocomitato militare, con il Comando Unico.

In data 5 ottobre 1944 il C.L.N. emana una “Guida del Commissario politico” per mantenere l’ordine delle formazioni partigiane. Tale documento è anche occasione per compiere una riflessione sulla lotta, suddivisa in due fasi, quella anteriore il giugno 1944 e quella seguente, in cui si è registrato un incremento considerevole di “ribelli”, ma proprio perciò anche la necessità di maggiori coordinamento e collegamenti. Tuttavia il C.L.N.p il 20 ottobre 1944 ribadisce il fatto di non poter intervenire, come da più parti invocato, nelle singole questioni disciplinari delle varie formazioni e richiama la necessità che si eleggano i Tribunali nelle stesse, auspicando una rigorosa trattazione della disciplina, da attagliarsi alla peculiarità dell’esercito volontario costituito dai partigiani. Sempre su questa scia, in data 29 ottobre 1944, si ha la Costituzione del Tribunale dei Patrioti[17].

Il problema della disciplina non riguarda solo le formazioni in montagna ma anche le S.A.P. cittadine, tanto che il 6 dicembre 1944 il C.L.N. emana un ordine per inquadrare rigorosamente l’attività di esse.

Si cerca inoltre di provvedere alla diffusione, mediante materiale stampato, di notizie che informino, nella misura del possibile, date le difficili condizioni in cui lo stesso materiale viene prodotto, i vari reparti.

Tutto ciò avviene mentre, dopo una fase in cui è sembrata rapida l’avanzata Alleata, tanto da pensare alla predisposizione di piani in vista della liberazione della Spezia (fra settembre e ottobre 1944), tale ipotesi è ormai naufragata e si susseguono i rastrellamenti, da quelli di ottobre, a quello di fine novembre, rovinoso per la Brigata “U. Muccini”(per un approfondimento v.), e alle deportazioni che colpiscono indiscriminatamente la popolazione (per un approfondimento v.).

Dal dicembre 1944 avviene un’importate risistemazione dell’Organigramma delle forze della Resistenza: si adotta, al posto di I Divisione Liguria, la denominazione di “Comando IV Zona Operativa”, da cui risultano dipendere ora due Divisioni.

Alla prima, denominata I Divisione Liguria-Monte Picchiara fanno capo: la Colonna “Giustizia e Libertà” e le formazioni già del Raggruppamento Garibaldi, denominato Brigata Garibaldi “A. Gramsci” sotto il Comando unico divisionale affidato al comunista Luciano Scotti (“Vittorio” ma anche “Gonzaga”) e al Commissario Politico azionista Giovanni Ceragioli (“Vas”), cui si aggiunge poi il comunista Anselmo Corsini (“Ambrosio” ma anche “Max”); alla seconda, denominata Divisione “Cento Croci”, fanno capo la Brigata “Varese” e la Brigata Zerasco. Il comandante della IV Zona Operativa è il Colonnello Mario Fontana, il Commissario politico risulta essere ancora Antonio Cabrelli, di lì a poco però sostituito dal comunista Tommaso Lupi “Bruno”, già vice-Commissario dall’inizio novembre. Il totale degli uomini delle due Divisioni è circa 1880. Ambedue dispongono di un Tribunale divisionale e di un servizio di Polizia patriottica.

Quando, sempre a novembre, da parte degli Alleati, è diffuso il proclama Alexander, con un invito ai partigiani affinché smobilitino, il C.L.N.p non lo raccoglie ma reagisce, respingendolo e fornendo alle formazioni anche istruzione per eventuali rastrellamenti e per gli approvvigionamenti, questione scottante e assai problematica nel territorio spezzino, molto più povero di quello limitrofo parmense[18]. A tale proposito va ricordato che ad un certo punto, a causa della tragica situazione alimentare, il C.L.N.p spezzino, fra mille difficoltà e dopo interminabili trattative, percorrendo a piedi distanze enormi fra i monti carichi di neve, prende contatto con il C.L.N.p parmense e con quello piacentino per assicurare alle formazioni almeno qualche rifornimento.

Trasferimento del CLNp nel dicembre 1944, ovvero il CLNp va in montagna. Composizione e azioni del secondo CLNp fino alla Liberazione
Nel dicembre 1944 Beghi e Borgatti inviano un documento sulla situazione del C.L.N. spezzino a quello regionale e decidono di trasferire il C.L.N. in zona partigiana, per avere dentro tale organismo almeno un rappresentante democristiano e uno liberale. Beghi viene incaricato dell’organizzazione del C.L.N.p ai monti, mentre Borgatti, Ragozzini, Rosso, Locori rimangono in città.

In dicembre il C.L.N.p “di montagna” può così completarsi con Giulio Bertonelli “Balbi” o “Bianchi” per il Partito d’Azione, già membro del Comitato Militare del CLN ligure, Marco Perpiglia (in forza alla brigata “Cento Croci”) per il PCI, l’avvocato Ottorino Marcellini, originario di Sesta Godano, per la DC.

E’ scelta Novegigola nel comune di Tresana per tenere i contatti con il C.L.N. di Massa, Sestri Levante per tenere quelli con Genova e Bedonia per quelli con Parma.
La prima riunione del nuovo C.L.N. avviene il 14 gennaio 1945 a Sesta Godano, alla presenza di tutti i componenti sopra nominati: solo successivamente, su proposta di Giulio Bertonelli, viene inserito il Partito Liberale, rappresentato dal prof. Umberto Cavassa “Cortis”. Sempre il 14 gennaio si decide di introdurre nel Comitato anche due rappresentati dei partigiani e successivamente vengono invitati ai vari incontri anche il Comandante e il Commissario del Comando Unico.

Fra 20 e 25 gennaio 1945 avviene l’ultimo massiccio e pericoloso rastrellamento nazifascista in IV Zona che, a differenza di quanto è stato prefissato da parte nemica, non riesce a liquidare le forze partigiane le quali, tra fine gennaio e primi di febbraio, ritornano sulle loro posizioni e, soprattutto, sono in grado di riprendere proficuamente la lotta (per un approfondimento v. via 20 gennaio 1945, via Monte Gottero, La Battaglia del Gottero).

Nel corso delle riunioni di febbraio il C.L.N.p si occupa, fra l’altro, della complessa questione delle cariche pubbliche, da assegnare alla Liberazione. A tale proposito, in una circolare del 25 febbraio 1945, si insiste sul fatto che i C.L.N. locali devono essere espressione, quando è possibile, di tutti e cinque i partiti antifascisti e vengono anche impartite disposizioni per la costituzione delle Giunte dei Prezzi.

Si prevede che i C.L.N. formatisi nelle zone occupate dalle formazioni partigiane debbano assumere tutte le funzioni amministrative, esercitandole con competenza, fermezza e onestà, nei singoli Comuni. Il 28 febbraio 1945 si dispone di organizzare tre Commissariati di Giustizia per la IV Zona Operativa, rispettivamente a Calice, a Sesta Godano e a Zeri.

Nella riunione del 28 febbraio 1945 il CLNp delibera infine sulle cariche da attribuire, a Liberazione avvenuta, ai vari Partiti, per quanto riguarda il Comune, la Provincia, la Prefettura e la Questura della Spezia. Sempre nel mese di febbraio il C.L.N.p contrasta il tentativo di riforma delle formazioni partigiane avanzato, in nome di una maggiore efficienza di esse, da parte del colonnello Fontana (quest’ultimo è d’accordo con il maggiore britannico Gordon Lett[19]) e il 28 febbraio respinge, sulla base del principio di volontaria partecipazione alla lotta, la proposta del Comando di Divisione che avrebbe voluto considerare come richiamati alle armi i partigiani delle classi 1915-1924[20].

In data 18 aprile 1945 il C.L.N.p stabilisce che i membri del Comitato si trasferiscano in sede, in modo da poter giungere a Pieve di Zignago entro un’ora dalla eventuale convocazione.

La Liberazione e l’immediato dopoguerra
I due ultimi verbali del C.L.N.p, immediatamente prima della Liberazione e immediatamente dopo, sono datati 18 aprile e 1945 e 26 aprile 1945.

Al momento della Liberazione il C.L.N.p è formato dal dott. Pietro Beghi (Segretario), Giovanni Bissi per il Partito Socialista, Arpino Ongaro e Adalberto Pizzirani per il Partito Comunista, avv. Paolo Giuseppe Borachia e avv. Ottorino Marcellini per la Democrazia Cristiana, dott. Carlo Naef e dott. Ruggero Gambini per il PLI, prof. Rino Visconti e Mario Foce per il Partito d’Azione.

Il C.N.L.p svolge in questa delicata fase numerosi compiti, fra cui quello, già affrontato in precedenza, delle nomine preposte alle principali cariche civili (Provincia, Questura, Comune, comprese le relative Giunte) e si organizza in sette commissioni: Giustizia (successivamente chiamata Legale a causa degli attriti insorti sul nome con le autorità alleate), Sequestro beni fascisti, Economica, Trasporti, Alimentazione, Solidarietà nazionale, Alloggi ed Epurazione. Oltre ad esse, funzionano all’interno del Comitato una Presidenza, una Segreteria e un Ufficio amministrativo.

Le principali cariche civili risultano così ripartite fra i vari partiti:
Sindaco: avv. Agostino Bronzi, socialista;
Prefetto: dott. Pietro Beghi, socialista;
Presidente della Provincia: dott. Giorgieri, Partito d’Azione;
Questore: rag. Renato Jacopini, comunista;
Sindaco di Sarzana: Anelito Barontini, comunista.

Il CLNp provvede inoltre alla ricostituzione di tutti i C.L.N. comunali, di quelli rionali per la città della Spezia, aziendali e di fabbrica.

Nel giugno 1945 il C.L.N.p delibera di autointegrarsi con due rappresentanti del Partito Repubblicano Italiano, partito che mai aveva fatto parte di tale organismo ma che aveva comunque dato ad esso un importante contributo. I due membri repubblicani sono il Rag. Spartaco Sassano e sig. Alfredo Sanguinetti.

Il 17 giugno 1945 si tiene il primo Congresso provinciale dei C.L.N. e il 22 luglio il secondo Congresso. In luglio, ritenendo incompatibile la carica di prefetto con quella di presidente del CLNp, Pietro Beghi rassegna le dimissioni da presidente.

A seguito di votazione risulta nominato presidente del CLNp il dott. Osvaldo Prosperi, comunista, e Segretario il prof. Rino Visconti del Partito d’Azione.

Le vicende successive del C.L.N.p spezzino ricalcano quelle del C.L.N. nazionale, con relative procedure di scioglimento dopo il 2 giugno 1946 (Referendum Repubblica / Monarchia ed elezione Costituente).

Il C.L.N.p spezzino, che dal 22 febbraio 1946 non redige più i verbali delle riunioni, in quanto esse avvengono saltuariamente e ormai su questioni di scarsa importanza, chiude così la sua vita nell’estate 1946, quando si scioglie, inviando gli atti di competenza a Genova il 19 novembre 1946[21].

 
 
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Fonti
Avvertenza: alcune fonti riguardano la tematica della IV Zona, ma, essendo le problematiche del CLNp e della IV Zona, per certi aspetti, intrecciate, ed essendo il Comando Unico trattato alla nota 10 della presente Scheda, si è ritenuto opportuno segnalare anche fonti di tipo misto.

  • Tutti i documenti III.1 Serie C.L.N. (Comitato Liberazione Nazionale); IV.1 Serie C.L.N. (Comitato Liberazione Nazionale) nell’Archivio Storico dell’Istituto Spezzino per la Storia della Resistenza e dell’Età contemporanea
  • Lunigiana in armi del 30 aprile 1945 (Giornale) OdG in data 27 aprile del CVL firmato Mario Fontana e Tommaso Lupi
  • L’Informatore Partigiano del 28 maggio 1945 (Giornale) “Ai miei partigiani”, articolo di M. Fontana
  • AA. VV., Più duri del carcere, Ed. Emiliano degli Orfini, Genova 1946 (in esso Bertonelli, Giulio, Fra Val di Magra e Val di Vara, Le forze spezzine di GL, con riferimento per il gruppo di Torpiana e vicende successive alle pagg. 224-247, per le vicende del Comando Unico trattato nella presente scheda alla nota 10, pp. 255-256 e pp. 263-264)
  • Beghi, Pietro, Mario, Il CLN e la cospirazione, in Numero Unico 25 aprile, edito nel primo Anniversario della Liberazione (1946)
  • Jacopini, Renato, Canta il gallo, Edizioni Avanti!, 1960, (con particolare riferimento alle pp.pp.9- 83)
  • Mirabello M. Cristina Ricerca Storica sulla Resistenza in provincia di La Spezia, 1965-66, Miscellanea Biblioteca Beghi
  • Bollo, Gerolamo, Tra Vara e Magra – La Resistenza alla Spezia- La Moderna, 1969 (con particolare riferimento ai capitoli “La Spezia e il CLN”; “Il CLN organizza le formazioni”; quanto al Comando Unico, trattato nella presente scheda alla nota 10, capitolo “La Resistenza armata- Le Formazioni”, pp.41-99; v. anche Appendice con numerosi documenti trascritti dagli originali)
  • Beghi, Pietro, Mario, Cronaca del CLNP, in Rivista La Spezia n. 4-6, luglio-dicembre 1955, in P.M.Beghi, Discorsi e scritti dal 1954 al 1966, ISR La Spezia, 1972
  • Beghi, Pietro Mario, Comitato di Liberazione Provinciale e movimento di Liberazione nella provincia della Spezia, in Rivista La Spezia, Anni 1964-1965, numero speciale dedicato al ventennale della Resistenza, in P.M.Beghi, Discorsi e scritti dal 1954 al 1966, ISR La Spezia, 1972
  • Relazione sull’attività politica svolta in periodo cospirativo, insurrezionale e post-insurrezionale dal CLN provinciale di La Spezia, pp. 137-145; Relazione sull’attività politica del CLNP di La Spezia (parte seconda), pp. 157-163 in P.M.Beghi, Discorsi e scritti dal 1954 al 1966, ISR La Spezia, 1972
  • AA.VV., Mario Fontana e la IV Zona Operativa del Corpo Volontari della Libertà, ISR La Spezia, 1972
  • AA.VV, La Resistenza nello Spezzino e nella Lunigiana- Scritti e Testimonianze, ISR La Spezia 1973
  • Ricci, Giulivo, Avvento del fascismo, Resistenza e lotta di liberazione in Val di Magra, Nel trentennale della Liberazione, I.S.R. La Spezia, 1975, passim, con particolare riferimento ai capitoli intitolati “Nella IV Zona Operativa”
  • Bianchi, Antonio, Storia del movimento operaio di La Spezia e Lunigiana, Ed.Riuniti, 1975, passim
  • Ricci, Giulivo, Storia della Brigata Matteotti-Picelli, I.S.R. La Spezia, 1978, passim, con particolare riferimento al capitolo I tutto e alle pagg. 179-180
  • Ricci, Giulivo, Storia della Brigata garibaldina “U. Muccini”, I.S.R. La Spezia, 1978, passim (una rassegna dei vari C.L.N. zonali della provincia, a partire da quello di Sarzana, per arrivare a quelli di Arcola, Vezzano Ligure, Lerici, Castelnuovo Magra, Ortonovo, Portovenere, Ameglia, S.Stefano Magra con relativi nomi è ritrovabile alle pagg. 156-157)
  • Borachia Paolo “La costituzione del CLN provinciale” in Petacco Arrigo, La Spezia in guerra, 1940-1945, Cinque anni della nostra vita, La Nazione- Cassa di Risparmio della Spezia, 1984, pp.342-343
  • Godano, Cesare, Paideia ’44, Edizioni Giacché, 1994, pp. 128 (sul CLNp), 175 (sul Comando Unico), 199 (ancora sul CLNp); pp. 141-151 (gruppo di Torpiana); (vengono citate solo le pagine da cui sono state attinte notizie per la presente scheda)
  • Il CLN spezzino come autorità di governo. Atti del Convegno 18 novembre 1994 (promotori Provincia della Spezia, ISR La Spezia, Comune della Spezia), con particolare riferimento a Giuseppe Fasoli “Il CLN spezzino come autorità di governo”; Cesare Godano “Il CLN e Mario Da Pozzo”, Massimo Federici “Il CLN provinciale della Spezia e gli Alleati, Franco Borachia “I democristiani e il CLN provinciale”
  • Lett, Gordon, Partigiano… Io so cosa vuol dire, Zappa-Sarzana, 1992 (Cenno alle vicende relative alla creazione del Comando Unico pp. 113-115)
  • Ricci, Giulivo, La colonna “Giustizia e Libertà”, Fiap-Ass. Partigiani Mario Fontana- ISR P.M.Beghi-SP, 1995 (seguendo fondamentalmente il filo rosso costituito dai nomi i componenti del CLNp, con particolare riferimento a Pietro “Mario” Beghi; per inizi CLNp spezzino e per l’attivismo del Partito d’Azione v. soprattutto i primi quattro capitoli; per la creazione del Comando Unico si può seguire il nome di Mario Fontana o rifarsi alle pagg. 128 e segg)
  • Bianchi, Antonio, La Spezia e Lunigiana-Società e politica dal 1861 al 1945, Franco Angeli, 1999, (per la costituzione del primo CLNp spezzino pp. 325-333, per la crisi del primo CLNp p.403, per la costituzione del secondo CLNp spezzino pp.439-440; per i giorni immediatamente precedenti il 25 aprile e per la Liberazione pp. 478-485 passim. Si può anche seguire, partendo dall’indice analitico il filo logico dei nomi dei componenti il CLNp che abbiamo citato nella presente scheda, innanzitutto quello di Pietro “Mario” Beghi)
  • Fiorillo, Maurizio, Tesi di Dottorato, Uomini alla macchia, partigiani, sbandati, renitenti, banditi e popolazione nella Lunigiana storica 1943-45, a.a. 2005 , con particolare riferimento a L’occupazione e la RSI pp.3 e segg., Il ruolo dei Comitati di Liberazione Nazionale pp.64 e segg., Organizzare la resistenza p. 90 e segg., La Ia Divisione Liguria e la IV Zona p.374 e segg., Il CLN spezzino dopo l’esplosione della guerriglia p. 400 e segg., La I Divisione Liguria nel novembre 1944, p. 503 e segg., La IV Zona alla fine del 1944 p. 513 e segg., Operazioni IV Zona pp. 606 e segg.; v. anche Conclusioni; Organici della IV Zona e fonti di reperimento di essi v. documentazione in fondo alla tesi in pagg. non numerate
  • Gimelli, Giorgio, La Resistenza in Liguria, Cronache militari e documenti, a cura di Franco Gimelli, Carocci, 2005 con particolare riferimento alle prime bande organizzate in regione, specificamente alla Spezia pp.37-38, GL alle pp. 51-52, il Comitato militare provinciale della Spezia alle pp.73-74; la costituzione della I Divisione Liguria pp. 173-194, Nota 4 p.526 (sui piani di settembre-ottobre ’44 riguardo la possibile liberazione della Spezia); inoltre seguendo attraverso l’indice analitico dei nomi i personaggi citati nella presente scheda: segnaliamo fra essi in ordine alfabetico: Acerbi Livio, Baccinelli Arturo, Barontini Anelito, Battistini Primo, Beghi Pietro Mario, Bertonelli Giulio, Bertone Flavio, Bissi Giovanni, Borachia Paolo, Borgatti Antonio, Borrotzu Piero, Bottari Giulio, citato ivi erroneamente sempre come Botteri, Bucchioni Daniele, Cacchioli Alberto, Cacchioli Gino e Guglielmo, Cabrelli Antonio, Coni Franco, Carando Ennio, Del Carpio Vero, Ducci Luigi, Ghironi Rodolfo, Gindoli Ermanno, Grandis Ezio, Jacopini Renato, Lett Gordon, Lupi Tommaso, Marcellini Ottorino, Matazzoni Isio, Mazzolani Renato, Montaresi Dario, Morelli (CLN spezzino), Pagani Giovanni, Naef Carlo, Perpiglia Marco, Poggi Giuseppe, Ragozzini Mario, Ranieri Paolino, Ravecca Augusto (si trova anche Agostino), Salvestri Federico, Rosso Giovanni, Scotti Luciano, Tornabuoni (GL), Zolesio Antonio
  • Gimelli, Franco; Battifora, Paolo, (a cura di), Dizionario della Resistenza in Liguria, Genova, De Ferrari, [2008?], seguendo i nomi dei componenti del CLN spezzino ivi presenti o nomi/documenti citati nella presente Scheda segnaliamo nel Dizionario: Beghi Pietro Mario, Bertone Flavio, Bertonelli Giulio, Borgatti Antonio, Borrotzu Piero, Bottari Giulio, Battistini Primo, Barontini Anelito, Bucchioni Daniele, Cabrelli Antonio, Del Carpio Vero, Grandis Ezio, Jacopini Renato, Godano Cesare, Lett Gordon, Lupi Tommaso, Mazzolani Renato, Montaresi Dario, Perpiglia Marco, Rosso Giovanni, Salvestri Federico, Scotti Luciano, Zolesio Antonio; CLN Liguria, Comitato Unico Militare, Fronte della Gioventù, GAP, Gruppi di difesa della Donna, Liguria Picchiara 1° Divisione, SAP, Torpiana, Valmozzola, Zone Operative, Alexander (proclama)
  • Fiorillo, Maurizio, Uomini alla macchia- Bande partigiane e guerra civile- Lunigiana 1943-45, Laterza, 2010 (per la fondazione del CLN e primi passi di esso in particolare pp.28-29, 30, 32-33; per la crisi del primo CLN pp. 148-149; per il CLN alla Liberazione pp. 265, 269, 271/ Altro filo da seguire per le vicende del CLNp spezzino è quello di consultare l’indice analitico per i nomi dei componenti di esso, innanzitutto quello di Pietro”Mario” Beghi, suo segretario)
  • Gori, Vega, “Ivana”; Mirabello M.Cristina “Ivana” racconta la sua Resistenza- Una ragazza nel cuore della rete clandestina, Edizioni Giacché, 2013 (in particolare i paragrafi “Il momento dell’effettivo impegno nella Resistenza” pp. 43-45 (figura di Anelito Barontini) “Le regole ferree della clandestinità” pp. 49- 53 (figura di Antonio Borgatti); “Consistenza ed evanescenza della rete clandestina” pp. 57- 63 (CLNp, Comando Unico)
  • CLN La Spezia dopo la Liberazione
  • Fiorillo, Maurizio, Una breve storia della Resistenza nella spezzino
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    Fonti delle fotografie
    Gli inserimenti delle fotografie e rielaborazioni di esse sono stati curati da Mauro Martone

    • Pietro “Mario” Beghi: www.isrlaspezia.it
    • Ennio Carando: www.cuneooggi.it
    • Mario Da Pozzo, Paolo Borachia, Carlo Alberto Naef, Rodolfo Ghironi: Vendramin, Umberto, Relazione sul gruppo SAP “Giustizia e Libertà dal 1943 al 1945, 1945, ISR, Miscellanea
    • Mario Fontana: Archivio fotografico I.S.R. La Spezia
    • Antonio Borgatti, Renato Jacopini, Amleto (Ruggero) Maneschi: Borione, Luciano, Ricordi di Guerra, S. Marco Litotipo-Lucca, 2003
    • Marco Perpiglia

     
     
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    Note

    [1] N.B. Nell’Organigramma generale manca il CLN Liguria perché, di fatto, il CLN Liguria, nonostante i rapporti con quello spezzino, coincide come raggio di azione fondamentalmente con l’area genovese e non regionale, mentre abbiamo previsto la trattazione del Comando Unificato Militare Ligure per i legami strategici con le varie Zone liguri e quindi con la IV Zona. Quanto ai riferimenti, sempre nell’Organigramma generale, a CLN (Comitato di Liberazione Nazionale), CLNAI (Comitato di Liberazione Alta Italia) e CVL (Corpo Volontari Libertà), si tratta di voci senza le quali la Resistenza nelle singole province risulterebbe priva di una cornice storica che la contestualizzi. Molto brevemente diciamo comunque che il C.L.N. Regionale Ligure comincia la propria attività immediatamente dopo l’8 settembre e, sul finire di ottobre, pubblica il periodico “Voce d’Italia”. E’ diretta emanazione del primitivo Comitato dei Partiti Antifascisti attivo in Genova e ha il proprio organo tecnico militare nel Comitato Militare Ligure che diviene, nel giugno ’44, Comando Unificato Regionale Ligure. A ottobre 1943 c’è la costituzione del CLNp spezzino, a novembre di quello savonese, mentre più tarda (1 febbraio 1945) è la costituzione del CLNp di Imperia, dove il Partito Comunista rimane per un lungo tempo il solo gruppo organizzato.

    [2] Non a caso i primi gruppi a salire in montagna sono quelli comunisti di provenienza sarzanese che si recano sul monte Nebbione e quelli azionisti che si radicano a Torpiana.

    [3] Avvertenze per gli approfondimenti nel corso della lettura: la presente Scheda prevede degli approfondimenti riguardanti biografie, brigate, fatti storici. Tali approfondimenti vengono segnalati la prima volta che si incontra il nome, il fatto, la brigata.

    [4] L’episodio della partenza della flotta per raggiungere gli Alleati anglo-americani e consegnarsi ad essi viene annoverato fra quelli che segnalano per l’Italia la chiusura di una fase storica e l’inizio della fase resistenziale che vedrà ad un certo punto anche truppe italiane combattere con gli Alleati contro i nazi-fascisti. Per la figura di Carlo Bergamini v.

    [5] Non c’è nessun documento ufficiale coevo del CLN provinciale dall’ottobre 1943 all’estate 1944. Per tale periodo si fa riferimento a due relazioni stese nel primo dopoguerra: una, mutila delle prime quattro pagine, scritta da Pietro “Mario” Beghi nel 1946, l’altra curata da Osvaldo Prosperi e collocata in margine al libro di Pietro “Mario” Beghi “Discorsi e scritti dal 1945 al 1966”, ISR, La Spezia, 1972. Importanti sono, sempre a questo proposito, anche due relazioni del CLN provinciale del dicembre 1944 e del marzo 1945.

    [6] Brevemente ricordiamo che il 12 settembre, Mussolini era stato liberato dal Gran Sasso ad opera di un reparto di paracadutisti tedeschi. Portato a Monaco di Baviera, Hitler gli aveva chiesto di ricostituire un governo fascista. Sempre Mussolini, il 18 settembre, dai microfoni di Radio Monaco, aveva annunciato così la nascita di un nuovo stato, fascista e repubblicano, che aveva proclama il 23 settembre, al suo rientro in Italia. L’Italia è di fatto divisa in due: la parte meridionale controllata dagli alleati sotto la luogotenenza del Re, e quella settentrionale – in cui prende vita la Resistenza – nelle mani dei tedeschi, con Mussolini appunto a capo del governo. La RSI, il cui governo si insedia a Salò sul lago di Garda, comprende le regioni del Centro-Nord a eccezione del Trentino, dell’Alto-Adige, della provincia di Belluno, del Friuli e della Venezia Giulia, dell’Istria, annesse di fatto al Terzo Reich.

    [7] L’entrata tardiva nel CLNp del Partito di Azione viene spiegata dall’azionista Cesare Godano a p. 128 di Paideia (cit. nelle Fonti) soprattutto per la diffidenza degli altri Partiti verso un gruppo ritenuto non incline a rispettare rigorosamente le regole della sicurezza nella clandestinità, ma anche per la diffidenza nei confronti dell’ attivismo azionista; in modo diverso vede la questione Giulivo Ricci, il quale mette in luce la caratteristica patriottica antifascista e antitedesca del Partito d’Azione, volto all’organizzazione della lotta subito più che all’organizzazione e mediazione politica. Sempre Ricci fa riferimento ad una testimonianza di C. Godano in cui quest’ultimo parla dei legami fra PdA spezzino e anarchici locali, cosa che poteva suscitare sospetti nelle altre componenti del CLNp (pp. 15-16 e nota 3 bis al cap. 1 in Giulivo Ricci, La Colonna Giustizia e Libertà cit. nelle Fonti)

    [8] Gli scioperi del marzo 1944, avvenuti nell’Italia occupata dai nazifascisti, hanno avuto alla Spezia significativa rilevanza, interessando le grandi fabbriche e facendo affiorare alla luce un’opposizione non più solo economica (rivendicazione migliori condizioni di vita e lavoro) ma propriamente politica. Per un approfondimento v. (a cura di Mario Farina), I.S.R. La Spezia, La Spezia 1944, Classe operaia e Resistenza, Atti della Conferenza Gli scioperi del marzo 1944, Sala del Consiglio Provinciale, 1 marzo 1974. V. anche nell’Organigramma di partenza la Scheda sui Gruppi Difesa della Donna e quella sulle S.A.P.

    [9] Il coinvolgimento giovanile e in molti casi la scelta di andare ai monti è determinata anche dalla chiamata di leva della Repubblica Sociale Italiana. Ad esempio l’8 marzo 1944 scadono i termini per la presentazione dei renitenti, previsti dal così detto Bando Graziani.

    [10] Renato Jacopini, Medaglia d’Argento al V.M., nome di battaglia “Marcello Moroni”, è uno degli iniziatori e dei più importanti esponenti della Resistenza in IV Zona. Nato alla Spezia, ha una formazione ideale repubblicana, con tendenze anarchiche. Ragioniere, lavora dapprima in una banca a Milano, poi all’Arsenale M.M. della Spezia. Iscritto al Partito Comunista dal 1936, fermato dall’O.V.R.A. nell’ambito di una retata contro il P.C.I. clandestino, è rilasciato per insufficienza di prove. Durante la II Guerra mondiale è ufficiale sul fronte francese ed jugoslavo, ricavando da quest’ultimo un’esperienza importante riguardo le tecniche della guerriglia. Fattosi esonerare dal servizio perché dipendente militarizzato dell’Arsenale, riprende il suo lavoro presso la Marina Militare. Il 9 settembre 1943, nel clima di confusione generale, partecipa però ad uno scontro armato fra un gruppo di alpini del Battaglione “Val d’Orco” e i tedeschi sul ponte del Magra. Ripresi i collegamenti con il Partito Comunista, è convinto assertore, contro l’attesismo emerso da parte di alcune componenti antifasciste, della necessità di passare rapidamente alla lotta armata. Entra a far parte del Sottocomitato militare del C.L.N. della Spezia, collaborando per dare vita alle prime bande armate nella Lunigiana toscana e nel fivizzanese. In questo contesto prende contatto con il radiotegrafista Domenico Azzari, paracadutato dagli Alleati, ottenendo anche i primi lanci aerei per i partigiani. Catturato, nell’ambito di una vasta retata, alla Spezia, nel giugno 1944, scampa fortunosamente, grazie ad un improvviso bombardamento che gli consente di fuggire, alla prigionia. Processato in contumacia e condannato a morte, prende la via dei monti e partecipa attivamente alla fondazione del Comando Unico nel luglio 1944. Dopo il rastrellamento del 3 agosto 1944 decide di ritornare in Alta Lunigiana, dove già ha impegnato una parte della sua attività, e qui si dedica alla costituenda Brigata “Lunense” di A. Oldham e Roberto Battaglia “Barocci”, e al collegamento di essa con le due Brigate G.L. ivi operanti. Dopo il rastrellamento di fine novembre 1944, quando quasi tutta la “Lunense” passa la Linea Gotica, si adopera per creare le basi di quella che sarà la IIa Divisione Lunense. Jacopini lascia il comando di quest’ultima, incorporata dentro la parmense Divisione “Monte Orsaro”, per contrasti con la Missione Alleata presso il Comando Unico Parmense, all’inizio di aprile 1945, continuando tuttavia a combattere come capo di S.M. nella IV Apuana e partecipando alla battaglia di Licciana Nardi contro i nazi-fascisti in ritirata. Pur rimanendo Jacopini fuori per un certo periodo dal territorio spezzino, mantiene sempre uno stretto contatto con la IVa Zona, come testimoniato dall’interessante epistolario scambiato con Antonio Borgatti “Silvio”, segretario del P.C.I. spezzino (l’epistolario è comodamente consultabile trascritto in appendice a Fiorillo, Maurizio, Tesi di Dottorato, Uomini alla macchia, partigiani, sbandati, renitenti, banditi e popolazione nella Lunigiana storica 1943-45, a.a. 2005 -Appendice documentaria). Alla Liberazione Jacopini viene nominato dal C.L.N. Questore della Spezia, ricoprendo poi diversi incarichi amministrativi, ma anche sindacali, dopo essere rientrato a lavorare in Arsenale. Nel clima repressivo di quegli anni, è trasferito dapprima alla Maddalena per essere poi licenziato nel 1955. Scrive nel dopoguerra, sulla sua esperienza resistenziale e di vita, tre libri: “Canta il gallo”, “L’isola dell’ultima solitudine” e “Lunense”. Per un ritratto di Renato Jacopini, dalla gioventù alla vecchiaia, v. interessante contributo di Giorgio Pagano, che cerca di delinearne il globale e complesso profilo, dalla prima gioventù al difficile dopoguerra, nel capitolo “La solitudine di ‘Marcello’” nel libro “Eppur bisogna ardir, La Spezia partigiana 1943-1945″, Edizioni Cinque Terre, 2015. Presso l’Archivio Storico I.S.R. della Spezia esistono due fondi Jacopini: Fondo VI.1 “Questioni politiche” (fascicolo 697-700); Fondo VI.2 “Divisione Garibaldi Lunense”, fascicoli 701-711 (Alcune carte del Fondo Jacopini sono disponibili on line, collegandosi al sito dell’I.S.R. La Spezia). La presente nota biografica ha tenuto conto dei testi via via citati nel corso di essa e della biografia di Jacopini ritrovabile in Fiorillo, Maurizio, Tesi di Dottorato, Uomini alla macchia, partigiani, sbandati, renitenti, banditi e popolazione nella Lunigiana storica 1943-45, a.a. 2005-Appendice documentaria.

    [11] Rodolfo Ghironi è arrestato dai tedeschi, su delazione, alla Spezia il 6 luglio 1944, transita dal carcere di Villa Andreino (SP), poi S. Vittore (MI), Bolzano, giungendo a Mauthausen il 19/XII/1944, viene liberato e muore nel 1946 (v. Dip. di Storia dell’Università di Torino-Aned, Il libro dei deportati, Mursia, 2010, nelle parti relative alle schede dei deportati; Dati reperiti dai fascicoli Aned-sezione della Spezia e trasmessi dalla Presidente D. Ferrato).

    [12] Isio Mattazzoni: Sottotenente, nel 5° reggimento bersaglieri. Durante la II Guerra Mondiale, viene decorato con medaglia di Bronzo al V.M., distinguendosi sul fronte greco-albanese. Rientrato in patria, dopo l’8 settembre 1943, in seguito allo sbandamento delle forze armate italiane, va a casa, a Sarzana. Immediatamente dopo si dedica all’attività clandestina antifascista con il nome di “Monti”: partecipa così al C.L.N. locale, del quale diventa membro in qualità di rappresentante della Democrazia Cristiana ed è membro del Sotto-Comitato militare del C.L.N. provinciale. Catturato a seguito di una delazione a Sarzana il 10 luglio 1944, viene trasferito a Genova-Marassi, quindi a Milano San Vittore, a Bolzano ed infine a Mauthausen, dove muore per le sofferenze patite il 26 aprile 1945. (v. http://old.comune.sarzana.sp.it/citta/cultura/storia/antifascismo_resistenza/Mattazzoni_Isio.htm; Dip. di Storia dell’Università di Torino-Aned, Il libro dei deportati, Mursia, 2010, nelle parti relative alle schede dei deportati; Dati reperiti dai fascicoli Aned-sezione della Spezia e trasmessi dalla Presidente D. Ferrato)

    [13] Per la biografia di Maneschi, v.

    [14] Antonio Borgatti “Silvio”, nato a Cento (Ferrara) nel 1904, operaio, a 16 anni partecipa al circolo giovanile socialista di Rivarolo (Genova), aderendo poi subito al Partito Comunista e diventando nel 1927 Segretario della Federazione Giovanile. Arrestato, condannato nel 1928 a 12 anni di reclusione, scontata la pena, torna ad operare per il Partito Comunista in Valpolcevera. Nel 1943 è nel Tigullio e poi a Sestri Ponente. Successivamente agli scioperi del marzo 1944 e al forzato allontanamento dalla zona di Anelito Barontini, viene inviato alla Spezia per rafforzare la struttura del P.C.I. e, quando il segretario del Partito, Giuseppe Poggi “Franco”, viene sorpreso ed ucciso, probabilmente a seguito di una delazione, a Piana Battolla il 28 giugno 1944, gli subentra. Dopo che anche Ennio Carando è costretto ad allontanarsi dalla Spezia e ad andare in Piemonte, lo sostituisce, come membro comunista in seno al C.L.N.P, dirigendo, con determinazione ed in condizioni difficilissime, il suo partito (v. a tale proposito Archivio I.S.R. La Spezia, Busta 658, dove “Silvio” espone le gravi difficoltà del momento). Borgatti assolve in questo contesto ad importanti funzioni e delicati nonché pericolosi compiti di collegamento nell’ambito urbano e fra città e montagna fino ai primissimi giorni di aprile del 1945, quando, attivamente e continuamente ricercato dai fascisti, è costretto ad allontanarsi, portandosi verso le formazioni armate ai monti, dapprima verso la “Muccini” e poi presso il Comando IV Zona, per sfuggire alla cattura. La Liberazione lo vede per un breve periodo ancora segretario del P.C.I. spezzino, demandato poi ad altri importanti incarichi sindacali dapprima a Roma e poi nel Tigullio (per i rapporti Borgatti-Jacopini v. documenti citati alla Nota 10 della presente Scheda).

    [15] Il Comando Unico Spezzino, denominato Ia Divisione Liguria, nasce, con sede ad Adelano di Zeri nella terza decade di luglio, da una riunione nello Zerasco, alla presenza di rappresentanti della banda azionista del “Boia” (Vero Del Carpio), di quella garibaldina di “Tullio” (Primo Battistini), dei militanti comunisti Luciano Scotti, Renato Jacopini, Antonio Cabrelli “Salvatore”, del maggiore inglese Gordon Lett e di alcuni altri. La funzione di Comandante è assegnata al colonnello dell’ Esercito Mario Fontana (nome di battaglia “Turchi” e in seguito “Cossu) e quella di Commissario politico ad Antonio Cabrelli: c’è insomma una sorta di compromesso fra Partito Comunista, che ottiene il Commissario politico, e “Giustizia e Libertà” che non ha un suo uomo al vertice del Comando ma ottiene che esso sia ricoperto da un militare di carriera. Il britannico Gordon Lett, da poco raggiunto dalla missione del S.O.E. dotata di radio, è nominato ufficiale di collegamento fra la Divisione e gli Alleati. Posizione defilata ed autonoma è assunta in questo momento dalla Brigata Centocroci, in via di ricostituzione sotto il comando di Federico Salvestri “Richetto” dopo la rioccupazione tedesca della val di Taro, anche se Guglielmo Cacchioli, fra i suoi fondatori e che dopo l’intensa e critica fase bellica dell’inizio luglio si è staccato dalla Brigata, dando vita ad un ulteriore gruppo, ha, secondo G.Bollo (v. Testo cit. nelle Fonti, p.55) la carica di vice Comandante della I Divisione Liguria. La Ia Divisione Liguria risulta di fatto così composta (indichiamo le forze e tendenzialmente le zone di riferimento): “Giustizia e Libertà” (monte Picchiara, Sesta, Zignago, Casoni, Calice); “Vanni” (fra Zeri e Pontremoli); “Picelli-Gramsci” (torrente Gordana, Noce, Teglia, Mulazzo; “Cento Croci” (Val di Taro), con l’avvertenza sopra data; “Brigata 37”, poi “Leone Borrini”, in via di ricostituzione nelle zone di Bagnone, Taponecco; Brigata “La Spezia” (in procinto di aderire alla Divisione “Lunense”).

    [16] Giovanni Rosso “Luigi”, nato a Savona nel 1895, comunista di antica data, condannato dal Tribunale Speciale a dodici anni di carcere nel 1935, fa parte del Comitato antifascista costituitosi a Savona dopo il 25 luglio 1943. Inviato dal Partito dapprima a Genova e infine alla Spezia, dove è portato da una staffetta, Rina Gennaro “Anna” (v. per quest’ultima Scheda Gruppi Difesa della Donna o S.A.P. nell’Organigramma di partenza), ha l’incarico di rafforzare l’organizzazione locale, sostituendo gli antifascisti arrestati nel giugno 1944. Dopo il drammatico rastrellamento del 3 agosto 1944 agisce insieme a Pietro Mario Beghi, Segretario del C.L.N.P., visitando dal 28 agosto 1944 tutte le formazioni partigiane, per riorganizzarle e ricostituire il Comando Unico (come deliberato all’unanimità il 3 settembre 1944). Rosso opera fino alla Liberazione presso il Comando di Zona (per la sua biografia si è tenuto fondamentalmente conto di Beghi, Pietro Mario, Comitato di Liberazione Provinciale e movimento di Liberazione nella provincia della Spezia, in Rivista La Spezia, Anni 1964-1965, numero speciale dedicato al ventennale della Resistenza, in P.M.Beghi, Discorsi e scritti dal 1954 al 1966; Gimelli, Giorgio, La Resistenza in Liguria, Cronache militari e documenti, a cura di Franco Gimelli; Gimelli, Franco; Battifora, Paolo, (a cura di), Dizionario della Resistenza in Liguria (i testi sono tutti citati nelle Fonti).

    [17] Per strutturare meglio l’amministrazione della giustizia il 28 febbraio 1945 si organizzano per la IV Zona tre Commissariati di giustizia, uno a Calice, uno a Sesta Godano e uno a Zeri, istituzione importantissima per fare fronte ad atti eventuali di banditismo.

    [18] Indipendentemente e prima del proclama Alexander, in ottobre, il colonnello Fontana, partendo dai dati di fatto e dalla questione nodale degli approvvigionamenti, aveva parlato di una smobilitazione parziale nel caso di stasi del fronte. Se ne era discusso in una riunione ad Adelano di Zeri il 25 ottobre 1944 ma tale ipotesi era stata scartata, per motivi logistici di sistemazione degli uomini che, in ogni modo, non avrebbero potuto far ritorno in città alle loro case, dalle formazioni garibaldine e dalla “Cento Croci”, in parte accolta da “Giustizia e Libertà” i cui organici, cresciuti troppo rapidamente, erano difficilmente mantenibili (tale formazione risulta perciò discendere dagli oltre settecento uomini del primo autunno ai circa quattrocento del dicembre 1944), mentre il piccolo Battaglione Internazionale di Gordon Lett viene sciolto. Quanto alle altre formazioni, quando possibile, avrebbero dovuto in quell’ipotesi “pianurizzarsi” in qualche modo, con tutte le gravi problematiche che però ciò comportava. Traccia di tali gravi problemi si trova nel rapporto che il CLNp invia agli Alleati sulla situazione locale (cfr. su queste problematiche anche Tesi di Dottorato di M. Fiorillo, citata nelle Fonti)

    [19] Per militarizzare e disciplinare ulteriormente le formazioni partigiane, nel febbraio 1945, il colonnello Fontana appoggia un progetto del maggiore Gordon Lett finalizzato a riorganizzare tutte le forze della IV Zona in distaccamenti operativi di 58 uomini, progetto che avrebbe però sciolto di fatto quelle forze, staccandole soprattutto dai partiti politici di riferimento. Tale proposta naufraga ben presto di fronte alle proteste dei comandi delle brigate e, come detto, dello stesso CLNp spezzino.

    [20] Per i provvedimenti presi nel mese di febbraio, v. anche Ricci, Giulivo, Avvento del fascismo, Resistenza e lotta di liberazione in Val di Magra, Nel trentennale della Liberazione, I.S.R. La Spezia, 1975, pp. 442-443

    [21] Dai documenti del C.L.N. spezzino nell’archivio dell’ISREC di Genova, fondo CLN Liguria, buste 7-265-300; questo riferimento è stato cortesemente segnalato da Maurizio Fiorillo.