Servizio Sanitario

A cura di Maria Cristina Mirabello

Ricostruire le vicende del Servizio Sanitario della IV Zona Operativa è piuttosto difficoltoso. E’ bene perciò partire da un quadro sicuro, anche se tardivo[1], completandolo con integrazioni riguardanti il periodo precedente.

In data 11 aprile 1945 questo è il quadro del Servizio Medico e delle relative responsabilità e Funzioni[2].

Prof. Barabba[3] – Divisione Sanitaria di Zona, tenente colonnello;
Dott. Farina – Capo Uff. San. 1° Div. Maggiore[4];
Dott. Battaglini – Truppe Rossanese – Capitano;
Dott. Aicardi – Colonna G.L. – Capitano;
Dott. Mergoni – 2° Battaglione G.L. – Capitano;
Dott. Del Santo – 1° Battaglione G.L. – Tenente;
Dott. Bucceri – Brigata Centocroci – Tenente;
Studenti Euro[5] e Franco – Aspiranti – Ospedale di Oradoro[6];

Quanto agli Ospedali, nella Relazione C.V.L. sull’attività 12 aprile 1945 – 25 aprile 1945, il Comandante della IV Zona, colonnello Mario Fontana, contempla fra le risorse gli Ospedali da campo di Oradoro e di Villagrossa: in previsione del dinamismo degli eventi, però, fra le operazioni da compiere, si prevede lo sgombero di tali Ospedali, l’appoggio dei malati e feriti presso famiglie di simpatizzanti e presso l’Ospedale territoriale di Albareto, compresa la trasformazione degli ospedali da Campo in posti di medicazione a seguito delle unità combattenti e la precettazione dei medici della regione[7].

Se questo è praticamente il quadro finale immediatamente precedente la Liberazione, molti altri sono i nomi che ricorrono nelle carte di Archivio e nelle testimonianze disponibili.

Cercando di dare un certo ordine alla Scheda, diciamo che fra le testimonianze[8] più dirette abbiamo, assai preziose, quelle di Umberto Capiferri “Kok”[9] ma anche quella di Carlo Uggeri[10]. Nella pubblicistica e nelle carte si trovano inoltre i nomi di Luciani Battista (studente), e di vari addetti al Servizio Sanitario per la Ia Divisione Liguria, quali Mazzone Carlo, Marino Giuseppe, Pesalovo Abele, Pizzi Marcello, Rapallini Paolo, Sengialli Luigi[11].

Abbiamo frequenti, precisi riferimenti, al personale medico per il Battaglione “Val di Vara” di “G.L.” e comunque per “G.L.”[12]: agiscono presso tale Battaglione il già citato dott. Umberto Capiferri e il dott. Giuseppe Aicardi, prestano inoltre la loro opera presso l’Ospedale partigiano di Villagrossa e soccorrono i feriti il dott. Giuseppe Ratti (medico condotto di Follo) e il dott. Antonio Marazzano (medico condotto di Calice), mentre troviamo presso il quarto distaccamento della Colonna G.L. il dott. Giuseppe Battaglini[13].

Sempre nel battaglione “Val di Vara” agisce il dott. Emilio Del Santo[14], già citato nel quadro del personale sanitario della IV Zona Operativa all’11 aprile 1945.

La questione del Servizio Sanitario ed ospedaliero è oggetto di grande attenzione da parte del Comando Divisione tanto che si procede frequentemente a precettazioni di medici sia per l’Ospedale posto al Cerro[15] che per altre destinazioni.

I partigiani della “Muccini” possono contare sull’opera volontaria di partigiani che cercano di imparare nozioni di medicina, ma anche su quella di studenti universitari della materia, nonché, in caso di necessità, sull’opera del prof. Giacomo Bianchi (“dott. Antonio”), su quella del prof. Biasini e del dott. Bertolazzi[16].

Durante il rastrellamento del 20 gennaio 1945 (ma anche prima di esso) è da segnalare la rimarchevole attività dell’Ospedale di Albareto, fuori IV Zona Operativa, dove però vengono curati con grande dedizione, sebbene con scarsi strumenti e mancanza di medicinali ed anestetici atti ad eseguire specie le operazioni di amputazione agli arti congelati, anche i partigiani del territorio spezzino[17]. Va ricordato a tale proposito che il C.L.N. di Albareto promuove, in accordo con i comandanti di brigata, l’istituzione e l’unione con l’Ospedale Civile di Borgotaro sfollato ad Albareto, nell’ex Palazzo Comunale, di un ospedale partigiano che riesce a far fronte al ricovero necessario di molti ammalati anche in occasione del terribile inverno, a cavallo fra ’44 e ’45, quando avviene appunto il rastrellamento del 20 gennaio 1945 che investe la IV Zona. D’altra parte, l’ospedale di Albareto gode di una sorta di status speciale, come ben sanno tutte le parti combattenti.

Infatti, alla fine di dicembre 1944, dopo una serie di operazioni belliche che hanno portato ad una situazione di stallo fra nazi-fascisti e partigiani, si avvia una trattativa, avente come mediatore l’arciprete di Bedonia, fra i rappresentanti della Centocroci e della 1a Julia partigiane da una parte, ufficiali tedeschi e della fascista “Monterosa” dall’altra. Fra i risultati della trattativa c’è una sospensione dei combattimenti per seppellire i morti e curare i feriti, compresa la dichiarazione dell’Ospedale di Albareto zona franca, quindi immune da ritorsioni e rappresaglie[18].

Specie il rastrellamento del 20 gennaio 1945, con il suo copioso strascico di feriti, congelati, bisognosi di cure in generale, mette a dura prova le risorse sanitarie. A tale proposito, oltre a quanto detto nella nota 8 della presente Scheda, fra coloro che si sono distinti per avere prestato la loro opera in tali drammatiche circostanze vanno ricordati don Carlo Bordigoni[19] e per G.L. don Carlo Borelli (quest’ultimo si occupa del materiale e della biancheria, e quindi dell’organizzazione dell’ospedale da campo diretto dal dott. Giuseppe Aicardi, mentre l’assistenza ai reparti è demandata al dott. Emilio Del Santo[20]).

 
 
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Fonti

  • Tutti i documenti dell’Archivio Storico I.S.R. La Spezia citati puntualmente nelle Note della presente Scheda e le fotografie d’Archivio inserite in essa.
  • Bianchi, Giacomo, Medicina e Chirurgia d’urgenza in venti mesi di lotta per la liberazione, in Camice bianco, anno 1°, n.9, 1° agosto 1946, con presentazione di Flavio Bertone, comandante della Brigata “Muccini”.
  • Lett, Gordon, Rossano. Vicende della Resistenza italiana, Milano, Eli, 1958, passim e in particolare p. 100.
  • Capiferri, Umberto, “Rastrellamento del 20 gennaio 1945 a Castoglio di Zeri” in Comune della Spezia, anni 1964-65, Numero speciale dedicato al Ventennale della Resistenza, p.97 e segg.
  • Bucchioni, Daniele, Attività della Brigata Val di Vara della Colonna G.L. – IV Zona Operativa, in Comune della Spezia, anni 1964-65, Numero speciale dedicato al Ventennale della resistenza, p.21 e segg.
  • “Relazione sul periodo operativo dal 12 al 25 aprile 1945” del Corpo Volontari della Libertà Comando IV Zona Operativa, redatta dal Comandante Mario Fontana, in “Pietro Mario Beghi-Discorsi e scritti dal 1954 al 1966”, ISR La Spezia, 1972, p.147 e segg.
  • Ricci, Giulivo, Avvento del fascismo, Resistenza e lotta di liberazione in Val di Magra, Nel trentennale della Liberazione, I.S.R. La Spezia, 1975, p.361.
  • Ricci, Giulivo, Note sul servizio sanitario partigiano nella IV Zona Operativa Ligure, in Contributi alla storia della Resistenza in Lunigiana, Benedettina, 1976.
  • Canessa, don Luigi, La strada era tortuosa. Sedici mesi di guerriglia sull’Appennino ligure-emiliano, Edizioni Quaderni de Il Novese, II ed., 1977 ( cap. XVII, La Sanità)
  • Ricci, Giulivo, Storia della Brigata garibaldina “U. Muccini”, I.S.R. La Spezia, 1978, p.322.
  • Vietti, Giacomo, L’Alta Val Taro nella Resistenza, A.N.P.I., Parma, 1980, Costituzione e attività del C.L.N. del Comune di Albareto, pp. 313-315; Ospedali partigiani pp.317-318.
  • Testimonianza dott. Ugolotti Aminta (Ospedale di Albareto) in Del Maestro Camillo, Centocroci per la Resistenza, Ed. Associazione partigiani “Centocroci” di Varese Ligure, 1982
  • Ricci, Giulivo, La colonna “Giustizia e Libertà”, Fiap-Ass. Partigiani Mario Fontana, ISR P. M. Beghi, SP, 1995 (seguendo fondamentalmente tramite l’indice analitico il nome di Aicardi Giuseppe pp.281, 314, 392, 421; Bucceri p.392; Capiferri Umberto pp.110, 120, 250, 278, 302, 314; Battaglini Giuseppe pp.314, 392; Colombati Spartaco o Stefano “Barabba”, pp.146, 277, 392; Del Santo Emilio pp.23, 46, 47,61, 65, 75, 108, 122, 143, 184, 210, 314, 362, 392, 421, 422; Farina Mario p.392; Pesalovo Abele p.421).
  • Antoni, Varese; Ricci, Giulivo, Protagonisti (a cura di/dei), IV Zona Operativa. La Brigata Garibaldina Centocroci, Storia e Testimonianze, Ed. Giacché, 1997, pp.164-165.
  • Gimelli, Giorgio, La Resistenza in Liguria, Cronache militari e documenti, a cura di Franco Gimelli, Carocci, 2005, seguendo i nomi di Aicardi Giuseppe, Borelli don Carlo, Capiferri, Del Santo Emilio, Umberto, Farina (medico), Rigotti Emo.

 

Fonti delle immagini

  • La fotografia di suor Vincenza è tratta da Antoni, Varese; Ricci, Giulivo, Protagonisti (a cura di/dei), IV Zona Operativa, La Brigata Garibaldina Centocroci, Storia e Testimonianze, Ed. Giacché, 1997.
  • La fotografia della targa posta in ricordo dell’opera svolta dall’Ospedale di Albareto è tratta da questo sito (foto Cocconi)
  • La fotografia del prof. Spartaco/Stefano Colombati “Barabba” è un ritaglio tratto da una fotografia di gruppo della Brigata Centocroci, anch’essa presente in Antoni, Varese; Ricci, Giulivo, Protagonisti (a cura di/dei), IV Zona Operativa, La Brigata Garibaldina Centocroci, Storia e Testimonianze, Ed. Giacché, 1997.
  • La fotografia del dott. Umberto Capiferri è tratta dall’Archivio fotografico dell’I.S.R. La Spezia.
  • La fotografia del dott. Emilio Del Santo è tratta da Guerrieri Sirio, Ceresoli Luigi, “Dai Casoni alla Brunella. La brigata Val di Vara nella storia della Resistenza”, Zappa editore, Sarzana, 1986.
  • La fotografia del prof. Angelo Bianchi è tratta da Ricci, Giulivo, Note sul servizio sanitario partigiano nella IV Zona Operativa Ligure, in Contributi alla storia della Resistenza in Lunigiana, Benedettina, 1976.
  • La fotografia dei dott.ri Mario e Sergio Farina e il documento relativo al trasferimento di Sergio Farina dalla Colonna G.L. al Comando Divisione Liguria-Picchiara provengono dalla collezione privata della sig.ra Adelaide Farina.
  • Il giuramento del dott. Umberto Capiferri è ritrovabile nell’Archivio Storico dell’I.S.R. La Spezia.

Gli inserimenti ed elaborazione delle fotografie sono a cura di Mauro Martone.

 
 
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Note

[1] Pochi giorni prima, proprio in vista della fase finale, risulta, da parte del Comando 1a Divisione Liguria-Picchiara, la richiesta a tutte le formazioni combattenti del quadro preciso del personale sanitario. Si rileva ciò, ad esempio, da un documento del 26 marzo 1945 in cui il Comando della Colonna G.L. chiede a sua volta ai propri Battaglioni una comunicazione specifica, motivandolo sulla base dell’ordine n. 1160 del 25 marzo 1945, pervenuto in tal senso dal Comando 1a Divisione Liguria-Picchiara (Archivio Storico I.S.R. La Spezia, Busta 379/foglio 5195).
[2] Archivio Storico ISR, La Spezia, Busta 21, fogli 195-196. Sempre in data 11 aprile 1945 il prof. Barabba (per il suo vero nome vedi Nota 3) impartisce le istruzioni a tutto il Corpo Sanitario nella località Vezzanelli (Zignago).
[3] Nella Scheda riportiamo i nomi per come sono ritrovabili nel documento citato alla nota 1. In realtà Barabba è nome di battaglia corrispondente a quello del prof. Spartaco (o Stefano) Colombati, bolognese. La maggior parte delle Fonti dice Spartaco.
[4] Si suppone ragionevolmente Farina Mario, citato anche nella Busta 339, Archivio Storico I.S.R, La Spezia, fra i nomi del comando Divisione Liguria. Farina Mario è fratello maggiore di Farina Sergio, medico anche lui nel dopoguerra e anche lui impegnato nella IV Zona Operativa. Risulta dal documento pubblicato nella parte finale di questa Scheda che il Comando Ia Divisione Liguria-Picchiara chiede a G.L. che Farina venga messo a disposizione di tale Comando. La motivazione della chiamata sta in quanto oralmente detto dalla signora Farina, vedova del dottore, la quale ha spiegato che così egli sarebbe stato impegnato nell’Ospedaletto di Oradoro. Farina Sergio risulta anche in altra carta dell’Archivio Storico I.S.R. La Spezia (Busta 320) per avere operato presso il S.I.M. (Servizio Informazioni Militari) in qualità di Ufficiale addetto al Comando Divisione del S.I.M.
[5] In realtà non Euro ma Emo Rigotti secondo altre Fonti (v. Gimelli, Giorgio, La Resistenza in Liguria, Cronache militari e documenti, a cura di Franco Gimelli, Carocci, 2005, p.631)
[6] Un ospedale da campo a Oradoro è istituito ufficialmente in data 15 marzo 1945 (Archivio Storico, ISR La Spezia, Busta 42 Foglio 667). Tuttavia, da incroci di notizie, esso sembra funzionare già da prima, a seguito del rastrellamento del 20 gennaio 1945 (v. riferimento Gimelli a nota 5 della presente Scheda).
[7] La Relazione è in appendice al libro “Pietro Mario Beghi-Discorsi e scritti dal 1954 al 1966”, ISR La Spezia, 1972, v. in particolare p.150. Il Comandante della Colonna G.L. Carli, in data 10 aprile 1945, dice inoltre che è stato mobilitato l’Ospedaletto di Villagrossa (Calice), trasformato in posto di medicazione, mentre i malati sono stati trasferiti (Archivio Storico I.S.R. La Spezia, Busta 357, foglio 4446).
[8] C’è anche una testimonianza del prof. Giacomo Bianchi del 1946, da noi citata nelle Fonti ma che non abbiamo avuto modo di reperire.
[9] Umberto Capiferri: nato a Filattiera (MS) il 27 maggio 1914. Il suo nome ricorre frequentemente nella pubblicistica e nei documenti della IV Zona Operativa. Egli viene menzionato in un elenco riguardante i patrioti addetti al Servizio Sanitario del Comando Divisione Liguria (Archivio Sorico, ISR La Spezia, Busta 338), comparendo inoltre in una serie di nomi riguardanti l’organico generale del Comando Ia Divisione Liguria, (Archivio Storico, ISR La Spezia, Busta 339). Capiferri, venuto in contatto già nella tarda primavera del 1944 con la formazione partigiana di Daniele Bucchioni (v. “Colonna Giustizia e Libertà”), si presta con il primario dell’Ospedale di Pontremoli, dott. Carlo Uggeri (v. nota seguente), ad aiutare in tale fase i partigiani del Battaglione “Picelli”. Nel maggio 1944 proprio Capiferri salva il partigiano Cirillo Palladini, degente nell’Ospedale del Felettino-La Spezia, gravemente ferito ed in attesa di essere fucilato. Il Palladini, prelevato da un “commando” inviato da Bucchioni e diretto da Carlo Mazzoni di Lerici, è operato in circostanze eccezionali all’ombra di una quercia ai Casoni (e salvato) appunto da Capiferri (Bucchioni, Daniele, Attività della Brigata “Val di Vara” della colonna “Giustizia e Libertà” IV Zona Operativa, in “Resistenza nello Spezzino e nella Lunigiana”, scritti e testimonianze, a cura dell’Istituto Storico della Resistenza “Pietro Mario Beghi” La Spezia, II edizione, 1975, 29-30; Ricci, Giulivo, La colonna “Giustizia e Libertà”, Fiap-Ass. Partigiani Mario Fontana- ISR P.M.Beghi-SP, 1995, p.110). Durante il rastrellamento drammatico del 3 agosto 1944, Capiferri, sorpreso dai nemici, la mattina del 4 agosto riesce a far evacuare e a mettere in salvo a Chiesa di Rossano i degenti dell’Ospedale da campo che ha sede nel così detto Palazzo degli Schiavi. A questo punto si dirige verso il Gottero per cercare di incontrare la Brigata “Centocroci”, la incontra, ma, per una serie di peripezie, si ritrova di nuovo solo e rischia addirittura di essere fucilato come spia. Viene fortunosamente salvato da un ex paziente, un partigiano, che egli ha curato un anno prima all’Ospedale di Pontremoli e che lo riconosce (testimonianza “Ricordi del primo grande rastrellamento del 4 agosto 1944 in Ricci, Giulivo, Note sul servizio sanitario partigiano nella IV Zona Operativa Ligure, in Contributi alla storia della Resistenza in Lunigiana, Benedettina, 1976). Dopo il terribile rastrellamento del 20 gennaio 1945 sempre Capiferri risulta prestare la sua opera, insieme al dott. Farina e ad altri medici provenienti anche da Pontremoli (MS), nell’ospedaletto da campo di Oradoro. Sulle peripezie a lui occorse dentro la drammatica vicenda del 20 gennaio 1945, abbiamo lo scritto di Capiferri “Rastrellamento del 20 gennaio 1945 a Castoglio di Zeri”, in “Comune della Spezia, anni 1964-65, Numero speciale dedicato al Ventennale della Resistenza”, p.97 e segg. In data 19 febbraio 1945 Daniele Bucchioni, comandante del Battaglione “Val di Vara” concede infine a Capiferri, che versa in non buone condizioni di salute e che chiede di passare le linee nel febbraio 1945, il nulla osta per raggiungere un ospedale militare oltre le linee, in cui possa curarsi, e parla di ottimi precedenti, di spirito di sacrificio e di opera umanitaria svolta sui monti (Archivio Storico I.S.R. La Spezia, Busta 86, foglio 1835). Il dott. Capiferri è sostituito nella direzione sanitaria del I° Battaglione G.L. dai dottori Aicardi e Battaglini. Rimane di Capiferri, fra altri documenti, il giuramento prestato alla Resistenza (Archivio I.S.R. La Spezia, Busta 300, foglio 2894, che pubblichiamo nella presente Scheda).
[10] Il dott. Carlo Uggeri, che diventerà nel dopoguerra primario chirurgo all’ospedale di Tortona, ha come primo assistente Umberto Capiferri (v. per quest’ultimo nota precedente). Uggeri, membro del C.L.N. di Pontremoli, città in cui è primario nell’Ospedale Civile, assiste, anteriormente al giugno 1944, i primi sbandati e i partigiani del “Picelli” arrivati nell’alto Pontremolese. Egli stesso dice, fra l’altro, di avere prestato la sua opera alla fine di marzo 1944, chiamato in località Succisa per curare un ragazzo di Parma, rimasto ferito ad una gamba in uno scontro con i fascisti e su cui, dopo averlo fatto trasportare a Pontremoli in ospedale, effettua un’amputazione. Durante l’intervento solo lo studente di Medicina, Mario Benelli, suo fidatissimo assistente, vede la pallottola che ha causato il problema, ma qualche giorno dopo i fascisti, comunque insospettiti, vanno a prelevare Uggeri. Avvertito in tempo, si cala da una finestra e raggiunge la località di Pracchiola. Calmatesi apparentemente le acque, Uggeri ritorna in ospedale, ma le chiamate per curare feriti partigiani si intensificano ed egli risponde, sempre aiutato dal Benelli e godendo della complicità attiva del personale ospedaliero. Avvertito però che i nazifascisti lo controllano e che ormai non è più tempo per simili pericolosi andirivieni fra zona partigiana ed ospedale, avanzando la scusa di temere fortemente i bombardamenti su Pontremoli, per avere mano più libera, lascia l’Ospedale della cittadina e si reca in un luogo defilato, a Dozzano, ospite dell’avvocato Luigi Baldini. A Dozzano cerca di organizzare una specie di Pronto Soccorso, con Sala Operatoria e un piccolo reparto chirurgico. Poiché però all’Ospedale di Pontremoli si presentano ogni tanto casi per difficoltà superiori alle competenze tecniche del personale lì rimasto, Uggeri si fa carico di essi e scende di nascosto a prestare la sua opera. Dopo il rastrellamento del 3 agosto 1944 (durante il quale Giulivo Ricci dice che, esattamente il 4 agosto, Uggeri impugna il mitra per far evacuare dall’ospedaletto di Chiesa di Rossano l’ultimo ferito, il partigiano Olinto Lavaggi di Mulazzo), il dott. Uggeri si trasferisce a Coloretta, in zona propriamente partigiana: negli ultimi mesi del 1944 e nel gennaio 1945 fa così una o due volte la settimana il viaggio da Zeri all’Ospedale di Albareto (v. Nota 18 della presente Scheda) superando l’arduo Passo dei Due Santi. A Coloretta rimane fino al gennaio 1945, quando avviene l’altro terribile e vasto rastrellamento che investe tutta la IV Zona Operativa. In questo frangente egli è aiutato dallo studente di Medicina Giuseppe Quiligotti con cui accorre alle chiamate provenienti dai monti intorno a Zeri e all’ospedale di Albareto. Rimasto intrappolato proprio dentro la sacca del rastrellamento, egli riesce a liberarsi dei documenti e a finire fortunatamente in prigione a Pontremoli come sconosciuto. Rimane lì dieci giorni. La sua vita è in pericolo ma viene liberato grazie all’intercessione fondamentale di monsignor Giovanni Sismondo, vescovo di Pontremoli, che garantisce per lui, impegnandosi a tenerlo come medico nell’Ospedale della cittadina. In realtà Uggeri continua nei suoi interventi a favore dei partigiani, interventi che diventano ancora più numerosi nella fase finale della guerra. E’ allora che viene deciso di mettere in atto uno stratagemma, fingendo di catturarlo. Così i partigiani, “catturatolo”, lo portano all’ospedale di Albareto dove può svolgere appieno il suo compito di medico, grazie anche al fatto che ormai abbonda il materiale sanitario arrivato con numerosi lanci alleati. Egli stesso dice di essere rientrato nell’Ospedale di Pontremoli proprio mentre la radio annuncia che Mussolini è appeso a piazzale Loreto. Inquadrato dal Comando Unico di Parma, risulta Capo dei Servizi Sanitari di esso, con la qualifica di Ispettore Medico. Il dott. Uggeri contribuisce anche con la sua competenza alla creazione di quattro ospedaletti da campo a Chiesa di Rossano (Zeri), a Villagrossa (Calice), a Oradoro e a Santa Maria di Scogna (Sesta Godano). Le notizie di questa nota sono tratte da Carlo Uggeri, Attività e vicende di un medico-chirurgo partigiano sugli appennini tosco-ligure-emiliani, in Ricci, Giulivo, Note sul servizio sanitario partigiano nella IV Zona Operativa Ligure, in Contributi alla storia della Resistenza in Lunigiana, Benedettina, 1976; in data 18 ottobre 1944 Vero del Carpio (“Boia”) comandante Colonna G.L. invia al prof. Uggeri un patriota da curare (Busta 379, foglio 5192, Archivio Storico, I.S.R. La Spezia ).
[11] Archivio Storico, I.S.R La Spezia, Busta 338, ma anche Busta 379, foglio 5197, Busta 379, foglio 5202 e 5203.
[12] Ad esempio in data 6 ottobre 1944, Vero Del Carpio “Boia”, comandante della Colonna G.L., chiede che il dr. Pasquali di Zeri diventi, come da lui richiesto, il terzo medico della Colonna (Archivio Storico I.S.R. La Spezia, Busta 86, foglio 1828).
[13] Bucchioni, Daniele, Attività della Brigata Val di Vara della Colonna G.L. – IV Zona Operativa, nella Rivista del Comune della Spezia, 1964-65, Numero speciale dedicato al Ventennale della Resistenza, p.21 e segg.
[14] Emilio Del Santo, della zona di Pian di Madrignano, affluisce nel gruppo che si riconoscerà in G.L. precocemente. Lo troviamo quindi nell’assalto che compie con Daniele Bucchioni alla caserma dei carabinieri a Calice nel marzo 1944, fa parte del gruppo di Torpiana, segue tutte le vicende di G.L. fino all’ultimo, quando, in occasione della liberazione di Aulla, sovrintende al posto di medicazione di Montale, un villaggio podenzanese.
[15] L’indicazione del Cerro è in Ricci, Giulivo, La colonna “Giustizia e Libertà”, Fiap-Ass. Partigiani Mario Fontana – I.S.R. La Spezia, 1995, p. 203. Probabilmente è la località il Cerro (e Ara del Cerro) in Comune di Mulazzo (MS)
[16] Ricci, Giulivo, Storia della Brigata garibaldina “U. Muccini”, I.S.R. La Spezia, 1978, p.322
[17] Vedi Vietti, Giacomo, L’Alta Val Taro nella Resistenza, A.N.P.I., Parma, 1980 (Costituzione e attività del C.L.N. del Comune di Albareto, pp. 313-315; Ospedali partigiani pp.317-318)
[18] Per lo status “speciale” di Albareto, v. Gimelli, Giorgio, La Resistenza in Liguria, Cronache militari e documenti, a cura di Franco Gimelli, Carocci, 2005, p.564. Quanto all’abnegazione del personale dell’ospedale di Albareto, riportiamo da Vietti citato alla nota 9:” Qui arrivavano tutti i feriti gravi, sia tedeschi che fascisti che partigiani, qui arrivavano tutti i feriti delle rappresaglie alla popolazione e dopo i rastrellamenti… nel rastrellamento di gennaio si erano presentati (tedeschi e fascisti N.d.R.) alla porta di ingresso, con l’intenzione di massacrare tutti i partigiani degenti: impedì loro l’accesso suor Vincenza la quale, piantandosi in mezzo alla porta, li fermò.” Vale la pena di ricordare che l’altra indefessa suora, rintracciabile nella pubblicistica, è suor Caterina (cfr. sempre il citato Vietti). Nell’Ospedale di Albareto prestano in tale frangente la loro opera anche il dott. Ugolotti, il dott. Uggeri e il già citato prof. Colombati “Barabba” (v. nelle Fonti: Antoni, Varese; Ricci, Giulivo, Protagonisti (a cura di/dei), IV Zona Operativa, La Brigata Garibaldina Centocroci- Storia e Testimonianze, Ed. Giacché).
[19] Don Carlo Bordigoni, cappellano militare della Ia Divisione Liguria-Picchiara (v. Gimelli, Giorgio, La Resistenza in Liguria, Cronache militari e documenti, a cura di Franco Gimelli, Carocci, 2005, p.631).
[20] v. Gimelli, Giorgio, La Resistenza in Liguria, Cronache militari e documenti, a cura di Franco Gimelli, Carocci, 2005, pp. 39, 40 e n, 51, 92n., 616-617, 627, 631, 869 e n, seguendo molti dei nomi citati per il personale medico e infermieristico nella presente Scheda.