CLN, CLNAI, CVL

CLN (Comitato di Liberazione Nazionale), CLNAI (Comitato di Liberazione Alta Italia, Milano), CVL (Corpo Volontari della Libertà, Milano)

A cura di Maria Cristina Mirabello

Avvertenza: le tre voci CLN, CLNAI, CVL non possono essere trattate separatamente, dato l’intreccio di date e fatti che presentano. Da qui la scelta di darne una sintesi complessiva, divisa per anni. Quando in questa scheda si parla di CLN occorre sempre pensarlo come CLNC (Comitato di Liberazione Nazionale Centrale).
 
 
1943

Il CLN, che sorge a Roma il 9 settembre 1943, il giorno successivo all’armistizio[1], nel quadro della fuga del re Vittorio Emanuele III con il Ministero Badoglio a Pescara e di un vero e proprio disfacimento dei poteri dello Stato, ha quale base di riferimento il precedente Comitato delle opposizioni, costituitosi in Italia dopo la caduta del Fascismo il 25 luglio 1943.

Il CLN si presenta dunque, data la liquefazione dell’organismo statuale ed in sostituzione di esso, come una unione di partiti e movimenti politici, con l’obiettivo di trasformare lo spontaneismo in lotte organizzate e di coordinare politicamente la Resistenza contro i nazisti e i fascisti[2].

Non a caso il CLN, da subito, nel suo documento di costituzione, chiama gli Italiani alla lotta per riconquistare al loro Paese il posto che gli compete nel consesso delle libere nazioni e, proprio assumendo tale veste, si distingue nettamente dal governo Badoglio[3].

Rispetto a quest’ultimo perciò rivendica e ottiene nel tempo un suo importante spazio, legittima le iniziative di lotta armata delle così dette “bande” di ribelli, destinate a sorgere via via più numerose, con le quali instaurerà un rapporto complesso, non sempre facile e tuttavia fruttuoso, di sollecitazione, spinta, sintesi propositiva.

Siedono nel CLN nazionale i rappresentanti del Partito Comunista italiano (Giorgio Amendola e Mauro Scoccimarro), Partito d’Azione (Ugo La Malfa e Sergio Fenoaltea), Partito Socialista, in quel momento denominato PSIUP (Pietro Nenni e Giuseppe Romita), Democrazia Cristiana (Alcide De Gasperi), Partito Liberale (Alessandro Casati), Democrazia del Lavoro (Ivanoe Bonomi e Meuccio Ruini); Ivanoe Bonomi, appartenente alla classe politica dirigente pre-fascista, ne è il primo presidente.

Il 16 ottobre 1943 il CLN di Roma approva un documento steso da Giovanni Gronchi in cui si rifiuta ogni collaborazione con il governo Badoglio e si chiede la sospensione dei poteri della monarchia. Il 17 novembre 1943 il CLN di Roma, assumendo i poteri costituzionali dello Stato, delibera che a guerra finita siano gli Italiani a giudicare la monarchia e che, alle dimissioni di Badoglio dopo la liberazione di Roma, debba seguire un governo rappresentativo di tutte le correnti antifasciste, il quale, oltre ad assumere la direzione della guerra liberatrice, prepari le forme politiche, economiche e sociali del nuovo Stato.
Un comitato analogo come componenti e obiettivi si costituisce a Milano, presieduto da A. Pizzoni.

In data 31 dicembre 1943 il CLN centrale di Roma fa una lettera di delega al CLN di Milano (CLNAI) affinché si consideri il rappresentante, in territorio occupato, del nuovo governo, espresso dal popolo, che si costituirà dopo la liberazione di Roma. Il CLNAI è affiancato da un Comitato Militare.
 
 
1944

In data 18 gennaio 1944 il CLN centrale decide di investire il CLN di Milano dei poteri di governo straordinario per tutta l’Italia occupata, sollecitandolo a preservare l’unità dello stesso CLN contro ogni forma di attività disgregatrice.

Il 28 gennaio 1944 l’importante Congresso dei CLN tenutosi a Bari, nell’Italia ormai liberata, dichiarato che la questione istituzionale non è di immediata soluzione, ha una conclusione unitaria sui seguenti punti:
1) richiesta dell’abdicazione di Vittorio Emanuele III;
2) costituzione di un governo rappresentativo di tutte le forze antifasciste;
3) convocazione di un’Assemblea Costituente dopo la fine della guerra.

Il 18 marzo 1944 il CLN centrale approva a maggioranza (con il voto contrario di Ugo La Malfa, che esprime una pregiudiziale antimonarchica) un ordine del giorno in cui si afferma che l’esigenza fondamentale dell’Italia è in quel momento un governo democratico, con l’esclusione di uomini e forze compromessi rispetto alla dittatura e alla guerra fascista.
Il 24 marzo 1944 Bonomi si dimette da presidente del CLN centrale per il rifiuto del Partito d’Azione di firmare il documento del 18 marzo.

In aprile, a seguito dell’iniziativa politica attuata da Palmiro Togliatti, segretario del Partito Comunista, rientrato in Italia dopo diciotto anni di esilio trascorso in URSS, iniziativa conosciuta come “svolta di Salerno”, il CLN decide di collaborare con Badoglio e col re, posizione che apre perciò la strada alla nascita di un secondo governo Badoglio composto dai partiti.

Il 12 aprile 1944 Vittorio Emanuele III annuncia che alla liberazione di Roma, dopo avere nominato il figlio Umberto luogotenente generale, si ritirerà a vita privata.
Il 22 aprile 1944 si arriva alla costituzione del secondo governo Badoglio con la partecipazione dei Partiti.
Il 4 giugno 1944 Roma è liberata dagli Alleati.
Il 5 giugno 1944 Umberto diventa luogotenente generale del regno.
Il 6 giugno 1944 si dimette il secondo governo Badoglio: al suo posto, anche perché il CLN assume una posizione unitaria nel chiedere un governo del tutto nuovo, tale da avere poteri che gli consentano di condurre energicamente la guerra e preparare la libera consultazione popolare che avrebbe deciso in futuro la scelta della forma istituzionale, subentra il governo Bonomi, composto dai rappresentanti dei Partiti antifascisti.

Il 19 giugno 1944 si costituisce a Milano, quale trasformazione dell’iniziale Comitato Militare del CLN, il CVL (Corpo volontari della libertà). Ne fanno parte il comunista Luigi Longo, l’azionista Ferruccio Parri, il democratico-cristiano Enrico Mattei, il socialista Giovan Battista Stocchi e, per le formazioni autonome, Mario Argenton. Consulente militare è il generale Bellocchio.

Il 25 giugno 1944 il governo Bonomi emana il decreto per l’ordinamento provvisorio dello Stato che prevede, dopo la liberazione di tutto il territorio nazionale, l’elezione a suffragio universale di un’Assemblea Costituente per decidere la nuova Costituzione dello Stato.
Intanto la struttura dei CLN si ramifica ulteriormente, con la nascita di CLN regionali, provinciali e locali, compreso, dove possibile, l’insediamento decentrato di essi nelle singole zone e nelle unità produttive.

Mentre nei territori sotto il controllo alleato i CLN svolgono funzioni amministrative, nel Centro e nel Nord si fanno protagonisti della liberazione di città e regioni: il 26 luglio 1944 il CLN toscano assume così i pieni poteri per la Regione e decide di procedere alla liberazione di Firenze (4-11 agosto 1944), assumendo ed esercitando con efficienza le funzioni di governo prima dell’arrivo degli Alleati.

Il 16 settembre 1944, presupponendo, sulla scorta delle indicazioni degli Alleati e delle loro manovre, una veloce e ormai non arrestabile offensiva, il Comando generale del CVL ordina alle formazioni partigiane di attaccare le truppe tedesche, tanto che il 20 settembre 1944 il CLNAI lancia l’appello “Per l’onore e la salvezza d’Italia, insurrezione nazionale!”.

Ma non sarà così, tanto che il 27 ottobre 1944 il generale Alexander, sollecitato dal gen. Clark, mentre le truppe angloamericane si trovano a 15 km. da Bologna, ordina di arrestarsi e consolidarsi sulle posizioni raggiunte, ponendo termine momentaneo all’offensiva contro la Linea Gotica.

Il 3 novembre 1944 il Comando del CVL è assegnato al generale Raffaele Cadorna, affiancato, in qualità di vice-comandanti, dal comunista Luigi Longo e dall’azionista Ferruccio Parri e proprio sul ruolo dei CLN come possibile «embrione del nuovo Stato» o come organo di lotta funzionale a quel preciso momento storico, si sviluppa un dibattito tra i vari partiti (novembre e dicembre 1944)[4].

Sempre in questa fase, il 13 novembre 1944, il generale Alexander, in previsione del prossimo inverno, invita con un proclama i partigiani a cessare dalle attività militari, ma il 2 dicembre 1944 il Comando generale del CVL emana una direttiva a tutti i Comandi Regionali con cui, interpretando il proclama Alexander, esprime la necessità della continuazione della guerra partigiana.

Il 14 novembre 1944 a Roma e a Caserta si svolgono i colloqui tra una delegazione del CLNAI e gli Alleati.
Il 26 novembre 1944 c’è la crisi del governo Bonomi proprio a causa dei contrasti sorti fra le forze politiche sul ruolo dei CLN e sull’epurazione dei fascisti dalle strutture dello Stato.
Il 4 dicembre 1944 gli Alleati e i partigiani della 28a Brigata Garibaldi comandata da Arrigo Boldrini liberano Ravenna.

Il 7 dicembre 1944 vengono firmati i così detti Protocolli di Roma fra i rappresentanti del CLNAI e gli Alleati. I sei punti sottoscritti fissano i compiti e i limiti del movimento partigiano nella lotta contro i nazifascisti e la dipendenza del CVL dal Comando supremo alleato che si impegna a fornire aiuti ai partigiani. Questi Protocolli riconoscono formalmente il CLNAI, anche se gli Alleati parlano di “CLNAI e altre organizzazioni antifasciste”.

L’8 dicembre 1944 rientra la crisi del governo Bonomi cui il luogotenente Umberto dà un nuovo incarico. Il nuovo governo si presenta come coalizione di forze politiche finalizzate all’unico obiettivo della lotta di liberazione (non partecipano però a questa coalizione, per forti dissensi con Bonomi, gli Azionisti e i Socialisti).

Il 21 dicembre 1944 il governo Bonomi riconosce l’autorità del CLNAI nell’Italia occupata e lo investe della delega a rappresentarlo nella lotta contro i nazifascisti in quell’area geografica fino all’arrivo degli Alleati.
 
 
1945

Il 16 febbraio 1945 il CLNAI rivolge agli Italiani un appello per l’insurrezione nazionale.
Il 21 febbraio 1945 viene concessa dal governo Bonomi la medaglia d’oro al V.M. alla bandiera del CVL.
Il 29 marzo 1945 si costituisce il Triumvirato insurrezionale del CLNAI composto da Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani.
Il 30 marzo 1945 Cadorna e Parri si incontrano a Caserta e a Roma con gli Alleati e con il governo italiano: dall’incontro emerge, fra gli altri punti, che, salvo accordi locali, le trattative di resa con i comandi tedeschi sono avocate dagli Alleati.
Il 5 aprile 1945 gli Alleati iniziano l’offensiva finale sul fronte tirrenico e il generale Clark invita i partigiani a non spostarsi dalle loro posizioni senza l’autorizzazione del Comando supremo alleato.

Il 10 aprile 1945 la direzione del PCI fa pervenire a tutte le organizzazioni politiche e partigiane la direttiva 16 sullo sviluppo del movimento insurrezionale e sulla scorta di esso i partigiani liberano Massa e Carrara.
Il 15 aprile 1945 inizia la battaglia per liberare Alba, il 19 scoppiano gli scioperi nelle fabbriche a Milano, il 20 è liberata Bologna. Il 23 aprile 1945 il CLNAI emana l’ordine dell’insurrezione generale, che scatta il 25, portando a termine la liberazione delle maggiori città del Centro e del Nord. Il 23 aprile c’è anche lo sciopero a oltranza dei ferrovieri milanesi e gli Alleati passano il Po. Il 25 aprile insorgono Milano e Torino. Il CLN di Genova decide nella notte fra 23 e 24 aprile di dare l’ordine insurrezionale (la città viene liberata il 25 aprile, quando il generale tedesco Meinhold firma la resa incondizionata, unico caso di resa incondizionata in Italia insieme a quello di Schio).

A Milano, nella sede dell’Arcivescovado, il 25 aprile, si incontrano esponenti del CLNAI (Cadorna, Lombardi, Marazza) con Mussolini, cui viene chiesta la resa incondizionata. Mussolini va via con l’impegno di far conoscere entro un’ora le sue decisioni ma, in realtà, si allontana da Milano. Catturato il 27 aprile a Dongo è fucilato per ordine del CLNAI a Giulino di Mezzegra il 28 aprile 1945.

Il 2 maggio 1945 il generale Alexander annuncia la fine delle ostilità in Italia e, con la nomina di un governatore a Milano, il CLNAI lascia i poteri assunti il 26 aprile alle autorità alleate.
Il 5 maggio 1945 una delegazione del CLNAI si incontra a Roma con il primo ministro Bonomi per discutere su una serie di importanti punti: l’epurazione dei fascisti, i rapporti fra prefetti e CLN, i problemi della ricostruzione dell’Italia, la riforma agraria e la politica estera. Intanto il CLNAI e il CVL indirizzano ai partigiani un proclama per invitarli a consegnare le armi ai centri di raccolta.
Il 6 maggio 1945 a Milano, in un convegno dei CLN regionali dell’Alta Italia, viene richiesta la formazione di un governo che sia espressione dei CLN e di un radicale rinnovamento della politica dell’Italia.

Il 12 maggio 1945 Bonomi rassegna le dimissioni e il 19 maggio, dopo contrasti fra le forze politiche sulla Presidenza del Consiglio, assume tale carica l’azionista Ferruccio Parri che si insedia il 21 giugno 1945 con un governo composto dai partiti del CLN. Il governo Parri è dunque una sorta di governo della Resistenza, rappresentativo del CLN e della carica innovatrice del così detto “vento del Nord”, ma è fortemente intralciato dagli Alleati, dal fatto che l’Italia Settentrionale, area in cui il “vento del Nord”[5] dovrebbe spirare più forte, è sotto controllo alleato fino al 31 dicembre 1945 e dalla tiepidezza, se non aperta contrarietà, di alcuni partiti.

A tale proposito, in un quadro complesso, in cui monta contro i CLN una campagna fortissima da parte del neonato movimento dell’Uomo Qualunque[6], va ricordato il timore della Democrazia Cristiana verso l’eventuale carica eversiva dei CLN stessi, l’ostilità dichiarata dal PLI il 19 maggio 1945 all’instaurazione di nuovi CLN decentrati, mentre, tutto sommato, il PCI e il Partito Socialista, fondamentalmente proiettati sulle vicine elezioni del 2 giugno 1946, sperano soprattutto in un forte successo elettorale.

Il CLN ha comunque un ruolo decisivo nel designare i membri della Consulta nazionale, prima Assemblea democratica dell’Italia, insediatasi il 25 settembre 1945, dopo tanti anni di assenza parlamentare[7]. Il 23 novembre 1945 il governo Parri in gravi difficoltà con i liberali rassegna le dimissioni in una cornice in cui riprendono forza in ambito burocratico-militare i poteri tradizionali dello Stato.

Il 10 dicembre 1945 si forma il primo governo De Gasperi, ultimo governo formato da tutti i partiti del CLN: per la prima volta viene eliminata la regola di rappresentanze paritarie dei Partiti del CLN dentro il governo ed assegnato un ruolo maggiore ai tre supposti Partiti di massa (Democrazia Cristina, Partito Comunista e Partito Socialista). Il governo De Gasperi in definitiva fa proprio il decalogo[8] proposto dai liberali per rimanere nel governo (decalogo sulla base del quale era maturata la crisi del governo Parri).
Il 31 dicembre 1945 le province settentrionali sotto Amministrazione Alleata tornano al governo italiano.
 
 
1946 e 1947

Il 2 giugno 1946 il Referendum sancisce la vittoria della Repubblica. Gli esiti elettorali per l’Assemblea Costituente ridefiniscono fortemente, con veri e propri sconquassi a livello di rappresentatività, i Partiti che avevano dato vita al CLN.
Il Partito d’Azione, che con più slancio si era battuto nella Resistenza insieme con il Partito Comunista, ha solo 300.000 voti con 7 deputati[9], a fronte degli oltre 8 milioni di voti della DC, dei quasi 5 milioni del Partito Socialista e degli oltre 4 milioni di voti del Partito Comunista.

Il 22 giugno 1946 viene concessa dal Governo una larga amnistia con l’obiettivo di pacificare il Paese, nell’ambito della quale si verificano però anche casi per cui esponenti compromessi con il vecchio regime non rendono conto del loro operato.

Il 26 giugno 1946, dopo il Referendum che ha visto la vittoria della Repubblica e le elezioni per la Costituente, si tiene un Convegno dei CLN regionali dell’Alta Italia a Milano. Tutti i Partiti ad essi aderenti ne considerano, data la situazione politica determinatasi con l’espressione democratica del voto, esaurite le funzioni: tutti i Comitati di Liberazione (aziendali, di categoria, rionali, comunali e provinciali) debbono perciò ritenersi sciolti, a decorrere dal giorno in cui l’Assemblea Costituente, riunitasi, provveda alla nomina provvisoria del Capo dello Stato.

Il 28 giugno 1946 è eletto Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola.
Il 13 luglio 1946 si forma il secondo governo De Gasperi: tale governo va in crisi dopo le dimissioni dei ministri socialisti, avvenute quando nel gennaio 1947 Giuseppe Saragat esce dal Partito Socialista e fonda il PSLI (Partito Socialista dei Lavoratori Italiani).
Il 2 febbraio 1947 si forma il terzo governo De Gasperi di cui continuano a far parte comunisti e socialisti.

Il 13 maggio 1947, dopo la strage di Portella della Ginestra, c’è la crisi del terzo governo De Gasperi per contrasti fra forze moderate e di sinistra sulla politica finanziaria.
Il 31 maggio 1947 si forma il quarto governo De Gasperi composto da democristiani, liberali, repubblicani e socialdemocratici, con socialisti e comunisti che passano all’opposizione. Si consuma definitivamente la rottura della politica di unità nazionale dei CLN e della Resistenza.

Nel 1947 i CLN sono definitivamente sciolti.

Targa commemorativa del C.L.N. a Roma

Targa commemorativa del C.L.N. a Roma (fonte)

Incontro fra C.L.N. e C.L.N.A.I. nel settembre 1943

Incontro fra C.L.N. e C.L.N.A.I. nel settembre 1943. (fonte)

Il C.V.L. sfila nelle strade di Milano alla Liberazione. In prima fila, da sinistra: Mario Argenton, Giovan Battista Stucchi, Ferruccio Parri, Raffaele Cadorna, Luigi Longo, Enrico Mattei e Dino Bortolo Zambon.

Il C.V.L. sfila nelle strade di Milano alla Liberazione.
In prima fila, da sinistra: Mario Argenton, Giovan Battista Stucchi, Ferruccio Parri, Raffaele Cadorna, Luigi Longo, Enrico Mattei e Dino Bortolo Zambon. (fonti: foto, individuazione personaggi)


 
 

Fonti

  • Battaglia, Roberto, Storia della Resistenza italiana, Einaudi, 1953, passim
  • I CLN nell’Alta Italia, formazione e funzionamento, Ministero dell’Italia occupata, 1945 Catalano, Franco, Storia del CLNAI, Laterza, 1956
  • Secchia, Pietro; Frassati, Filippo, Storia della Resistenza, La guerra di liberazione in Italia 1943-1945, Editori Riuniti, 1966 (per il CLN Roma p. 114 e segg.; per il CLN Milano p. 198 e segg., per il testo dei Protocolli di Roma, p. 860)
  • Quazza Guido; Valiani, Leo; Volterra Edoardo, Il governo dei CLN, Atti del Convegno sui Comitati di Liberazione Nazionale, Torino, 9-10 ottobre 1965, Giappichelli, Torino, 1966
  • AAVV Enciclopedia dell’Antifascismo e della Resistenza, La Pietra, 1968, vol. 1 pp. 599 e segg.(per la voce CCLN)
  • Catalano, Franco- Fietta, Emilio- Pizzigoni Orazio, Origini della repubblica, Vangelista Editore, 1983 (Schemi cronologici)

 
 
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Note

[1] Una targa in memoria della prima riunione del CLN (che riproduciamo) al termine di questa scheda è stata posta a Roma in piazza Libertà, quartiere Prati, ma la prima riunione di tale organismo avvenne realmente, a causa dei continui spostamenti di sede, in via Adda.

[2] Molto sinteticamente va ricordato come l’8 settembre 1943 Badoglio comunichi via radio la notizia dell’armistizio. Quattro giorni dopo, il 12 settembre, Mussolini, arrestato il 25 luglio 1943 nel quadro della caduta del Fascismo, viene liberato dal Gran Sasso ad opera di un reparto di paracadutisti tedeschi. Portato a Monaco di Baviera, Hitler gli chiede di ricostituire un governo fascista. Sempre Mussolini, il 18 settembre, dai microfoni di Radio Monaco, annuncia così la nascita di un nuovo stato, fascista e repubblicano, che proclama il 23 settembre, al suo rientro in Italia. L’Italia è di fatto divisa in due: la parte meridionale, controllata dagli alleati sotto la luogotenenza del Re, e il restante territorio, specie quello settentrionale (in cui prende vita la Resistenza), nelle mani dei tedeschi, con Mussolini appunto a capo del governo. La RSI (Repubblica Sociale Italiana), il cui governo si insedia a Salò, sul lago di Garda, comprende all’inizio, e quindi prima della successiva avanzata alleata, le regioni del Centro-Nord, ad eccezione del Trentino, dell’Alto-Adige, della provincia di Belluno, del Friuli e della Venezia Giulia, dell’Istria, annesse di fatto al Terzo Reich.

[3] Il governo Badoglio è riconosciuto co-belligerante dagli Alleati anglo-americani e sovietici in data 13 ottobre 1943.

[4] Fra i partiti del CLNAI, a partire appunto da novembre, si svolge un intenso dibattito sulle funzioni e compiti dei Comitati nella vita futura del Paese. Il Partito d’Azione dà avvio al dibattito il 20 novembre 1944 inviando agli altri una lettera in cui ribadisce la sua posizione tradizionale, fondata sul regionalismo e sulla repubblica; il 26 novembre il Partito Comunista si dichiara d’accordo con il Partito d’Azione ma propone anche la formazione di un governo segreto dell’Italia del Nord che operi con piena autorità (anche se il CLNAI in quel momento non è ancora riconosciuto né dal Governo ufficiale italiano né dagli Alleati). Più tardive sono le risposte del Partito Liberale il quale nel gennaio 1945 dichiara di non essere disposto a rinunciare alle tradizioni gloriose di casa Savoia e di considerare la proposta di fare dei CLN il nuovo centro di potere dello Stato assai pericolosa e foriera di una nuova dittatura. La Democrazia Cristiana ribadisce questi concetti, temendo una possibile dittatura causata dalla centralità dei CLN, una dittatura sicuramente migliore di quella passata, ma pur sempre tale. Il Partito Socialista riprende invece la sua posizione critica verso i CLN giudicandoli strumenti di compromesso e affermando di volersi battere per una Repubblica socialista dei lavoratori. I protocolli di Roma citati nel presente Schema denotano comunque una difficoltà del CLN a presentarsi come una sorta di terzo governo, indipendente, fra Regno del Sud e RSI.

[5] L’espressione “vento del Nord”, coniata nel dopoguerra, si riferisce alla lotta partigiana come palestra di democrazia e crogiuolo in cui prendono forma forti istanze di rinnovamento, volte a dar voce agli oppressi, rivendicando diritti sociali, economici e politici: insomma la speranza di un effettivo cambiamento politico e sociale.

[6] Il settimanale “L’Uomo qualunque”, fondato da Guglielmo Giannini, esce a Roma, liberata da circa sei mesi, il 27 dicembre 1944; il Movimento omonimo porta 30 deputati all’Assemblea Costituente eletta il 2 giugno 1946. La polemica di Giannini, che ha fra i suoi obiettivi i processi di epurazione, peraltro, esauritisi molto rapidamente, si allarga al CLN, ai partigiani e allo stesso antifascismo.

[7] I membri della Consulta, non eletti ma nominati dal governo, prevedono sia presenze di diritto sia nomine con ampio margine di designazione per i CLN, ANPI, ecc.

[8] Il succo del decalogo consiste fondamentalmente nell’avviare una normalizzazione che escluda interferenze da parte dei CLN, metta termine a breve tempo all’epurazione dei fascisti, sostituisca i prefetti e questori politici nominati dai CLN.

[9] Dopo la caduta del governo presieduto da Ferruccio Parri, il Partito d’Azione, diviso tra una corrente democratico-riformista, capeggiata da Ugo La Malfa, e una corrente socialista-rivoluzionaria, capeggiata da Emilio Lussu, si era scisso nel febbraio 1946. La grave sconfitta subita alle elezioni per la Costituente del 1946 è poi all’origine della crisi definitiva del partito che viene sciolto il 20 ottobre 1947.