1a Compagnia Arditi

A cura di Maria Cristina Mirabello

La formazione della Ia Compagnia Arditi va inserita in un quadro contrassegnato:

a) dal tentativo messo in atto dal maggiore inglese Gordon Lett e dal Comandante IV Zona Operativa, colonnello Mario Fontana di dare maggiore disciplinamento e inquadramento militare alle formazioni partigiane;

b) dalla disponibilità al Progetto della Compagnia Arditi da parte di Francesco Coni “Franco”[1], già ufficiale di carriera, uno dei primi a salire sui monti (v. importante nota biografica in margine alla Scheda), che, dopo avere rivestito importanti funzioni nella “Brigata d’Assalto Lunigiana” (poi Colonna “Giustizia e Libertà”) e avere fatto l’esperienza di comandante della Brigata “Matteotti”, piuttosto insofferente ai risvolti politici degli organigrammi partigiani, lascia dopo circa tre mesi il comando della “Matteotti”, in quanto convinto di dover e poter procedere alle operazioni belliche in modo più militarizzato. Il 21 novembre 1944 Franco Coni chiede infatti al colonnello Fontana una breve licenza, avendo probabilmente già deciso di riprendere la sua libertà di azione rispetto all’articolazione delle formazioni partigiane venutosi a determinare e maturando l’idea di organizzare un suo speciale reparto, la “Compagnia Arditi”, alle dipendenze del Comando Unico di Zona ma con larghissima autonomia da esso. Il Progetto in questione è sostenuto, insieme ad un altro Progetto che riguarda la militarizzazione della IV Zona, dal maggiore britannico Gordon Lett, appoggiato in ciò dal colonnello Mario Fontana, Comandante della IV Zona Operativa stessa.

In sintesi Gordon Lett avanza due proposte:
-che un certo numero di partigiani della IV Zona, debitamente addestrati, sotto la guida di Franco Coni, possano agire in unione con i paracadutisti inglesi. Tale reparto, con ferma di un anno a carattere militare, dovrebbe essere così costituito: un Comando + tre plotoni di arditi sabotatori + un reparto di arditi mortaisti.

-che tutte le forze della IV Zona siano riorganizzate, parcellizzandole in distaccamenti operativi di 58 uomini, onde renderle più efficaci ed operative.

In realtà il disegno complessivo, che causerebbe una frantumazione politica dell’identità ideologica delle formazioni partigiane, disconoscendone il carattere nuovo rispetto a quello degli eserciti tradizionali, determina l’11 febbraio una forte reazione del CLNp, mentre il 14 febbraio 1944 lo stesso comando del Battaglione “Matteotti-Picelli”, interessato dai primi reclutamenti di uomini che Coni cerca di fare in tale Battaglione, protesta vivamente.

Si arrestano quindi i progetti di Lett condivisi da Fontana, anche se qualche tempo dopo la sua costituzione, secondo lo storico Giulivo Ricci, sembra che la Ia Compagnia Arditi abbia subito un tentativo di inserimento, probabilmente dovuto a Gordon Lett nell’Intelligence Service.

Del Progetto iniziale rimane appunto la creazione della Prima Compagnia Arditi, comandata da Coni, che, a fine febbraio, conta 57 uomini e 61 nel marzo. Tale Compagnia si distingue fino alla Liberazione in importanti azioni di sabotaggio.[2]
Nei giorni della Liberazione la Prima Compagnia Arditi ha l’ordine di raggiungere Pignone e successivamente Madonna di Soviore per guadagnare il crinale delle Cinque Terre, insediandosi su Monte Parodi, per scendere da lì sulla Spezia, ma tale formazione devia su Riomaggiore, passa attraverso la galleria ferroviaria allagata e arriva alla Spezia prima rispetto alle altre formazioni partigiane.[3]

 
 
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Fonti

  • “Relazione sul periodo operativo dal 12 al 25 aprile 1945” del Corpo Volontari della Libertà Comando IV Zona Operativa, redatta dal Comandante Mario Fontana (in “Pietro Mario Beghi-Discorsi e scritti dal 1954 al 1966”, ISR La Spezia, 1972, p.147 e segg.)
  • Ricci, Giulivo, Storia della Brigata Matteotti-Picelli, ISR La Spezia, 1978 (pp.181-182)
  • Ricci, Giulivo, La colonna “Giustizia e Libertà”, Fiap-Ass. Partigiani Mario Fontana- ISR P.M.Beghi-SP, 1995, seguendo il nome di Franco Coni, in specifico per la Prima Compagnia Arditi, pp. 307, 313, 326, 344, 351, 361, 387, 399, 407, 410, 411, 419
  • Rapporto del Maggiore G.Lett sulla Missione Blundell Violet (Missione di collegamento britannico presso il Comando Unico Spezzino della Ia Divisione Liguria, IV Zona operativa in Fiorillo, Maurizio, Tesi di Dottorato, Uomini alla macchia, partigiani, sbandati, renitenti, banditi e popolazione nella Lunigiana storica 1943-45, a.a. 2005 (Appendice documentaria)
  • Fiorillo, Maurizio, Uomini alla macchia- Bande partigiane e guerra civile- Lunigiana 1943-45, Laterza, 2010, seguendo il nome di Franco Coni nell’indice analitico ma specialmente la p.262
  • “Richetto, Tino e la santa pattona” in Pagano, Giorgio, Eppur bisogna ardir, La Spezia partigiana 1943-1945, Edizioni Cinque Terre, 2015
  • Coni, Simona, Tesi di Laurea “Franco Coni: un ufficiale sardo sulla linea gotica” (Università di Perugia a.a. 2014-2015) v. in essa anche la lettera di Antonio Celle a Emilio Lussu, riprodotta nell’Appendice documentaria. La tesi è ritrovabile presso I.S.R. La Spezia

Gli inserimenti fotografici sono stati curati da Mauro Martone
 
 
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Note

[1] Franco Coni nasce a Cagliari nel 1923 da una famiglia che ha le sue radici in Sardegna e in cui tradizionalmente si annoverano militari di carriera e funzionari statali. Da parte di madre (Maria Pitzalis) è imparentato con lo scrittore Giuseppe Dessì Fulgheri, il cui padre, Francesco, è stato, durante la Prima Guerra Mondiale, protagonista di episodi di arditismo: fra essi, particolarmente significativa, la riconquista della trincea dei Razzi. La famiglia Coni abita in varie città italiane continentali a seguito del padre, Erminio, ufficiale di carriera nel Regio Esercito; quando però quest’ultimo viene nominato comandante di presidio a Mandas (Cagliari), Franco preferisce non rientrare nell’isola. Egli fa il Ginnasio alla Scuola Militare a Roma, quindi il Liceo Classico presso l’Accademia Militare di Modena, Liceo che, nonostante una certa insofferenza per il regolamento militare, conclude un anno prima grazie al brillante profitto. Pur essendo particolarmente appassionato alla filosofia, acquisisce così anche notevoli competenze tecnico-militari. Nel 1942 frequenta i corsi di perfezionamento della Scuola d’Applicazione di Fanteria a Parma, in qualità di sottotenente carrista. A Parma, dopo il 25 luglio 1943, ha contatti con l’antifascismo cittadino e l’8 settembre 1943 prende parte ad un tentativo, non riuscito, di reagire ai tedeschi. Imprigionato nella Cittadella, in attesa di essere inviato con centinaia di soldati italiani ai campi di prigionia in Germania, riesce a fuggire ed entra in clandestinità, continuando a svolgere attività politica. Raggiunto a Parma dal sottotenente Piero Borrotzu, come lui sardo e da lui conosciuto in Accademia, si reca a Vezzano Ligure (La Spezia) per stabilire collegamenti con il “Gruppo Bottari”. Rientrato a Parma scopre che su di lui pesa una delazione ed è perciò costretto a ritornare in Liguria, stabilmente dal dicembre 1943. Da questo momento in poi egli è uno dei protagonisti del “Gruppo Bottari” e delle molteplici vicende che porteranno in seguito al contatto, da parte sua e di Borrotzu, con il gruppo “Giustizia e Libertà” di Torpiana e con il maggiore inglese Gordon Lett, fino alla formazione della Brigata d’Assalto Lunigiana e ai drammatici fatti dell’uccisione di Piero Borrotzu a Chiusola di Sesta Godano il 5 aprile 1944 (per un approfondimento critico-bibliografico delle varie importanti scansioni temporali v. “Colonna Giustizia e Libertà”). La morte di Borrotzu, la crisi, riflessione e riassestamento del gruppo di Torpiana, segna per Coni, che si lega fortemente ad Antonio Celle, un’autonomizzazione dal gruppo originario ed una probabile radicalizzazione della sua attività o comunque delle intenzioni alla base di essa. Egli si reca in Val di Penna, sul versante dell’Appennino Parmense con un gruppo di suoi uomini. Ritornando verso la Lunigiana, probabilmente verso il 12 giugno 1944, compie una serie di brillanti azioni, fa di nuovo parte della Brigata d’Assalto Lunigiana, il cui Comando è a Valditermine, risultandone assai probabilmente vice-Comandante (Comandante è Vero Del Carpio). Alla fine di giugno Coni si allontana dall’area e va in Val di Taro, dai fratelli “Beretta”, ma, dopo la battaglia della Pelosa, rientra. In questa fase, in cui ci si avvia al Comando Unico delle formazioni resistenziali spezzine, nel cui ambito la Brigata d’Assalto Lunigiana diventa Colonna “Giustizia e Libertà”, egli non è più però vice-comandante di essa, bensì solo comandante di plotone. Il Comando di Vero Del Carpio e il riassestamento delle cariche viene accettato tuttavia senza risentimenti dal Coni stesso. Dopo la formazione a fine luglio del Comando Unico e il drammatico rastrellamento del 3 agosto 1944, il P.S.I regionale, concordemente con quello spezzino, decidono di dare vita ad una Brigata “Matteotti”, il cui comando viene affidato a Franco Coni il quale, nonostante la sua personale diffidenza per le colorazioni partitiche delle formazioni resistenziali, accetta (v. “Battaglione Matteotti-Picelli”, nella parte dedicata alle vicende del Matteotti). Tale incarico, non scevro da tensioni dovute anche a scontri di mentalità diverse, fra Coni, abituato ad un’ottica più militare ed altri che vedono la guerriglia non facilmente riconducibile ad essa, termina di fatto quando il 21 novembre 1944 Franco Coni chiede al colonnello Fontana una breve licenza (d’altra parte, nel dicembre 1944, il “Matteotti” nell’ambito della riorganizzazione complessiva che dà luogo alla IV Zona Operativa, si fonde con il “Picelli”). In realtà Franco Coni, al momento in cui chiede la licenza, ha deciso di riprendere la sua libertà di azione e maturato l’idea di organizzare un suo speciale reparto, la “Compagnia Arditi” alle dipendenze del Comando Unico di Zona, ma con larghissima autonomia. Forse tale idea gli è in parte suggerita dalla tradizione familiare per parte materna, in cui, come detto all’inizio di queste note biografiche, è ritrovabile Francesco Dessì Fulgheri, protagonista durante la Prima Guerra Mondiale di famosi episodi di arditismo. E’ con questo drappello di uomini che Coni combatte nell’ultima fase della guerra, attuando specialmente sabotaggi, in stretto collegamento con gli Alleati. Dopo la Liberazione egli rientra nell’Esercito con il grado di capitano ma ben presto, non adattandosi più a quel tipo di vita, si dimette. In questa fase si muove fra Sardegna e Parigi (nella capitale francese lavora alla Peugeot cercando di conciliare, inutilmente, impegno lavorativo e di studio), laureandosi in Filosofia a Cagliari. Nel capoluogo sardo fa lavoro di ricerca probabilmente per l’Università, tiene contatti con gli ambienti autonomisti sardi e, fra gli altri, con Emilio Lussu e la moglie di lui, Joyce, si dedica a molteplici attività culturali, insegna nelle Scuole Superiori. Nei primi anni ’60 si trasferisce a Roma: ascrivibile all’area della sinistra socialista, esce dal P.S.I. e, insieme ad altri, fonda il PSIUP (un suo articolo su “I monopoli USA e l’economia latino-americana” è pubblicato nel n.31 dei “Quaderni Piacentini”). Nel 1966 si sposa con la giornalista Gabriella Lapasini e decide con lei di trasferirsi in America Latina. Nel dicembre 1967 Coni è così a Santiago del Cile, dove collabora ad un progetto culturale del Ministero degli Esteri italiano e dove insegna Italiano all’Università, morendovi improvvisamente, per infarto, nel maggio 1968.

Fonti: la presente Nota biografica su Franco Coni trae documentazione (citiamo in ordine cronologico) da: Bertonelli, Giulio, Fra Val di Magra e Val di Vara – Le forze spezzine di G.L., in AA.VV., Più duri del carcere, Casa Editrice Emiliano degli Orfini, Genova 1946, passim; Lett, Gordon, Rossano, ELI, Milano, 1957, passim; Ricci, Giulivo, La colonna “Giustizia e Libertà”, Fiap-Ass. Partigiani Mario Fontana- ISR P.M.Beghi-SP, 1995, seguendo il nome di Franco Coni nell’indice analitico; Godano, Cesare, Paideia ’44, Edizioni Giacché, 1997, passim; Rapporto del Maggiore G.Lett sulla Missione Blundell Violet (Missione di collegamento britannico presso il Comando Unico Spezzino della Ia Divisione Liguria, IV Zona operativa in Fiorillo, Maurizio, Tesi di Dottorato, Uomini alla macchia, partigiani, sbandati, renitenti, banditi e popolazione nella Lunigiana storica 1943-45, a.a. 2005 (Appendice documentaria); Fiorillo, Maurizio, Uomini alla macchia – Bande partigiane e guerra civile- Lunigiana 1943-45, Laterza, 2010, seguendo il nome di Franco Coni nell’indice analitico; “Richetto, Tino e la santa pattona” in Pagano, Giorgio, Eppur bisogna ardir, La Spezia partigiana 1943-1945, Edizioni Cinque Terre, 2015 Coni, Simona, Tesi di Laurea “Franco Coni: un ufficiale sardo sulla linea gotica” (Università di Perugia a.a. 2014-2015) v. in essa anche la lettera di Antonio Celle a Emilio Lussu, riprodotta nell’Appendice documentaria. La tesi è ritrovabile presso I.S.R. La Spezia.

[2] Fra le operazioni condotte c’è anche lo sfortunato tentativo, compiuto insieme ai S.A.S. inglesi, al Battaglione “Matteotti-Picelli” e a una parte della Colonna “Giustizia e Libertà”, di liberare Pontremoli in data 15 aprile 1945 (v. per esso quanto diciamo nella parte finale della Scheda “Battaglione Matteotti-Picelli”.

[3] Va anche detto che l’azione da Monte Parodi per l’occupazione della città si rende inutile in quanto la città, a causa del precipitare degli avvenimenti e della confusione nazi-fascista, viene occupata già alle ore 17 del 23 aprile 1945. Non a caso il Comandante della IV Zona sposta le formazioni in marcia concentrandole su Riccò, vicino a cui permane un forte nucleo tedesco a S. Benedetto (v. avvenimenti descritti in fondo alla scheda Comando IV Zona Operativa)