Battaglione M. Vanni

A cura di Maria Cristina Mirabello

Il Battaglione garibaldino “Melchiorre Vanni” trae il nome da Melchiorre Vanni[1].

La storia del Battaglione “Vanni” è articolata su più tempi e più luoghi: nasce infatti ai primi di giugno 1944, quando il santostefanese Primo Battistini, “Tullio”[2], subentrato nel marzo ’44 al comandante Betti, morto alla testa dell’omonima banda nell’attacco di Valmozzola, dopo qualche tempo, viene messo in minoranza nel raggruppamento partigiano, a causa dei metodi di conduzione dei “ribelli”[3]. E’ a quel punto che Battistini si sposta, con alcuni uomini a lui più legati, nello Zerasco (Adelano, Coloretta, Patigno), dando appunto vita, ex novo, con una intensa opera di reclutamento da S. Stefano di Magra a Zeri, al raggruppamento “Signanini”[4], poi, da fine luglio ’44, Brigata d’assalto garibaldina “M. Vanni”, di cui è comandante (commissario è da subito Giovanni Albertini “Luciano”, comunista spezzino in contatto con il C.L.N.). E’ questo il momento in cui nasce il Comando Unico da cui la Brigata dipende. Nel corso dell’estate la “Vanni” attua una serie di azioni: fra esse quella nota come “la beffa di Ceparana” (24 luglio 1944), quando Eugenio Lenzi “Primula Rossa”, comandante di compagnia, si sposta, per compiere il colpo, da Adelano di Zeri nello Spezzino.

Il grande rastrellamento nazi-fascista del 3 agosto 1944 investe in pieno e disperde la “Vanni” (quindici sono i suoi morti) la quale, in questo momento, tranne un distaccamento comandato da Eugenio Lenzi “Primula Rossa” a Montedivalli e una forte squadra comandata da Luciano Colombo che opera al piano, si trova a Boschetto nella vallata del Taro, in attesa di spostarsi nel Calicese.

La Brigata, a causa di lacune organizzative e di comando, oppone alla dura offensiva nemica una resistenza non efficace (fuori che il IV distaccamento, comandato da Duilio Lanaro “Sceriffo” al Ponte dei Rumori-Pontremoli, MS). Primo Battistini, assente ingiustificato al momento del rastrellamento ed accorso solo successivamente, viene allora destituito per aver lasciato vacante il posto di comando e per essersi recato fuori zona. Diffidato dal C.L.N. e dal Comando Unico sorto alla fine di luglio, rientra nello Spezzino, ai margini però della stessa IV Zona, organizzando nuovamente il Battaglione “Signanini”, poi confluito, come distaccamento, con alterne e variegate vicende, nella Brigata “U. Muccini”.

Dopo le drammatiche vicende del rastrellamento di agosto, il comando della Brigata passa a Dulio Lanaro “Sceriffo”[5] mentre Commissario politico rimane Giovanni Albertini “Luciano”[6]: in questo periodo numerose, nonostante i pesanti contraccolpi del rastrellamento del 3 agosto, risultano le azioni della formazione partigiana, fra cui, nel settembre 1944, il sabotaggio della ferrovia Parma-La Spezia a Caprigliola di Aulla, il minamento del ponte di Valdurasca (SP) e quello del ponte parabolico di Ostia parmense (PR)[7].

Nel mese di settembre la “Vanni”, per ordine del Comandante della Ia Divisione Liguria, colonnello Fontana, risulta avere ormai come zona di riferimento quella che sta sul crinale fra Pietrabianca e Montebello (Bolano)[8], dove si è spostata.

Fra le azioni compiute dalla “Vanni” in ottobre va ricordato il 6 ottobre 1944 l’attacco alla caserma fascista di Porta Castellazzo alla Spezia e il 29 ottobre 1944 l’attacco all’ex-FLAG sempre alla Spezia[9].

Va ricordato però che l’episodio di guerra più importante dell’ottobre 1944 riguarda tutta una zona nella bassa Val di Vara, investendo la “Vanni” ed il Battaglione “Val di Vara” G.L. di Daniele Bucchioni[10]. Nel Calicese l’8 ottobre 1944 viene infatti scatenato un violento rastrellamento, affrontato questa volta, dopo il lungo periodo di crisi seguito alla vicende del rastrellamento del 3 agosto 1944, generalmente in modo organizzato ed efficace, nonostante la perdita di numerosi uomini, dai partigiani garibaldini. Nel corso degli avvenimenti, infatti, il distaccamento del Trambacco risulta travolto, mentre viene opposta una ferma resistenza a Nasso e un gruppo volontario si sposta, su richiesta di Giovanni Albertini nella zona di fondovalle, a Martinello, attaccando le colonne nemiche in transito. Terminato il rastrellamento, la “Vanni” si riporta alle Prede Bianche, a Nasso e S. Maria[11].

Infine, il 24 ottobre 1944, a Santa Maria di Scogna, su ispirazione del Partito Comunista e Socialista, ma senza che il Comando della I Divisione Liguria ne sappia niente (il colonnello Fontana prende atto della cosa con qualche rammarico il giorno dopo e il CLN ne ratifica semplicemente l’attuazione), si riuniscono i comandanti militari e i commissari politici delle Brigate “Gramsci”[12], “Vanni” e “Matteotti” per creare il Raggruppamento Brigate Garibaldi, pur mantenendo ognuna di esse la propria autonomia[13].

A partire dal 19 dicembre ’44, costituita la IV Zona Operativa, dal Comando di essa dipendono due Divisioni: la Ia Divisione Liguria Monte Picchiara[14] e la IIa Divisione Liguria Centocroci.

Alla prima fanno capo: la Colonna “Giustizia e Libertà” e le formazioni del Raggruppamento Garibaldi (diventato Brigata “A. Gramsci”), fra cui appunto il battaglione “Vanni”; alla seconda la Brigata Varese e la Zerasco.

A questo punto, dunque, si può parlare più propriamente di Battaglione (e non Brigata) “Vanni” (anche se tali definizioni frequentemente non hanno uso univoco)[15].

Poche settimane prima del rastrellamento del 20 gennaio 1945, su ordine del Comando IV Zona Operativa, il battaglione “Vanni” si trasferisce nel territorio di Zignago[16], dove rimane fino alla discesa sulla Spezia alla Liberazione, stabilendo con le popolazioni del luogo un intenso e fraterno legame, senza il quale non sarebbe riuscito a sopravvivere nel durissimo inverno ’44-’45.

In questa fase i quadri di Comando del Battaglione mutano radicalmente: dopo un aspro confronto interno avvenuto in un’assemblea, di cui si trova traccia in documenti di archivio, il posto di Duilio Lanaro “Sceriffo” è ricoperto da Astorre Tanca mentre Franco Mocchi (“Paolo”) diventa Commissario Politico. Al contempo viene complessivamente risistemato l’organico degli uomini e dei responsabili dei vari Distaccamenti[17].

Il terribile rastrellamento nazifascista del 20 gennaio 1945 coglie gli uomini del battaglione “Vanni” preparati ed in grado di sostenere l’urto tedesco a Bozzolo, per poi sganciarsi a Torpiana, onde valicare, secondo quanto stabilito dal Comando della IV Zona operativa, con una marcia epica e, nonostante il gelo e la neve in alcuni punti alta anche due metri, il monte Gottero.

I partigiani arrivano così a Fontana Gilente, nell’Alto Pontremolese, per andare poi alle Cascine di Bassone, sopra Guinadi, nella giornata del 23, rientrando dal passo del Rastrello su Torpiana, alle postazioni di pertinenza, poco dopo[18].

Le attività del battaglione continuano, dopo il rastrellamento, nonostante i morti, feriti e congelati (fra i congelati il comandante Astorre Tanca) ma, proprio ai primi di marzo, quest’ultimo, poi insignito di Medaglia d’argento al V.M. alla memoria, viene ucciso, insieme a due uomini del “Vanni” a Pieve di Zignago[19], nel corso di una inaspettata puntata tedesca non adeguatamente impegnata da postazioni partigiane di altre formazioni dislocate più in basso. E’ in questa drammatico frangente che subentra come nuovo comandante del battaglione “Vanni”, Eugenio Lenzi “Primula rossa”; Commissario politico è sempre Franco Mocchi.

Alla vigilia della Liberazione, quando occorre portare gli attacchi alle autocolonne tedesche sulla strada nel tratto Carrodano-Riccò del Golfo, al fine di chiudere il passaggio verso Genova alle truppe nemiche, in ritirata la mattina dell’8 aprile 1945, un plotone del Battaglione “M. Vanni”, comandato da Nino Ricciardi si dirige sul ponte del Graveglia, importante nodo di comunicazione, per farlo saltare. L’operazione riesce ma in essa perdono la vita Nino Ricciardi (Medaglia d’oro al V.M. alla memoria) e Marcello Toracca.

Nella fase finale il Battaglione “Vanni” coadiuva il Battaglione G.L. “Zignago” per la presa di Borghetto e risulta essere una componente fondamentale dello schieramento che sostiene l’ultimo duro scontro nella battaglia di S. Benedetto (Riccò del Golfo, 24 aprile 1945). Nella notte del 23 aprile viene infatti isolato a Riccò del Golfo un forte nucleo composto di 450 tedeschi[20] puntualmente armati, appoggiati da mitragliatrici collocate sul forte Visseggi. Poiché il comandante tedesco non si vuole arrendere, avviene qui il 24 aprile l’ultima battaglia: in essa sono fortemente coinvolti i Battaglioni della Brigata “A. Gramsci” e quindi il “Vanni”. La battaglia, che costa la morte a molti soldati tedeschi, termina verso le ore 18, aprendo la strada della città in cui i partigiani scendono nella mattinata del 25 aprile 1945.

Secondo quanto emerge da documenti datati 27 aprile 1945, questa è, in una formula sintetica, l’ultima strutturazione del Battaglione Vanni[21]:

    Comandante Battaglione: Lenzi Eugenio
    Commissario Politico del Battaglione: Mocchi Franco
    Aiutante Maggiore: Scarpato Egidio
    Prima Compagnia “Grifoglio” (composta dai plotoni “Richerme” e “Mordacci”):
    Comandante: Mirabello Giuseppe
    Commissario: Fedi Pierino
    Seconda Compagnia “Astorre Tanca” (composta dai plotoni “Avesani” e “Allegria”):
    Comandante: Baldassini Dino
    Commissario: Boni Giuseppe


N.B. Sono previste nell’Organigramma anche le seguenti articolazioni: Staffette, Intendenza Viveri, Infermiere, Squadra Mortai

 

Fotografia di un gruppo del Battaglione “Vanni” a Bozzolo: da sinistra il Commissario Politico Franco Mocchi “Paolo”, Franco Mussi, Astorre Tanca (Comandante), in basso da sinistra Egidio Scarpato, Ottavio Chiappini, Paolo Grillo. (La fotografia del gruppo di partigiani del Battaglione “Vanni” è tratta- compreso il riconoscimento dei singoli in essa- da La Provincia della Spezia, Medaglia d’oro della Resistenza, Edizioni Giacché, 1997, p. 23)

Fotografia di un gruppo del Battaglione “Vanni” a Bozzolo: da sinistra il Commissario Politico Franco Mocchi “Paolo”, Franco Mussi, Astorre Tanca (Comandante), in basso da sinistra Egidio Scarpato, Ottavio Chiappini, Paolo Grillo. (La fotografia del gruppo di partigiani del Battaglione “Vanni” è tratta- compreso il riconoscimento dei singoli in essa- da La Provincia della Spezia, Medaglia d’oro della Resistenza, Edizioni Giacché, 1997, p. 23)


 

Eugenio Lenzi “Primula Rossa”, comandante del Battaglione “Vanni” dopo la morte di Astorre Tanca (avvenuta il 4 marzo 1945) fino alla Liberazione (fotografia tratta da Ricordi di Guerra di Luciano Borione. S. Marco Litotipo-Lucca, 2003)

Eugenio Lenzi “Primula Rossa”, comandante del Battaglione “Vanni” dopo la morte di Astorre Tanca (avvenuta il 4 marzo 1945) fino alla Liberazione (fotografia tratta da Ricordi di Guerra di Luciano Borione. S. Marco Litotipo-Lucca, 2003)


 

Il monte Dragone (foto di Mauro Martone)

Il monte Dragone (foto di Mauro Martone)


 

Il monte Gottero (foto di Mauro Martone)

Il monte Gottero (foto di Mauro Martone)


 
 

Fonti

    Avvertenza: al momento in cui mettiamo questa Scheda on line non è ancora pubblicato un lavoro storico scientifico dedicato specificamente al Battaglione M. Vanni. Ci riserviamo perciò di variare eventualmente parti della Scheda sulla base di quanto il lavoro sulla “Vanni”, che risulta di prossima pubblicazione, dirà.

  • Archivio Storico ISR La Spezia, tutti i documenti citati specificamente nelle Note della presente Scheda e comunque in generale il Fondo I Attività Militare, I.8 Serie Brigata Garibaldi Melchiorre Vanni, ma anche passim altre serie; in particolare per l’organico al 27 aprile 1945 v. Fascicolo 496
  • Calice al Cornoviglio [?] reperibile nella Biblioteca dell’Istituto Spezzino per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea della Spezia Misc. A/2/21
  • Jacopini, Renato, Canta il gallo, Edizioni Avanti!, 1960, pp. 82, 83, 84
  • Mirabello, Maria Cristina, Ricerca storica sulla Resistenza in provincia della Spezia Istituto storico della Resistenza, [1965-1966] passim
  • Bollo, Gerolamo, Tra Vara e Magra. La Resistenza a La Spezia, La Moderna, 1969, p. 49, 55, 70, 71, 74, 80, 84
  • “Relazione sul periodo operativo dal 12 al 25 aprile 1945” del Corpo Volontari della Libertà Comando IV Zona Operativa, redatta dal Comandante Mario Fontana (in “Pietro Mario Beghi-Discorsi e scritti dal 1954 al 1966”, ISR La Spezia, 1972, p.147 e segg.)
  • Lenzi, Eugenio, La beffa di Ceparana; Lanaro, Duilio, Combattimento al “ponte dei rumori” – 3 agosto 1944; Colombo Franco, Azioni di guerra partigiana della brigata “Vanni” in I.S.R. La Spezia, La Resistenza nello Spezzino e nella Lunigiana. Scritti e testimonianze, 1973
  • Ricci, Giulivo, Storia della Brigata Matteotti-Picelli, I.S.R. La Spezia 1973, pp. 147, 167, 181, 184, 200, 204, 205, 207,231,
  • La Brigata Garibaldina “A. Gramsci” in I.S.R (a cura di Antonio Giacché, Maria Teresa Mori, Grazia Scoccia Biavaschi), La battaglia del Gottero – 20 gennaio 1945, 1974
  • Memorie del partigiano “Falchetto” della Brigata garibaldina “M. Vanni” nella Divisione Liguria-Picchiara, ISR, La Spezia, 1974
  • Ricci, Giulivo, Storia della Brigata Garibaldina “U. Muccini, I.S.R. La Spezia, 1978 (Cap. Il battaglione “Signanini” e la resistenza Santostefanese pp.265-278, cfr. specialmente n.3 pp.274-276)
  • Scarpato Egidio, testimonianza su Astorre Tanca, Comandante partigiano della Brigata “Vanni”, ISR La Spezia, 1995
  • Mocchi, Franco, Testimonianza in AAVV, Migliarina ricorda, testimonianze sulla Resistenza e Deportazione ’43-’45, Daniela Piazza Editore, 1996
  • Neri, Giorgio, Arcola nel movimento partigiano della Bassa Val di Magra-La strage di Ressora, in Comune di Arcola-Comitato Unitario della Resistenza, Arcola tra storia e ricordo 1939-1945, Centrostampa, Arcola, 1996, pp. 52-53, p.59 n.20 e n.22 (tratta prevalentemente la figura di Primo Battistini “Tullio” e la prima fase della “Vanni”)
  • Bianchi, Antonio, La Spezia e Lunigiana-Società e politica dal 1861 al 1945, Franco Angeli, 1999, p. 377 e n, 380n, 381, 382 n, 416 n, 418 n, 457, 457n, 466, 469n, 484 (seguendo fondamentalmente il filo dei seguenti nomi: Battistini Primo, Lenzi Eugenio, Mirabello Giuseppe, Tanca Astorre, Ricciardi Nino, Scopsi Merio, Toracca Marcello)
  • Gimelli, Giorgio; La Resistenza in Liguria- Cronache militari e documenti, Carocci, 2005 (notizie sparse sulla “Vanni” sono ritrovabili ove si parla dei fatti accaduti nella IV Zona Operativa; si può anche ricercare analiticamente seguendo i nomi di Albertini Giovanni, Battistini Primo, Lanaro Duilio, Mirabello Giuseppe, Sampiero Saverio, Tanca Astorre)
  • Capogreco, Carlo, Spartaco, Il piombo e l’argento, Donzelli, 2007, pp.82 e n.39, 85 e n.7, 86, 87, 115 e n.9,116, 124 e n.7, 125, 127 e n.12, 129 e n.18 (seguendo fondamentalmente il filo di Primo Battistini “Tullio”)
  • Gimelli,Franco; Battiflora, Paolo, (a cura di), Dizionario della Resistenza in Liguria, Genova, De Ferrari, [2008?], (essendo un Dizionario, possono essere agevolmente consultate le seguenti voci: Albertini Giovanni; Battistini Primo; Lanaro Duilio, Sampietro Saverio)
  • Fiorillo, Maurizio, Uomini alla macchia. Bande partigiane e guerra civile. Lunigiana 1943-45, Laterza, 2010, pp. 94, 95, 105, 111 e n., 112, 113 e n., 105 e n., 115n, 135-137, 148, 168, 169, 192 e n., 252 (seguendo fondamentalmente il filo di Primo Battistini “Tullio”, Duilio Lanaro, Lenzi Eugenio, Astorre Tanca)
  • Testimonianze di partigiani del battaglione “Vanni”: Belloni Giovanni, Benelli Piero, Bertolani Carlo, Lambertini Rolando, Milanesi Ezio, Vasoli Giulio, Vergassola Giovanni
  • Schede dello Stradario della Resistenza della provincia della Spezia dedicate a uomini o fatti di interesse per la storia del Battaglione “Vanni”: Nino Ricciardi, Merio Scopsi, Astorre Tanca, Marcello Toracca.
  • Il Battaglione Vanni e il rastrellamento del 20 gennaio 1945
  • Una breve storia della Resistenza nello spezzino, Maurizio Fiorillo
  • Museo della Resistenza

Gli inserimenti fotografici sono stati curati da Mauro Martone
 
 
_____________

Note

[1] Melchiorre Vanni: Nato a Greve in Chianti (FI) nel 1904, aderisce dal 1921 al Partito Comunista d’Italia e dirige nel 1926 la Federazione comunista genovese. Emigrato poi in Belgio, dove dirige i gruppi di lingua italiana e il loro settimanale “Il riscatto”, rientra in Italia per incarico del Partito Comunista, è arrestato e condannato a cinque anni di reclusione. Di nuovo all’estero, è dirigente del Soccorso Rosso Internazionale. Nel 1938 va in Spagna con le Brigate Internazionali ma, colpito da una scheggia di obice in un bombardamento, muore dopo alcuni mesi a Parigi, a causa delle ferite riportate. (v. Trevisani, G., a cura, Piccola Enciclopedia del Socialismo e del Comunismo, Soc. Ed. de Il Calendario del Popolo, 1958, p.725)
[2] Poiché l’attività partigiana di Primo Battistini si articola temporalmente su più formazioni, per avere un’idea di lui prima che dia vita al “Signanini-Vanni” v. Brigata Garibaldi U. Muccini, sia Scheda vera e propria che Note, in particolare le note 8, 16, 20, comprese Fonti citate per esse.
[3] Battistini è sostituito da Flavio Bertone “Walter”
[4] Adalberto Signanini era stato fra i primi compagni di Tullio Battistini e di Ottorino Schiasselloni quando essi, insieme a partigiani che formeranno poi la “Muccini” si trovavano a Ca’ Trambacco (frazione di Novegigola, Comune di Tresana, MS), venendo ucciso poi in circostanze mai chiarite del tutto. Dopo la sua morte Battistini e Schiasselloni si erano divisi. v. nota 8 nella Scheda Brigata Garibaldi “U. Muccini”; v. anche Archivio Storico I.S.R. La Spezia, Fasc. 500/Foglio 7730 in cui Luciano Albertini, rivolgendosi a “Salvatore” (non c’è data ma presumibilmente è nell’arco temporale in cui “Salvatore”, probabilmente Antonio Cabrelli, è stato Commissario Politico della IV Zona Operativa, quindi fine luglio- fine dicembre 1944) ritorna sul caso Signanini, dando un giudizio pesantissimo sullo Schiasselloni.
[5] Archivio Storico I.S.R. La Spezia (v. Busta 142: Dulio Lanaro in una testimonianza post-Liberazione riferisce dell’incontro casuale avvenuto oltre il passo dei Due Santi, dopo il rovinoso rastrellamento del 3 agosto 1944, fra i superstiti della “Vanni” e Primo Battistini “Tullio”, assente durante il rastrellamento stesso, e della disputa intercorsa con quest’ultimo, poi costretto ad allontanarsi.
[6] In questo momento la ricostituzione della Brigata è dovuta quindi fondamentalmente all’opera di Giovanni Albertini “Luciano”, Duilio Lanaro “Sceriffo”, ma anche di Walter Grifoglio “Sardo”.
[7] Archivio Storico I.S.R. La Spezia, Busta 134, foglio 2215; Busta 134/Foglio 2216; Busta 134/Foglio 2217: Per tutte le azioni compute dalla brigata “Vanni” dal 23 giugno 1944 all’8 ottobre 1944, v. Busta 134/Foglio 2218.
[8] In data 15 settembre 1944 viene ordinato dal colonnello Fontana “Turchi” alla Brigata “Vanni di spostarsi entro l’indomani ore 16,00 dalla zona Due Santi a Novegigola (Archivio Storico I.S.R. La Spezia, Busta 41, foglio 557).
[9] Archivio Storico I.S.R. La Spezia, busta 492.
[10] v. Fiorillo, Maurizio, Uomini alla macchia, Bande partigiane e guerra civile, Lunigiana 1943-1945, Laterza, 2010, p. 195.
[11] Sul rastrellamento dell’8 ottobre 1944, v. la relazione di Guido Lanaro “Sceriffo”, comandante della Brigata “Vanni” (Archivio Storico, I.S.R. La Spezia, Busta 135/foglio 2234).
[12] La Brigata “Gramsci” si chiamerà successivamente “Maccione” per evitare confusioni fra Brigata “Gramsci” onnicomprensiva dei Battaglioni ad essa afferenti e i singoli Battaglioni.
[13] Il Comando del Raggruppamento è affidato a Luciano Scotti (“Vittorio” o “Gonzaga”), che lascia la direzione militare della “Gramsci” a Silvio Mari mentre la funzione di Commissario politico va a Vincenzo Puglia, sostituito nella funzione di Commissario del “Matteotti” da Tullio Podestà.
[14] La Divisione Liguria-Monte Picchiara vede quale Comandante Luciano Scotti e quali Commissari dapprima solo Giovanni Ceragioli “Vas” di G.L., cui si aggiunge poi Anselmo Corsini “Ambrosio” del P.C.I.
[15] Secondo Giulivo Ricci in Storia della Brigata Matteotti-Picelli (p.182), citato nelle Fonti, si può usare più propriamente il termine di Battaglione dopo il 20 gennaio 1945.
[16] In data 15 novembre 1944 (Archivio Storico I.S.R. La Spezia, Busta 42, foglio 634 si consente alla Brigata “Vanni” di andare con un reparto a Pieve di Zignago ma non a Debbio (dove c’è G.L.).
[17] Il problema della sostituzione di Lanaro si è posto in verità già da tempo. Il 13 novembre 1944 in una lettera al C.L.N.p la Ia Divisione Liguria Picchiara chiede la sostituzione di Lanaro (Archivio Storico I.S.R. La Spezia, Busta 45) e, sempre a tale proposito, il 15 novembre 1944 il colonnello Fontana “Turchi” propone di sostituire Lanaro con il Commissario Politico della “Vanni” Albertini (Archivio Storico I.S.R. La Spezia, Busta 42, foglio 634). La sostituzione di Lanaro non risulta però immediata, almeno secondo il partigiano della “Vanni” “Lepre” (Chiappini?), che la colloca dopo il 22-23 dicembre 1944, parlandone post Liberazione in uno scritto molto interessante (V. Archivio Storico I.S.R. La Spezia, Busta 142); ciò è confermato dal fatto che, in un documento del Comando Ia Divisione Liguria-Picchiara, datato 8 gennaio 1945, si legge che Lanaro e il nuovo comandante, Tanca, convenuti il 5 gennaio 1945 presso il Comando Ia Divisione Liguria-Picchiara, si sono accordati sul passaggio di funzioni ma che subito dopo, il giorno 7 gennaio 1945, Tanca ha rimesso il mandato. Contro tale decisione il documento argomenta che comunque Tanca è giudicato il legale comandante della formazione partigiana dal Comando Liguria-Picchiara (Archivio I.S.R. La Spezia, Busta 272, foglio 1460). Chiudiamo il discorso sulle sostituzioni osservando che il 22 novembre 1944 Giovanni Albertini ha già firmato comunicazioni in qualità di Comandante della “Vanni” (Archivio Storico I.S.R. La Spezia, Busta 499, foglio 7722). A tale proposito si tenga conto del fatto che, comunque, Albertini, costituitasi la IV Zona Operativa a dicembre, transita sul Comando della Brigata “A. Gramsci”, comprendente i Battaglioni garibaldini “Vanni”, “Matteotti-Picelli” e “Gramsci”; quest’ultimo sarà poi ribattezzato “Maccione”.
[18] Relazione sulla giornata del 20 gennaio 1945 del Comandante Astorre Tanca (Busta 135, foglio 2235). Muoiono nel rastrellamento del 20 gennaio 1945 Mario Capitani, Mario Avesani, Giuseppe Meneghetti (Archivio I.S.R. La Spezia, Busta 507, 3770).
[19] Muoiono, insieme ad Astorre Tanca, Merio Scopsi e Battista Marini.
[20] Secondo Fontana i tedeschi sono 450; per il maggiore Henderson il numero sarebbe invece 120 (Fiorillo, Maurizio, Uomini alla macchia. Bande partigiane e guerra civile. Lunigiana 1943-45, Laterza, 2010, p.264).
[21] Svariati quadri degli Organici sono contenuti in Archivio Storico I.S.R. La Spezia, Busta 496/Foglio 7694 (lettera di accompagnamento degli organici)